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8.4/10 - 24 voti

Collage di storielle divertenti dove i personaggi della vita vera si incrociano con i protagonisti delle barzellette della tradizione comica italiana...

CRITICA:

"Si può fare un film solo di storielle comiche, dementi o sublimi, zozze o sofisticate, per giunta ambientate in epoche e luoghi disparati? Si può, lavorando sulla struttura narrativa, ovvero trovando il modo per incastonarle fino a formare un racconto (quasi) coerente. Difatti 'Le barzellette' è forse il film più d'avanguardia, ci si passi la parolaccia, dei Vanzina. Un oggetto inclassificabile che è insieme il grado zero del cinema comico e la sua più intima essenza. Un contenitore discontinuo ma affascinante, come le barzellette che veicola e soprattutto gli attori chiamati a farle vivere con i risultati più diversi. Perché naturalmente la struttura della storiella fa a pugni con qualsiasi drammaturgia, ma proprio questo rende la sfida almeno curiosa. Cosa che non si può dire di tanti campioni d'incassi del nostro cinema 'comicarolo'. E poi fra tante barzellette ce ne sono diverse irresistibili. In testa quelle interpretate da un immenso Gigi Proietti. Ma noi abbiamo un debole anche per il tormentone di Carlo Buccirosso, filo conduttore del film. E per i Fichi d'India, comici all'antica, perfetti per quelle storielle dove è la situazione in sé a far ridere, senza aspettare lo scioglimento. Qualcuno, magari evocando i sublimi Chiari e Bramieri, dirà che la barzelletta è oralità, immaginazione, allusione, che si consuma al bar e il cinema è di troppo. Ma aspettate di vedere Proietti e ne riparliamo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 febbraio 2004)"Escluse le storielle politiche, nel campionario di oltre 40 barzellette messe insieme dai fratelli Vanzina ce n'è per tutti i gusti, affidate a intrattenitori che vanno dal peppinesco Carlo Buccirosso al trucido Enzo Salvi, dai surreali Fichi d'India all'eclettico Biagio Izzo e alla brava Chiara Noschese, per nominarne solo alcuni. E' chiaro che un film intitolato 'Le barzellette' non va in paradiso, ma bisogna riconoscere ai Vanzina di averlo imbastito con professionalità facendo emergere vaghi spunti narrativi e concedendosi molte cadute di gusto senza incappare nelle cadute di ritmo. E Gigi Proietti, formidabile erede della generazione dei 'colonnelli della risata', vale il prezzo del biglietto: il racconto del sogno degli amorazzi con le dive, che fa all'attonito Gianfranco Barra, potrebbe diventare un classico come il 'Sarchiapone' di Walter Chiari. (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 7 febbraio 2004)"Il film è un gioco d'incastro negli incastri, di scatole cinesi o di rimandi infiniti come fanno due specchi uno di fronte all'altro. Ogni barzelletta rimbalza su un'altra, a ritmo serrato. Con una vaga cornice costituita da Marco Messeri, assai simpatico chirurgo burlone (...) E anche con una vaga morale, di cui è portatore Gigi Proietti, che sul finale ci lascia intendere di essere Dio. Il Dio che prova a dispensare allegria e buonumore come antidoto alle brutture del mondo. Siamo vanziniani di provata fede, e ammiriamo lo stakanovismo dei fratelli, l'umiltà professionale che ispira il loro spirito di servizio. Però questo film è una fetenzia, checché ne dicano i critici più snob e a dispetto dell'adesione di pubblico." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 febbraio 2004)

NOTE:

- PRESENTATO IN ANTEPRIMA ALLE GIORNATE PROFESSIONALI DI CINEMA 2003

fonte "RdC - Cinematografo.it"

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