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Finita la guerra nell'estate del '43, Peppe Manzella fa ritorno in Sicilia, nel suo paese Zabut, dopo essere stato confinato nell'isoletta di Favignana. Zabut è un paese in rivolta, dove i contadini rivendicano il possesso delle terre incolte, scontrandosi con i feudatari e i mafiosi. In una di queste rivolte, Peppe Manzella uccide l'ex podestà che l'aveva mandato al confino, poi fugge. Con altri compagni forma una banda per portare avanti la lotta.

CRITICA:

Dalle note di regia: "La storia di 'Briganti di Zabut', è entrata nella mia vita in un periodo di crisi, quando stavo preparando la tesi di laurea sulla ricostruzione del movimento sindacale in Sicilia. Mentre sfogliavo i giornali dell'epoca non mi interessavano i dati propriamente storici, ma quelli legati alla cronaca nera. L'ultima cosa che ho letto, prima di abbandonare la mia ricerca, è stato un articolo in cui si raccontava di una banda di briganti di Sambuca e del loro processo. Questo episodio è entrato a far parte di me e, dopo tanti anni, ho sentito la necessità di ripercorrere quei luoghi e quegli avvenimenti"."Scimeca continua il suo ciclo dei vinti ('Il giorno di San Sebastiano') coniugando coscienza politica e atemporalità del mito: a dirla con una boutade, un po' tra 'Salvatore Giuliano' di Rosi e 'Il siciliano' di Cimino. Usa bei piani larghi, prolunga le inquadrature, è didascalico, però sa anche raccontarci una commovente second-story d'amore impossibile tra un soldatino e una piccola prostituta. In apertura, citando Pasolini, lo sceneggiatore-regista si chiede: 'Ma perché realizzare un'opera quando è così bello solo sognarla?'. No, Scimeca: 'I briganti di Zabut' hai fatto bene a farlo davvero". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 ottobre 1997)

NOTE:

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1997

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