Duplicity - la recensione

In una società occidentale sempre più orientata verso un capitalismo che non guarda più al singolo individuo, è possibile che le maggiori multinazionali siano invece assoggettate alle leggi di pochi esseri umani, per di più individui dall’integrità morale tutt’altro che cristallina? Questo sembra essere il pensiero di Tony Gilroy, che nei suoi due lungometraggi da regista racconta tale grave contraddizione: come infatti la Tilda Swinton del precedente Michael Clayton non esitava a sacrificare vite umane per il tornaconto della propria società, allo stesso modo la coppia formata da Paul Giamatti e Tom Wilkinson in questo nuovo Duplicity non esita ad adoperare il più bieco ed illegale spionaggio industriale per accaparrarsi una segretissima formula chimica dagli effetti forse miracolosi.

Certo, il tono di questo secondo lungometraggio è esplicitamente orientato verso la commedia sofisticata – basta gustare i magnifici titoli di testa che vedono protagonisti proprio i due rivali Giamatti/Wilkinson – ma in pratica il discorso di denuncia socio-politica che sta alla base di Duplicity è lo stesso di Michael Clayton: siamo governati da leggi economiche che forse vanno oltre la nostra comprensione, ma a muovere i fili dell’economia mondiale sono sempre e solo pochi, insensibili squali. Organizzato e realizzato con un esplicito gusto retró – Gilroy ha ampiamente (ed indegnamente?) affermato di avere come punto di riferimento il cinema di Billy Wilder - Duplicity ha il suo punto di forza nella costruzione elegante e spigliata dei dialoghi, che permettono ad attori consumati come Julia Roberts e Clive Owen di rendere fascinosi i due protagonisti, figure di simpatici guasconi altrimenti non particolarmente originali. Molto, molto più articolate sono invece le rappresentazioni dei comprimari, a partire dal già citato Paul Giamatti, che non a caso risulta nettamente il migliore in scena poggiando un’interpretazione istrionica sulla corposità del suo ruolo.

Anche il gioco ad incastri scandisce la storia fino al climax finale funziona a dovere, regalando allo spettatore momenti di autentica e divertente sorpresa. Dove Gilroy avrebbe dovuto lavorare con maggiore lucidità è sul ritmo della storia, che sacrifica troppo la fluidità in favore dell’eleganza e dell’intelligenza delle situazioni. Sotto questo punto di vista Duplicity in alcuni momenti da l’impressione di essere uno spettacolo vagamente ostentato, oseremmo affermare “saccente”. Il gusto per la battuta ad effetto e l’indubbia cura della confezione nella maggior parte dei casi sopperiscono a questi difetti, lasciando che il film si presenti comunque come più che apprezzabile.



FILM CORRELATI
::: Add to Google :::::::: facebook :::
La Newsletter ComingSoon.it:
Iscriviti per ricevere ogni settimana tutte le novità sul mondo del cinema.


...Loading
...Loading