
Glee post mortem: Cosa abbiamo amato di Sto arrivando
Attenzione: questo approfondimento contiene anticipazioni sull’episodio 14 della terza stagione di Glee, intitolato Sto arrivando. Se non lo avete ancora visto, vi sconsigliamo di proseguire con la lettura.
Gli autori di Glee hanno escogitato un modo alquanto crudele per mantenere alta l’attenzione dei fan durante le prossime sette settimane, quando la serie sarà in vacanza. Sto arrivando, il finale di metà stagione andato in onda martedì (ieri sera in Italia nella versione sottotitolata), ha commosso e sconvolto i gleek inchiodati davanti al piccolo schermo. Lo ha fatto con una doppia storia inconsueta per uno show che tutti consideravano una comedy, segnando un punto di svolta in una stagione davvero ottima che, nonostante certi spunti creativi ancora troppo verticali, dal mese di aprile sicuramente non sarà più la stessa. Dal tentato suicidio di Karofsky al terribile incidente stradale che ha coinvolto Quinn, passando per sviluppi più leggeri come il matrimonio tra Rachel e Finn, la vittoria delle Nuove Direzioni alle Regionali e la gravidanza di Sue, Sto arrivando si candida tranquillamente al titolo di miglior episodio di questa stagione (e forse anche dell’intera serie), superando altri nodi narrativi assai apprezzati come La F asiatica e Sì/No. Cerchiamo di capire perché attraverso una serie di considerazioni.
Giocare in casa rende le cose più facili
Quest’anno le Nuove Direzioni non hanno dovuto fare molta strada per confrontarsi con i rivali storici della Dalton Academy, gli Usignoli, allo scontro finale del campionato regionale. Esibirsi su un palco familiare ha certamente giovato al glee club del McKinley, ma è stato evidente soprattutto quanto questi ragazzi siano cresciuti dai giorni in cui sgranavano gli occhi davanti ai Vocal Adrenaline. Dopo la prima stagione, gli episodi dedicati alle Provinciali e alle Regionali hanno creato sempre grandi dibattiti tra i fan, soprattutto per le scelte musicali, secondo molti non adeguate. Questa volta si è fatto un po’ meglio. Il mash-up vocalmente solido tra Fly e I Believe I Can Fly ha riscaldato l’atmosfera per le esibizioni ancora più coinvolgenti di Here’s to Us con l’ennesima performance potente di Lea Michele/Rachel, che rievocava le atmosfere dolcissime di certi teen drama di un decennio fa, e What Doesn’t Kill You (Stronger), che ha reso meno insensata la scelta di Ryan Murphy di creare inizialmente una spaccatura nel gruppo, fondando le Note Moleste.
Il suicidio non è un’opzione
Sin dal suo esordio Glee è stata una serie fortemente schierata contro le discriminazioni. Quella voglia di rivalsa dei cosiddetti “sfigati” caratteristica della prima stagione, si è trasformata in una vera e propria lotta al bullismo nella seconda, quando strazianti fatti di cronaca spinsero Murphy a usare le storyline di Kurt e Santana per sensibilizzare non solo i fan ma anche i loro genitori e insegnanti. Il punto più alto lo si toccò con Born This Way, poi la situazione sembrò volgere più o meno al meglio per i due membri omosessuali del glee club. Nella realtà, ovviamente, le cose non vanno altrettanto bene. Il crescente numero di suicidi tra gli adolescenti, non solo di ragazzi gay, sta preoccupando le alte sfere del sistema educativo americano. Il messaggio di Murphy, che non molto tempo fa aveva detto di voler “sfruttare” il personaggio interpretato da Max Adler per raccontare una storia molto forte, è probabilmente il più importante di questo episodio: lo sforzo non deve concentrarsi nella rieducazione dei bulli, sarebbe vano, ma nel sostegno alle vittime dei loro soprusi ingiustificabili. Karofsky tenta il suicidio durante le prime scene dell’episodio - mentre Blaine canta Cough Syrup (impossibile non commuoversi) - dopo che la sua diversa normalità diventa di dominio pubblico, contro la sua volontà. La stessa persona che aveva tormentato Kurt per la sua omosessualità, sente il peso di simili aggressioni e arriva alla decisione estrema di farla finita. C’è un momento molto bello e significativo in cui Kurt spiega a Dave perché il suicidio non è un’opzione, che vale da solo la visione di questo episodio.
I genitori della sposa
Per quanto la decisione di Rachel e Finn di sposarsi sia prematura e poco ragionata, difficilmente ci avremmo rinunciato visto il divertente caos - proporzionale alla fretta dei due di giurarsi amore eterno - che la faccenda sta scatenando da alcuni episodi a questa parte. In particolare, l’isterismo dei rispettivi genitori, i quali prima cercano di controllarsi, poi usano la psicologia inversa e infine pianificano scenate degne del miglior copione, ci ha portato a chiederci: dove si erano nascosti Hiram e Leroy, i due papà di Rachel? Alcuni doppi sensi erano meno sottili di quanto si volesse far credere, ma Jeff Goldblum e Brian Stokes Mitchell sono riusciti a impersonare i degni padri di Rachel Berry: folli e teatrali esattamente come la figlia. I ruoli da guest star riusciti si contano sulle dita di una mano in questa serie, averne due nello stesso episodio pensavamo fosse troppo.
La redenzione degli oppressori
La tragica vicenda di Karofsky è riuscita ad ammorbidire persino le ultime due facce da schiaffi rimaste nello show. Nel giro di un’ora, ci siamo ritrovati tra i piedi un Sebastian improvvisamente simpatico e una Sue Sylvester disposta a tendere una mano al suo nemico di sempre, Will Schuester. Presentatoci come il terzo incomodo nella relazione tra Kurt e Blaine, attirandosi in questo modo l’antipatia di chiunque, Sebastian, in un momento di inedita sincerità, ha deposto l’ascia di guerra e si è svestito del suo spocchioso mantello scarlatto, riuscendo addirittura a trascinarci nelle sue due esibizioni con gli Usignoli, in modo particolare con Glad You Came. Bello e affabile, a tal punto che gli avversari si sono alzati per applaudirlo, e una svolta piacevole nelle dinamiche, sebbene tutto ciò abbia reso molto incerto il suo posto nella serie. Il processo di redenzione di Sue, invece, dura da più tempo, indicativamente dalla morte della sorella nella scorsa stagione. Mai, però, avremmo immaginato la donna che scagliava studenti contro gli armadietti nei panni della mamma. In realtà, solo un accenno per ora, ma le premesse sembrano davvero buone. Perché, come lei stessa ha detto, “è solo colpa degli ormoni”.
Come un ballo senza reginetta
Se non vi era chiaro il motivo per il quale usare il cellulare durante la guida è pericoloso e irresponsabile verso gli altri, allora Sto arrivando sarà riuscito a fare un’altra cosa buona. Il titolo dell’episodio si riferisce al messaggio che Quinn scrive all’amica Rachel prima di essere investita da un’altra auto, che non ha potuto vedere perché il suo sguardo era da tutt’altra parte. Un cliffhanger che ci terrà con il fiato sospeso per oltre un mese prima di poter scoprire il destino della ragazza. Utile o no ai fini degli ascolti, è stato piuttosto sadico terrorizzarci con la presunta morte di Karofsky, farci tirare un sospiro di sollievo alla notizia che è sopravvissuto, e poi sfiancarci definitivamente con la scena finale dell’incidente. Se ci pensate bene, gli esiti della svolta shock non sono così scontati. Questo è l’ultimo anno al liceo per Quinn. Il suo futuro nello show, come quello di molti altri, è in discussione, e questo significa che l’ipotesi di una fine infelice per il personaggio interpretato dalla bellissima Dianna Agron non è da escludere. Parlando di sogni da realizzare, qualche istante prima Quinn aveva detto che il suo era laurearsi a Yale con il massimo dei voti. Saranno davvero così cattivi da non permetterglielo?



