Lo Spider-Man 'leader tribale riluttante' di Andrew Garfield presentato a Roma
Mentre a Roma Scipione spinge il suo termostato al massimo alle
2 del pomeriggio, tra il fresco dei marmi di un solito hotel di lusso si presenta alla
stampa romana The Amazing Spider-Man,
“ripartenza” della saga cinematografica dell’Arrampicamuri dopo la trilogia firmata da
Sam Raimi.
Al posto del regista che sul set è sempre in giacca e cravatta, in onore a
Alfred Hitchcock, c’è il
Marc Webb che ha come unico precedente la commedia
romantica 500 giorni insieme, e che di fronte alla
platea di giornalisti è l’unico del suo tavolo a ridacchiare costantemente e quasi
inspiegabilmente, forse tutto concentrato sul suo conto in banca.
Un conto in banca che Webb spera evidentemente di
incrementare attraverso nuovi film di Spider-Man che facciano seguito a questo.
“ Spider-Man è un personaggio
leggendario e iconico, con cinquant’anni di storia alle spalle,” racconta, “e quindi era
importante rispettare la legacy ma cercare anche di rendere la nostra
storia personale. Raimi ha fatto delle cose bellissime e molto
rispettose delle storie originali dell’Uomo Ragno, io volevo seguire
un percorso diverso. Stilisticamente abbiamo ricercato alcune pose, alcune tavole
precise. Ma i fumetti sono dimostrativi, noi volevamo più sfumature, e diciamo che in
generale volevamo un approccio più naturalistico rispetto a quello del comic e ai film
precedenti. Ma, soprattutto,” continua entrando nel vivo della questione che gli sta a
cuore, “volevo creare all’inizio del film un universo sufficientemente strutturato per
poterci costruire sopra numerose storie. Mi piace l’idea che Peter
Parker sia il tipo di personaggio che evolve lentamente, che cresce e
impara durante il film. Sperabilmente in questo film e in quelli che verranno. Qui certo,
Peter impara numerose lezioni, ma il finale del film non lo completa, lo lascia aperto a
crescite ulteriori.”
Per la coppia di giovani protagonisti del film, Andrew Garfield ed Emma Stone, che coppia è
anche nella vita, immancabili sono state le domande su pressioni e responsabilità
legate al recitare in un film così grande e con un personaggio tanto amato.
“Ho sentito di sicuro una grande responsabilità nei confronti dei fan del
fumetto,” racconta una Stone un po’ annoiata. “Io non ho mai
letto il fumetto da ragazza, quindi ho conosciuto Gwen Stacy
[il suo personaggio, n.d.r.] solo in occasione di questo film, e l’ho dovuto
costruire e fare mio strada facendo. Devo dire di essere stata molto aiutata dal fatto
che avevo poco prima girato The Help, anche quello
film tratto da un libro molto amato. Quindi in qualche modo ero preparata a
confrontarmi con l’ansia da prestazione, ed è stato più facile per me cercare di tenere
la mente leggera, concentrarmi su quel che dovevo fare e cercare di disegnare la
migliore Gwen possibile per il film e per i fan.”
“Emma ha detto giusto,” fa eco l’adorante Garfied. “I fan
sono l’audience più importante in un film di questo genere, e se possiamo soddisfare
la loro sete e la loro aspettativa, allora si può dire la nostra missione sia riuscita.
Certo, sentivo pressione, ma è stata una splendida pressione, che mi ha aiutato e
stimolato. E provo molta empatia per i fan perché io stesso sono uno di loro. La prima
volta che ho indossato un costume dell’Uomo Ragno avevo 3
anni, e allora io mi sentivo lui, con massimo della liberta. Con questo costume le cose
sono andate diversamente: volevo che gli interessi del personaggio venissero
rispettati, era importante per me, volevo che nessuno rimanesse deluso. E in questo
sono stato aiutato da un cast davvero incredibile, che mi ha fatto sentire felice e
sicuro.”
Se lo scambio di complimenti, sinceri o meno, è prassi comune quando si
presenta un film alla stampa, nel caso di cui stiamo parlando si sono quasi superati i
limiti, a forza di “siete più bravi voi”, “no, sei più brava tu.”
Se la Stone dice di sentirsi sempre l’anello più debole
della catena, e felice di aver lavorato con persone che la sostenevano e la
innalzavano al loro livello, Garfield gli risponde adorante “ma sei
bravissima”, mentre il sornione
Ryhs Ifans commenta con un mezzo sorriso di non essersi
mai sentito un maestro o un riferimento per i suoi giovani colleghi, che, al contrario
“dovrebbero essere un esempio per molti attori della mia generazione, per me lo
sono stati”.
Ifans si è poi maggiormente
dilungato nella descrizione del suo personaggio: “Sia io che Marc abbiamo cercato di
presentare il dottor Connors come qualcosa di molto di più
complesso rispetto al semplice stereotipo dello scienziato pazzo. Lo volevamo
raccontare come un uomo serio, coscienzioso e con un forte senso della morale,
sinceramente legato a Gwen e a Peter. Riguardo la sua dinamica Jeckyll/Hyde,
abbiamo cercato di mostrare soprattutto il momento di passaggio che avviene
durante la trasformazione, di raccontare un un uomo che guadagna un braccio e
perde il lume della ragione. E le scene in cui Connors registra se stesso davanti ad
una videocamera per documentare l’andamento del suo esperimento permettono
momenti di soliloquio che illustrano bene il suo cammino interiore.”
“È stato un percorso interessante, da fare,” conclude
Webb. “In particolare, per Connors, abbiamo pensato al tema
della dipendenza. Lui è dipendente da qualcosa e volevo mostrare il suo lento
soccombere a questo suo demone.”
Un altro tema importante del suo film, Webb
lo rintraccia nel fatto che Peter Parker sia un orfano: “Penso che
all’inizio la storia personale di Peter lo renda distaccato e sarcastico, incapace di
fidarsi. Poi qualcosa cambia. Quando trova la valigetta del padre, parte alla sua
ricerca: e finisce per trovare se stesso. Il fatto che sia senza genitori è una metafora
del tema centrale del film, quello della parte mancante, di quel qualcosa che manca a
ognuno di noi. E quello che ci differenzia è la modalità con la quale cerchiamo di
riempire quel vuoto.”
Il regista però non sa spiegare il perché Spider-Man sia
tanto amato ancora oggi: “Stan Lee ha centrato qualcosa di
particolare, evidentemente, ma che non riesco a definire. Forse i bambini lo amano
per via del costume colorato e simmetrico. E ancora quel suo costume che lo ricopre
interamente azzera ogni differenza possibile di razza.”
Per fortuna, meno banale e semplicista, sull’argomento, è Andrew Garfield: “Uno dei motivi per cui amo Spider- Man così tanto è il fatto che è un riluttante leader tribale. Un ragazzo che a 17 anni si prende sulle spalle delle grosse responsabilità, e che ha impulsi eroici fin da quando non aveva ancora poteri. E il fatto che sia orfano lo fa essere in empatia con gli abbandonati, i reietti, quelli più deboli. Diventa lentamente un supporto per la comunità lentamente e quasi senza rendersene conto. Per questo è sempre spiritoso o sarcastico: se non lo fosse il peso della responsabilità che ha sulle spalle lo schiaccerebbe.”

The Amazing Spider-Man
GENERE: Azione, Fantasy, AvventuraANNO: 2012
REGIA: Marc Webb
CAST: Andrew Garfield, Emma Stone, Rhys Ifans, Martin Sheen, Sally Field
Stasera in TV: i film di martedì 23 aprile

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