
Il papà di Giovanna - recensione
Il cinema di Pupi Avati assomiglia sempre di più ad uno dei quegli insetti imprigionati nell’ambra, che spesso venivano usati come soprammobili o fermacarte nelle case di una volta. Come quegli insetti, il cinema di Pupi Avati è cristallizzato, immobilizzato in un presente astorico, sempre uguale a se stesso nonostante possa apparire differente a seconda dell’angolo visivo con cui si approccia il blocco traslucido e trasparente del minerale.
Guardare un film di Avati riporta alla memoria l’entrare nella casa dell’anziana bisnonna, piena di merletti e crinoline, intrisa di odore di caramelle all’anice e di mobili vecchi e un po’ polverosi. Solo che i film di Avati non sono le case delle nostre nonne, e anche loro, in molti casi, sono riuscite a rimanere più al passo coi tempi del regista bolognese, che tende a replicarsi all’infinito.
Il papà di Giovanna non solo non smentisce ma conferma una lettura di questo genere, risultando in tutto e per tutto il film che ci si poteva aspettare da Avati. Un racconto dal gusto nostalgico (anche di ere e tempi andati), melodrammatico in maniera a tratti quasi sobria a tratti melensa e retorica. In fondo non si può definire “sbagliato” un film come Il papà di Giovanna: la sceneggiatura c’è e nel complesso regge, le interpretazioni di Orlando e Rohrwacher – sono azzeccate, i rapporti tra i loro personaggi costruiti degnamente, così come quelli (assenti, e forse per questo assai più facili da rappresentare) tra Giovanna e la madre Francesca Neri.
I difetti però ci sono, e non pochi: i più evidenti sono comunque quelli propri dello stile avatiano, fatto di quadri storici forse inutili e ridondanti, di personaggi “tipici” e per questo prevedibili, di uno stile e un ritmo di racconto oramai anacronistici. E se al centro di tutto c'è un tema magari interessante come quello dell’amore infinito di un padre per una figlia e le difficoltà di fare lo stesso da parte di una madre, spiace constatare che viene declinato in maniera tale da negargli ogni attualità, e risolto – come troppo spesso in troppi film, non solo italiani – in maniera conciliante e conservatrice.
Sbagliato, Il papà di Giovanna non lo è. Ma non è nemmeno utile, coinvolgente o in grado raccontare qualcosa di importante sui tempi che andiamo vivendo.




