Fast & Furious 6 - la nostra recensione del film

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Stupirsi è desueto. Capire è relativo. Gioire è doveroso. Il successo del franchise definito come “la forza più progressiva di Hollywood” non deve più sorprendere, né essere spiegato. Ormai, al sesto film che chiude la seconda trilogia, si può soltanto goderne, esultando di fronte allo stridio di gomme sull’asfalto, agli inseguimenti, a quelle sequenze che in un qualunque altro film sarebbero ridicole. Nel mondo di Fast & Furious si è autorizzati a esagerare e da quando la saga ha allargato i propri orizzonti andando ben oltre le auto modificate e le corse illegali, tutto si è moltiplicato: il cast, le auto, gli incidenti, le storie, le location, le ambizioni, il budget, le aspettative. Ma soprattutto si sono moltiplicati gli incassi.

La progressiva popolarità della saga e l’entusiasmo dei fan, inarrestabile sui social network, ha costretto la Universal ad alzare la posta in gioco. Dal suo ingresso come produttore esecutivo, Vin Diesel ha imposto di collegare le storie dei film l’una con l’altra ritenendolo un valore aggiunto. Tra gli altri elementi che hanno fatto presa sul pubblico, la multietnicità e il concetto sacro della famiglia fatta di parentele acquisite, entrambi elevati a virtù di cui esser fieri. Poi le corse in auto, marchio di fabbrica del franchise, sono state fuse con trame alla Ocean’s Eleven prendendo però le distanze da ogni approccio intellettuale. D’altra parte l’immagine icona della saga è Vin Diesel in canottiera bianca. Nessuno vuole sentirlo elaborare piani sofisticati, tutti vogliono che il suo pensiero si manifesti in due modi: col grugno e col pugno.

Dopo aver trascinato una cassaforte gigante per le strade di Rio De Janeiro ed essersi intascati il contenuto, tutti i personaggi si sono ritirati a vita privata con circa 11 milioni di dollari a testa. Fast & Furious 6 inizia da dove era finito il film precedente. L’agente Hobbs (anche Dwayne Johnson in questi film sembra più grosso del suo standard) propone una tregua a Dom Toretto e Brian O’Conner (il roccioso Diesel e il fighetto Paul Walker) perché ha bisogno di loro e degli altri componenti della squadra per sgominare una gang di rapinatori, abilissimi nel far perdere le loro tracce a bordo di auto non proprio comuni.

Perché dovrebbero accettare? Vivono alle Canarie, Toretto con la nuova fiamma Elena Neves (Elsa Pataky) e O’Conner con la vecchia fiamma Mia Toretto (Jordana Brewster) dalla quale ha appena avuto un bambino. Certo, sono ricercati in patria e non possono tornare, un dettaglio che rende incomplete le loro vite, ma perché complicarsele? Il motivo lo si conosce dalla scena in appendice di Fast 5. Letty Ortiz (Michelle Rodriguez), lei sì vecchia fiamma di Toretto, non è morta come tutti credevano in Fast 4. Non solo è viva, ma è un membro di quella gang di criminali. Ma gestire dodici personaggi principali in una storia non è cosa semplice, dovendo peraltro garantire ad ognuno almeno una scena madre. Infatti, per essere fiscali, il film si dilunga in alcuni momenti comici con Han, Roman e Tej (Sung Kang, Tyrese Gibson e Ludacris) e in un altro frangente con O’Conner che si fa incarcerare per carpire qualcosa da un prigioniero, parentesi che si rivela superflua. Evidentemente è parso ai produttori che Paul Walker avesse bisogno di qualcosa in più in solitaria, in fin dei conti il biondo californiano è pur sempre una delle colonne della saga.

Sì, ma i pezzi forti? Quelli su cui si commenta a caldo fuori dal cinema? A parte gli inseguimenti nel centro di Londra che si fanno apprezzare come un gustoso antipasto, inizia il conteggio delle persone che saltano da un’auto su un’altra, in corsa ovviamente. Il pestaggio più maschile arriva da due donne, Michelle Rodriguez e la campionessa di arti marziali Gina Carano. Poi c’è la lunga sequenza dell’autostrada con tanto di carro armato che è da mani nei capelli, in modo particolare per come si conclude. Il film avrebbe potuto serenamente finire qui, invece nei successivi venti minuti un’altra concitata sequenza sulla pista di un aeroporto fa sembrare quella dell’autostrada una scampagnata tra cerbiatti. La domanda che inevitabilmente tutti si porranno guardandosi negli occhi è: ma quanto è lunga quella pista? Ricordandosi che di Fast & Furious si tratta, la risposta è: mai abbastanza.

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