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Russia, 1880. Alla stazione di Mosca il giovane ufficiale Vronsky, che aspetta l'arrivo della madre, incontra il suo amico Stiva in attesa della sorella Anna. Vronsky la incrocia inavvertitamente e ne è affascinato. Anna è moglie di Karenin, alto ufficiale dello Stato, ed ha un figlio piccolo Seriozha. Giorni dopo, al ballo più prestigioso della stagione, Vronsky ignora la principessa Kitty, innamorata di lui, e fa una corte serrata a Anna, che poi segue anche a San Pietroburgo. La corte di Vronsky infine ha successo, ma la relazione tra i due non riesce a passare inosservata nella rigida società russa del tempo. Karenin minaccia di divorziare e di togliere alla moglie la custodia del figlio. Anna aspetta un figlio da Vronski ma è colpita da una febbre terribile, Vronsky supplica Karenin di avere pietà di entrambi, Karenin lo perdona ma lo invita ad andarsene. I due però non possono stare lontani, fuggono in Italia, al figlio viene detto che la madre è morta. Poi tornano, ma la pressione cui sono sottoposti fa deteriorare la loro relazione. Vronsky parte per la campagna, Anna dopo qualche tempo decide di raggiungerlo, ma alla stazione rivede tutta la propria vita, si avvicina alla banchina e, quando arriva il treno, si lascia cadere sulle rotaie.

  • FOTOGRAFIA: Daryn Okada
  • MONTAGGIO: Victor Du Bois
  • PRODUZIONE: BRUCE DAVEY
  • DISTRIBUZIONE: MEDUSA FILM
  • PAESE: USA
  • DURATA: 105 Min
  • FORMATO: SCOPE A COLORI

CRITICA:

"Ancora Anna Karenina. Proprio non se ne sentiva alcun bisogno e non solo perché a dar rilievo al grande romanzo di Tolstoj bastava al cinema la riduzione di Clarence Brown con Greta Garbo, ma anche perché molti meriti li aveva già rivelati quella di Julien Duvivier nel '48, protagonista Vivien Leight. Il regista inglese Bernard Rose, invece, che si è già cimentato di recente con una patetica storia d'amore in costume su Beethoven, 'L'immortale amata', ha ripreso in mano, senza motivo la celebre vicenda e l'ha condensata in un racconto sentimentale che ha un solo merito, l'ambientazione negli autentici sfondi di San Pietroburgo e di Mosca, illuminati da una fotografia che si impegna al massimo per dar loro il dovuto risalto. Il resto, sul piano narrativo - anche se, come nel romanzo, la storia è raccontata dal punto di vista di Costantin Levin - è, pur nella sua fedeltà esteriore, superficiale, esitante, quasi soltanto frettoloso". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 25 settembre 1997)"Soprattutto l'alchimia tra il Vronsy di Sean Bean e l'Anna di Sophie Marceau, che ha poco fascino e poco mistero, non riesce a comunicare il valore eversivo della loro passione, la sfida al mondo delle convenzioni che Anna lancia in nome dell'amore. Sarà anche perché Rose ha scelto per Anna un marito come James Fox che si comporta meglio di tanti mariti traditi di oggi. Ma se uno si accontenta di guardare il film come sfoglierebbe un volume illustrato, non resterà deluso: Mosca e Pietroburgo sono bellissime, i paesaggi russi pieni di fascino, i palazzi pieni di dorature. E anche se la fine è nota si resta a guardare". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 15 settembre 1997)

NOTE:

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1997.- LA COLONNA SONORA E' DIRETTA DA SIR GEORG SOLTI.

SOGGETTO:

romanzo di Leo Tolstoy

Il Cast

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