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Vallanzasca - gli angeli del male: le nostre interviste


Vallanzasca - gli angeli del male: le nostre interviste

Vallanzasca - gli angeli del male: le nostre interviste


Ne avevamo già parlato quest'estate quando del film avevamo avuto solo una piccola anticipazione, quando Michele Placido dando la notizia della partecipazione di Vallanzasca - Gli angeli del male alla Mostra del Cinema di Venezia (anche se fuori concorso) già si preparava alle polemiche. A Venezia infatti in quella sesta giornata della Mostra si era discusso, qualcuno aveva preso le distanze, qualcuno aveva messo in guardia dai tentativi di emulazione che poteva provocare, qualcuno (l'Associazione dei familiari delle vittime) aveva espresso tutto il suo sdegno per la volontà di "riscrivere una storia di fatti che riguardano spietati assassini attraverso le loro logiche". Quindi oggi, in occasione della conferenza stampa di presentazione del film che esce il 21 gennaio, i protagonisti, comprensibilmente, si aspettavano di parlare del film, non (solo) del perché si era reso necessario raccontare la storia di un criminale ancora in vita, del perché non lo si era fatto più brutto e più cattivo, del perché il film, che non è un'inchiesta, non abbia voluto farsi giudice di certi fatti e raccontare la verità nella sua purezza e totalità. Forse perché è un film?
E nonostante le insidie che si celavano dietro la brutalità di quegli anni 70 ancora così vicini e la fastidiosa ipocrisia che attraversa il nostro Paese, Placido ha sempre definito il film "onesto nelle intenzioni", figlio della volontà di studiare una mente oscura, di un lavoro accorto di dedizione e analisi psicologica. "Sapevo che girando un film del genere sarei andato incontro a una valanga di critiche - ha esordito Placido - Molti ambienti della politica mi accusano di aver reso Vallanzasca un eroe (il riferimento è alla polemica con il deputato leghista Davide Cavallotto, che ha addirittura invitato il pubblico a boicottare il film) - la famiglia di Renato Vallanzasca invece si è risentita perché secondo loro ho tratteggiato il personaggio in maniera troppo dura. E' il rischio che si corre quando si vuole fare cinema importante, che tenta di indagare fatti e personaggi della nostra storia recente in maniera non superficiale." Sotto questo punto di vista Vallanzasca si inserisce con coerenza in una filmografia, quella di Placido regista, che tende a rappresentare in maniera anche contraddittoria situazioni e momenti che l'Italia ha vissuto nella sua storia più recente: basta pensare ad opere come Un eroe borghese, Del perduto amore, Il grande sogno ed a suo modo anche Romanzo criminale: "Indagare attraverso il cinema quale è la condizione del nostro Paese io lo sento come un dovere. La mia paura piuttosto è che si riuscirà a farlo sempre meno: basta vedere che il pubblico, più o meno indirizzato dalle case di distribuzione, ormai va a vedere soltanto commedie ridanciane che non propongono alcun elemento di riflessione. E pensare che uno dei nostri autori più importanti, Marco Bellocchio, al momento non riesce a trovare finanziamenti per girare una commedia nera, satirica, che mette alla berlina la nostra classe politica. Anche io da tempo voglio fare un film su Mani Pulite ma in Italia non sembra possibile e sto pensando di farlo produrre all'estero. Quando si decide di correre qualche rischio e mettersi in gioco non si può essere imbavagliati o sommersi dalle polemiche".

Nessuno, tanto meno Kim Rossi Stuart, nella sua lodevole, affascinante calma e intelligenza, poteva stranirsi nel rispondere ancora una volta a chi gli contesta di aver reso Vallanzasca "troppo simpatico", di aver dato un'immagine edulcorata e cool del boss della Comasina. "Non ho adoperato un metodo ben preciso, non credo troppo nel 'metodo' come verità assoluta dell'attore. Molto mi ha aiutato scrivere la sceneggiatura insieme a Michele Placido: costruire la psicologia sulla pagina ti aiuta molto a definire cosa puoi dare ad un ruolo. Per me è stata una sfida molto importante, anche perché una volta tanto ho sperimentato un tipo di recitazione molto spinta, ho dovuto interpretare un ruolo sopra le righe, un uomo che viveva di eccessi. Io di solito cerco invece di scavare nelle psicologie delle mie parti, lavorare in sottrazione, raccontare emozioni in maniera più sottile e trattenuta."
Però ad un certo punto si è riservato il diritto di dire che forse si rischiava di diventare noiosi se non si riusciva a vedere al di là del "mostro". Tanto più che il lavoro di questo attore romano è superbo e Renato Vallanzasca è in carcere che sconta la sua lunghissima pena.
"Sì l'ho incontrato, sette o otto volte, ed è stato fondamentale per entrare nel personaggio. Considerando che ora è tutt'altro uomo, ho cercato di intuire quel germe di follia da far west che ha accompagnato la sua vita criminale."
Il "bel Renè" sullo schermo ha proseguito confermando tutta la sua comprensione per chi (i familiari delle vittime) ha ancora "i nervi scoperti" dalle violenze e dagli omicidi di quella banda. "Hanno tutto il diritto di contestare il film e non concedere il loro perdono, da parte mia ciò che mi interessava era il percorso tragico, drammatico, crudele e personale di un uomo non costretto, ma consapevole di scegliere il male. Ciò che vedete sullo schermo è ciò che io ho assimilato di Renato Vallanzasca, la coabitazione in lui di elementi tanto contrastanti, brutalità, leggerezza, ironia, fascino, autolesionismo, lo rendono un personaggio iperbolico che si presta (e non è il solo) ad essere protagonista di un film". A conferma dello studio costante e attento, Kim Rossi Stuart confessa "mi sono addormentato molte volte con le cuffiette per imparare il dialetto milanese".

Filippo Timi, Enzo l'amico d'infanzia di Renato, ha parlato di una collaborazione molto stretta con Kim, voluta, in quanto "mi piacciono pochissimi attori, sono abbastanza snob. Lavorando con Kim capisci perché lo apprezzavi già da prima, è un titano". Riguardo al regista: "ha la capacità di tirar fuori tutta l'istintività che è in te. Ho avuto fiducia totalmente, stavo per rimeterci un occhio e già ci vedo poco, quindi quel che viene fuori è vero. Io rappresento in qualche modo il Diavolo - continua Timi - l'angelo che ha provato a volare più in alto ed è caduto. Essendo il mio un personaggio inventato, o meglio la fusione drammaturgica di due persone realmente esistite, non avevo dei paletti storici ben definiti da seguire. Ho proposto a Michele e Kim un tipo di recitazione libera, sfacciata, che urlasse invece di sussurrare, e quando loro mi hanno detto che poteva andare bene mi sono lasciato completamente andare. E' stato divertente ma anche doloroso, non è semplice dare tutto quando si interpreta una parte che contiene questa energia autodistruttiva."

Ci hanno messo tutti cuore e intelligenza. Anche Valeria Solarino, che nel film interpreta il primo amore di Vallanzasca, Consuelo, ha parlato di grandi interpretazioni in questo film, sulle quali ci si dovrebbe concentrare, e tornando alle polemiche sollevate dice: "Un attore dovrebbe sospendere il giudizio sulla persona e comunque non farsi guidare da esso, altrimenti non riuscirà mai ad entrare nella parte fino in fondo. Per quanto mi riguarda è stato molto bello costruire la vita interiore di questa ragazza che all'inizio arriva a Milano, una città che lei, semplice e proveniente dalla campagna del Sud, non capisce poi così bene. Pian piano Consuelo inizia veramente ad entrare a far parte di quel mondo che sognava e a cui era estranea, poi però le cose cambiano nuovamente quando rimane incinta di Renato e capisce che deve allontanasi dalla ricchezza e dal lusso per salvare in qualche modo il suo bambino dal pericolo di quella vita sfrenata. Le due sequenze di colloquio in carcere tra lei e Vallanzasca sono molto significative: anche se avvenute a livello temporale a distanza di anni, abbiamo scelto di avvicinarle molto nel film per evidenziare il più possibile la maturazione di Consuelo."
Francesco Scianna, il boss Francis Turatello amico/nemico di Vallanzasca, ha detto di aver approfittato in tutto di questa occasione "del coraggio del regista, della sua capacità di guidarti e trascinarti dentro l'atmosfera della storia, di pancia, senza una griglia predefinita. Per me è stato fondamentale capire chi era quest'uomo passando attraverso il suo aspetto fisico, quindi lavorare con i costumi, le acconciature ed i set di un'epoca passata. Alla fine quello che ne ho dedotto è che Turatello era un criminale che aveva un ruolo principalmente di facciata, era stato messo in quella posizione a gestire la situazione criminale di Milano ma non aveva un vero e proprio potere; quando infatti ha provato ad esercitarlo senza averne l'autorità reale, ne è rimasto scottato."
Infine nel tratteggiare sullo schermo questo antieroe, criminale, uomo dal fascino maledetto, si è scelta la collaborazione dei Negroamaro. Giuliano Sangiorgi, voce del gruppo salentino che continua a collezionare successi, ha detto di aver aderito con gioia al progetto, potendo lavorare con libertà a questa quarta dimensione. "Abbiamo scelto di non rifarci alle musiche dell'epoca che, a nostro giudizio toglievano respiro ad un film del genere, abbiamo invece seguito il mood di questo film e la nostra impronta rock, sperando di aver colto nel segno".
Questo quello che ci ha raccontato il cast di Vallanzasca – Gli angeli del male, lungometraggio che dopo Romanzo criminale vede il ritorno di Michele Placido al crime-thriller.






Pubblicato il 18/01/2011
Giulia Pietrantoni, Adriano Ercolani

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Locandina: Vallanzasca - Gli angeli del male

Vallanzasca - Gli angeli del male

GENERE: Drammatico
ANNO: 2011
REGIA: Michele Placido
CAST: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Gaetano Bruno, Francesco Scianna

 

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