Populaire - la recensione del film

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Populaire - la recensione del film

Figlia di un bottegaio della provincia francese negli anni Cinquanta, la bella Rose Pamphyle desidera una vita moderna ma umilmente sa di non avere alcun talento, se non quello di dattilografare. Questa capacità la fa notare dall'assicuratore Louis, che l'assume come segretaria e nasconde il crescente affetto per lei dietro uno spirito da coach, deciso a far vincere a Rose i campionati di dattilografia, prima nazionali e poi mondiali, rendendola una star.

Il tessuto estetico e narrativo di Populaire fa leva con grande sicurezza su due forze di inaudita potenza: la prima è la trasfigurazione di anni remoti in un mondo cristallizzato dal fascino sempreverde, quasi fosse un universo fantasy immediatamente identificabile e non un passato reale. La seconda è l'irresistibile profumo folkloristico dell'eleganza francese d'esportazione, specie in materia di sentimenti, tanto che nel film qualcuno appunto sentenzia: “Gli affari lasciamoli agli Americani, dell'amore si occupino i Francesi”.
Esordiente nel lungometraggio, proveniente dalla pubblicità e dai videoclip, il regista Régis Roinsard ha le idee chiare: se non per un'incoerente scena di sesso, l'autore regola storia, dialoghi, fotografia, interpretazioni e inquadrature per emulare un film rosa a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In America si tentò la stessa strada anni fa con Down with Love, interpretato da Renèe Zellweger e Ewan McGregor, ma il risultato migliore di Populaire è nel non lasciare mai che l'emulazione audiovisiva abbia la meglio sulla verità e la poesia dei suoi personaggi.

Il film è stato paragonato per il suo impatto sul botteghino francese all'Amelie di Jean-Pierre Jeunet, ma lo stile di quest'ultimo è di certo molto più personale: l'analogia piuttosto scatta per la centrale eleganza di un'attrice che ancora una volta si muove sul solco della somma Audrey Hepburn (qui proprio citata, per chi non l'avesse capito). Se non siete tra coloro che legittimamente si irritano di fronte a questi paragoni pilotati, Déborah François per chi scrive batte Audrey Tautou a mani basse.
Brava ed espressiva, l'attrice oscura persino Bérénice Bejo, la coprotagonista del cult The Artist qui in una parte da comprimaria. Sul fronte maschile, il Romain Duris di L'appartamento spagnolo, goffo duro dal di fuori che ovviamente nasconde un dolce morbido cuore, è un coprotagonista adeguato.

 

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