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Elena, rimasta vedova con due figli, Martina e Sandro, li ha allevati con sacrifici gestendo un piccolo banco di antichità in una piazza di Milano. Con stupore e angoscia un giorno scopre che il figlio sedicenne si droga. Subito comincia per la sventurata una durissima lotta, fra pietà, cedimenti e resistenze. Sandro vive di eroina, esige soldi dalla madre, ruba alla sorella il suo computer mentre lei si sta preparando per un concorso, ruba due quadri in una villa del cremonese, dove si è recato con Elena per contrattare l'acquisto di pezzi antichi. Scoperto dalla Polizia, Sandro viene mandato in riformatorio. Uscitone, riprende la sua vita sregolata, non lavora con la madre che ha tentato di avviarlo sotto la sua guida alla sua stessa occupazione, si droga, diventa violento, si mette con una ragazza e la induce a bucarsi, fa rarissime apparizioni in casa da cui intanto Marina se ne è andata, sempre tormentando la madre costretta a debiti e umiliazioni. Ad Elena sembra che all'enorme problema non esista soluzione, né da parte di private istituzioni di terapia e recupero, né dello Stato, tenuto anche conto della insofferenza ed esasperazione della gente di fronte al caso suo, che è poi quello di moltissimi altri genitori. L'ingresso non facile di Sandro in una comunità, dove la disciplina ed il rigore sono la norma, si conclude presto per il ragazzo, che fugge da essa al massimo della aggressività. Il ragazzo assale la madre mentre sta caricando sotto casa il camioncino: sbattuta più volte per terra e ormai ridotta alla disperazione totale, l'infelice donna insegue con l'automezzo Sandro lungo i Navigli e, investendolo, lo uccide.

  • FOTOGRAFIA: Romano Albani
  • MONTAGGIO: Fiorenza Muller
  • PRODUZIONE: VIDI PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, ISTITUTO LUCE, ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO, RAI DUE, CINÉMAX
  • DISTRIBUZIONE: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO (1991) - VIDEO CLUB LUCE
  • PAESE: Italia
  • DURATA: 108 Min
  • FORMATO: 35 MM, PANORAMICA

CRITICA:

"Con questo film l'autore torna alla sua più autentica vocazione drammatica, per fino liberata di quei turgori che avevano caratterizzato, in positivo, la parte più originale del suo cinema; al quale aggiunge ora il contributo probabilmente migliore dai tempi di 'Corleone'; Squitieri stavolta pone i suoi toni aspri e il suo machete stilistico al servizio di una rappresentazione oggettiva e quasi diaristica ferocemente drammatica eppure misurata, senza eccessi, neppure nei paesaggi risolutivi, o in quelli necessariamente più gridati." (Claudio Trionfera, 'La Rivista del Cinematografo')"Certi momenti sono ben equilibrati, altri sono viziati da una smania didattica non controllata e in altri punti ancora, si vorrebbe che la descrizione temperasse il cattivo gusto. La Cardinale fornisce una buona prova. Adeguati sono anche gli altri interpreti." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire')"Claudia Cardinale si impone con una maschera tragica in cui gli impeti si accompagnano allo strazio: con felicissima misura." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')"Squitieri 'maltratta' una splendida troppo impassibile Claudia Cardinale, nella disinvoltura con la quale egli s'impiglia tra le maglie della retorica." (Fabio Bo, 'Il Messaggero')"'Atto di dolore' non è un bel film, è un film duro sul quale molti non saranno d'accordo." (Gabriella Giannice, 'Il Giornale')

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