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Sepolto nel 1869 da due atterriti ragazzini, un misterioso gioco a dadi, Jumanji viene recuperato dal dodicenne Alan, figlio di Sam Parrish, industriale di scarpe del New England. Lasciato solo dal padre con l'amichetta Sarah Whittle, Alan lancia i dadi e viene risucchiato nella foresta tramite il gioco, mentre la ragazza fugge terrorizzata da uno sciame di pipistrelli. Ventisei anni più tardi, la casa dei Parrish viene acquistata da Nora, zia di Judy e Peter Sheperd, due bimbi rimasti orfani dei genitori, morti durante un viaggio in Canada. Un misterioso rullo di tamburi fa loro scoprire il gioco, ed il lancio dei dadi materializza uno sciame di orrendi vesponi, alcune scimmie dispettose ed un leone. Ma Judy e Peter hanno tirato anche la combinazione di numeri che libera Alan il quale, dopo 26 anni trascorsi nella giungla, ritorna nella sua casa. Chiuso il leone in una stanza, egli cerca invano i genitori, morti, e poi, convinto a finire il gioco dai bimbi, va a cercare Sarah, perché il gioco aspetta la sua mossa per continuare e finché non sarà completato, nulla di quello che gli avventurati giocatori evocano potrà tornare a posto. Dopo esser stata ritenuta pazza per anni, Sarah recalcitra ma alla fine si convince a terminare la partita. Così la casa viene invasa da enormi rampicanti, che tentano di rapire Peter; Alan è perseguitato da un killer-cacciatore; una carica di elefanti e rinoceronti devasta la biblioteca; infine tutti rischiano di affogare in un'inondazione monsonica. Naturalmente i fenomeni del gioco si dilatano, con effetti catastrofici anche nel circondario, con grande sconcerto dell'agente Bentley, finché, completando il percorso e pronunciando la magica parola Jumanji, Alan non ritorna al 1969.

  • FOTOGRAFIA: Thomas E. Ackerman
  • MONTAGGIO: Robert Dalva
  • MUSICHE: James Horner
  • PRODUZIONE: SCOTT KROOPFPER INTERSCOPE COMMUNICATIONS, WILLIAM TEITLER PER TEITLER FILM
  • DISTRIBUZIONE: COLUMBIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO
  • PAESE: USA
  • DURATA: 101 Min
  • FORMATO: PANORAMICO

CRITICA:

"Jumanji è certamente un fragoroso film spettacolare, ai confini della realtà, per bambini. Ma anche addensato di paure e di ansie, non troppo celate. Quando Robin Williams, cresciuto e recluso come un Robinson Crosue in quell'ipermondo fantastico per colpa di una partita giocata ventisei anni fa, ritorna al futuro grazie a due bambini che hanno trovato quel passatempo sotterraneo in giardino, il film piomba in una sorta di caos primordiale, di puzzle inestricabile. La tranquilla comunità viene letteralmente sconvolta da mandrie inferocite, s'odono tam tam martellanti nella casa dove vivono i ragazzi, i supermarket vengono presi d'assalto da folle in preda al panico. Tra civiltà e jungla, tra il way of life e la babele, tra una realtà materiale incline a smarrire coordinate e valori (Williams scopre la chiesa commutata in un burghy, gli homeless per strada) e la barbarie, il confine non è poi così sottile. Il "mettersi in gioco" viene esposto con intensità talvolta fin troppo fracassona e con l'abituale, astuta operazione di merchandasing (il famigerato gioco è in vendita nei negozi: si spera in una versione più remissiva) è, dunque, qualcosa di più che una semplice esercitazione ludica hollywoodiana ben formulata da Joe Johnston, autore dell'altrettanto inquietante e polimorfico Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi." (Il Messaggero, Fabio Bo, 4/3/96) "Williams saltabecca da un pericolo all'altro nella speranza che dal gioco esca finalmente la formula liberatrice per riportare le cose nel senso giusto. Niente paura, accadrà alla fine di un film effervescente, fatto per deliziare i piccini; ma anche per piacere a quelli grandi." (La Stampa, Alessandra Levantesi, 28/2/96) "Jumanji procede un po' meccanicamente, contentandosi di sviluppare l'idea di partenza in una serie di variazioni poco varie e affidando il resto a un Robin Williams survoltato, nella solita parte del bambinone con l'aspetto da adulto. Dopo il preambolo esplicativo (lunghetto), a farla da padroni sono i tecnici della Industrial Light & Magic, con il riepilogo di tutto ciò che è stato realizzato in questo campo e perfino qualcosa di più, come gli elefanti in immagine sintetica, che passeggiano sulle automobili. Lo stesso Johnston, del resto, è un antico specialista di trucchi, rodatosi nella serie di Indiana Jones prima di dirigere in proprio film come Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi e Rocketeer. L'irruzione del fantastico nel quotidiano ha un livello di complessità misurato su uno spettatore di circa dieci anni (in America, invece, il film è stato sconsigliato ai più piccoli, a causa di alcune sequenze ritenute impressionanti). Non manca neppure il "messaggio" per i minorenni più sensibili: se la partita non può essere interrotta, è perché il caos è affrontabile soltanto con la solidarietà. Ma quanto a morale della favola, Babe maialino coraggioso è tutta un'altra cosa." (La Repubblica, Roberto Nepoti, 28/2/96)

NOTE:

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1996

SOGGETTO:

LIBERAMENTE ISPIRATO AL LIBRO "JUMANJI" DI CHRIS VAN ALLSBURG

fonte "RdC - Cinematografo.it"

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