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In una villa-fattoria del Veneto vivono le giovani Anna e Claudia, l'anziana zia Marta e la decrepita balia Caterina. Anna, nipote di Marta che è una ex cantante lirica, si occupa della fattoria; Claudia, orfana accolta nella casa sin da piccola, fa da maestrina ai bambini della zona agricola e partecipa attivamente al mantenimento della famiglia tutta al femminile. Un giorno, provenendo da Milano ove possiede un negozio di macchine classiche rinnovate, giunge Nicky, il fratello di Anna, insieme al meccanico Picchio, un giovane che è suo socio ma anche 'amico'. Dalla casa, piena di ricordi e di nostalgie, sembrano improvvisamente fuggire i fantasmi del passato. Alla vigilia di una gita a Venezia che tutti sognano con piacere, abitanti e ospiti si recano al ristorante rustico ove, celebrandosi il matrimonio riparatore di una giovane coppia, Nicky incontra Rossino, amico d'infanzia, ora padre di cinque figlioli tra cui la sposina. E' questa a notare la presenza della già famosa Marta e ad invitarla ad una esibizione canora che segue con un tango di Marta e Nicky. Ma l'anziana cantante, di ritorno alla propria villa, viene stroncata da un infarto. Tutti decidono di trasferirsi a Milano. Nicky, tuttavia, torna sulle proprie decisioni e rimane in campagna. Caterina accetta l'ospitalità di un nipote. Anna, Claudia e Picchio prendono posto sulla corriera che li porterà verso la Lombardia.

CRITICA:

"Ognuno ha il proprio "Amarcord"; anche Franco Brusati, uomo forse più di teatro che di cinema giunto, comunque, e sempre con esiti artistici più che ragguardevoli, al suo sesto film. Brusati pur milanese di nascita, è veneto-austriaco di estrazione (e l'etichetta di "mitteleuropeo", da anni applicatagli, è quanto mai pertinente; come lo era, ma in tutt'altra dimensione, per un Luchino Visconti) ed è proprio nel Veneto, in quell'entroterra trevigiano che fu per secoli il rifugio agreste dell'aristocrazia e dell'alta borghesia veneziana, che l'autore ci conduce, con l'aiuto di una Jaja Fiastri che lo ha aiutato nella sceneggiatura. Il film, soprattutto per i suoi pregi estetici, al cui servizio moltissimo ha giovato la fotografia di Romano Albani, non fatica ad essere con immediatezza catalogato quale il migliore offertoci fino ad ora da Franco Brusati". (Bruno Moreschi, "L'Arena")"Assai personale, come sempre, Franco Brusati in questo film dà un saggio di cinema disancorato da mode e da correnti, ricco di preziosità estetiche desunte da varie arti: musica, pittura, letteratura, teatro. Coadiuvato da prestazioni eccellenti di Josephson e della Melato, da volonterose caratterizzazioni da parte degli altri interpreti, e spalleggiato da tecnici solidi e ben selezionati, il regista presenta un'opera che aggancia per la sua forma e colpisce a fondo per i misteri della vita e dell'uomo su cui invita a meditare con conclusioni finali che si volgono all'ottimismo. Non mancano nel film dei riferimenti a Visconti, Fellini e Bergman; riferimenti trasfigurati da ispirazione personale e tutt'altro che disdicevoli." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 87, 1979)

NOTE:

- DAVID DI DONATELLO 1979 PER MIGLIOR FILM (EX-AEQUO CON "CRISTO SI E' FERMATO A EBOLI" DI FRANCESCO ROSI E "L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI" DI ERMANNO OLMI).- NASTRO D'ARGENTO 1979 A MARIANGELA MELATO COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.- CANDIDATO ALL'OSCAR 1980 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO.

fonte "RdC - Cinematografo.it"

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