Gli sfiorati - la recensione del film
Generazione. Termine che indica un gruppo di persone con qualcosa in comune, o meglio che ha vissuto qualcosa che li ha resi tale. Ma cosa c’è di condiviso nelle generazioni nate negli anni ’70 e oltre? Tentativi infiniti di definirli hanno occupato letteratura, cinema, media in generale. Ma rimangono sfuggenti per chi cerca per etichettarli degli schemi che non esistono più, quasi che dopo e oltre il ’68 e i movimenti degli anni ’70 non si trovi altro se non slegate individualità. Quasi che la meglio gioventù sia l’ultima e definitiva.
Sandro Veronesi nel romanzo da cui è tratto il film di Matteo Rovere li aveva cercati per Roma, per i vicoli del centro, entrando in eleganti palazzi e li aveva definiti sfiorati, i ventenni di fine anni ’80. A 20 anni di distanza non è davvero cambiato nulla? Le due generazioni sono veramente identiche e inafferrabili? Annoiate in un mondo di agi così sospeso e immateriale? Il film non si preoccupa di raccontare la generazione mille euro o cercare il realismo, ma racconta di un mondo statico, in cui magari ci si sfiora l’un l’altro, quasi zombie che si muovono stanchi, ma senza mai andare avanti.
Gli sfiorati racconta l’ossessione di un ragazzo per la sua sorellastra che ha visto poche volte, ma con cui deve convivere per qualche giorno. Cerca di identificare un momento che segnerà per sempre la vita dei protagonisti. Un’ossessione destabilizzante, che il protagonista Mete cerca di combattere. In un capovolgimento dei ruoli lei, abituata ad affrontare la vita con spavalderia, si rinchiude in salotto mentre lui, per evitarla, esce sempre, cerca la compagnia dei suoi pochi amici. La sua apertura al mondo, però, è solo fisica e funzionale. Lui legge le persone attraverso quello che scrivono, con il suo mestiere di grafologo (mestiere vintage all’epoca del romanzo, 1990, ora quasi inverosimile).
Il tema incestuoso nel film è affrontato con inevitabilità e con grazia, muovendosi in un contesto di solitudini in cui la famiglia si sfalda fino a rompere i suoi dogmi morali codificati. La tensione fra i due protagonisti è palpabile, carnale ritratto di due anime in gabbia costantemente a disagio. Gli interni sono recinti solo apparentemente confortevoli, ma che espongono o ad una socialità mal sopportata o ad un’autoanalisi messa a tacere da un televisore instancabilmente acceso, siano film o documentari sugli animali. Un plauso lo meritano le feste e i locali che una volta tanto vengono riproposti in maniera credibile e realistica.
Non tutti gli interpreti e i personaggi sono convincenti, la storia in bilico fra toni da commedia e tormenti interiori da romanzo ottocentesco soffre di una sceneggiatura qua e là balbuziente, ma visivamente Rovere ha uno sguardo affascinante, non banale, sinuoso e ipnotico, che però sembra sempre incompiuto, quasi come gli stessi giovani che racconta nei suoi film. Che sia anche per un materiale di partenza un po’ datato? Con esiti più convincenti che nell’irrisolto Un gioco da ragazze, però, qui riesce a coniugare meglio lo stile visivo con lo spessore dei personaggi. Asia Argento è (per una volta) efficace nel ruolo di una amante folle e bisognosa di amore, così come la sensuale italo spagnola Miriam Giovanelli che riesce a dare un tocco di fragile credibilità al ruolo della Lolita Belinda.

Gli sfiorati
GENERE: DrammaticoANNO: 2012
REGIA: Matteo Rovere
CAST: Andrea Bosca, Miriam Giovanelli, Asia Argento, Claudio Santamaria, Michele Riondino
Gli Sfiorati, guarda in anteprima 12 minuti del film

Gli Sfiorati al cinema, ecco l'elenco completo delle sale

Gli Sfiorati, 12 minuti del film su Coming Soon

Gli sfiorati - la recensione del film

Gli sfiorati - prenota il tuo invito per l'anteprima del film











