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Gods of Metal 2012 - Day 1

Gods of Metal 2012 - Day 1


Giovedì 21 giugno, ore 8:00 (sigh!) del mattino. Due curiosi figuri privi di qualsivoglia peluria sulla calotta cranica, prendono il treno da Roma per dirigersi a Milano. Chi mai saranno? Cosa staranno tramando? Si tratta del mio collega nonché miglior amico ed il sottoscritto, pronti (assonnati) ed ansiosi di approdare a Rho, Milano, dove avrà luogo il Gods of Metal 2012.

Arrivati nella capitale economica italiana, ci rendiamo immediatamente conto che il clima non sarà clemente con i due poveri inviati di mamma Comingsoon: mai al di sotto dei 35 gradi per tutta la durata del festival, e con una percezione del calore (oggi va molto di moda accennare a questa faccenda) effetto hell on earth.  

Dopo una breve sosta in albergo ci mettiamo in marcia per raggiungere il botteghino degli accrediti per poter entrare al Gods, evento che, mai come quest’anno, ospita un elevatissimo numero di importanti rappresentanti del metallo pesante.

Ci sono due possibili biglietti per ognuno dei quattro giorni: il biglietto base (Regular Day Ticket) e quello VIP (Pit Day Ticket), che  permette l’accesso sia al Pit, un’area sotto il palco delimitata dalle transenne, che alla zona Vip, un’area di ristoro più appartata rispetto alle altre.

La manifestazione si svolge all’interno del parcheggio della Fiera di Milano, situata a Rho (MI). Appena superati i severi controlli (meno male) fatti dalla polizia, un parcheggio lungo quanto un campo da calcio ed un poco più largo ci accoglie a braccia aperte. Un palco enorme si staglia all’orizzonte e si intravedono le transenne che separano il Pit dal resto del pubblico. Purtroppo il clima non è mite, ed oltre al numero elevatissimo di gradi, c’è l’asfalto presente su tutta la pavimentazione ad amplificare il calore. Fortunatamente, questo caldo terribile viene lenito sia dalle zone ristoro (in parte all’ombra), che  da due specie di docce “multi bocchette” che sparano acqua fresca sugli accaldati spettatori. 

Ma è tempo di musica.

Aprono le danze i Clairvoyants, gruppo lombardo nato come tribute band degli Iron Maiden, che ha da poco dato alle stampe The Shape of Things to Come, primo album di inediti. Nonostante il caldo ed il poco tempo a disposizione, i nostri si difendono bene.

Si prosegue con altri italiani, gli Arthemis di Verona che con il loro classic metal contaminato dal trash promuovono il loro settimo album in studio We Fight.

Estremamente in linea con gli headliner (Manowar), anche se non molto originali, gli Holyhell, terza band della giornata che,  apparsa in ottima forma, termina lo show lasciando il palco ai pesantissimi ed attesissimi Cannibal Corpse. Inspiegabile come GeorgeCorpsegrinderFischer riesca a roteare il collo con 40 gradi centigradi: il sottoscritto, a stento riusciva a deglutire un Powerade… in ogni caso, la band di Buffalo porta avanti lo show con quella che è decisamente la musica più estrema di tutto il Gods. Suono discreto e monolitica devastazione sonora per i nostri, che riscuotono (compatibilmente con la temperatura) un buon successo di pubblico. Forse non molto in linea con la prima giornata che appare rivolta agli amanti dell’epic / power metal.


Grande prova per gli Unisonic, band formata da Kai Hansen e Michael Kiske (è davvero commovente vedere i due ex Helloween sullo stesso palco dopo tanto tempo): uscito da poco il loro omonimo primo album, gli Unisonic deliziano il pubblico con brani come la titletrack, My Sanctuary, We Rise, Never Too Late ed altri, a cavallo tra il power metal e l’hard rock. Decisi  a mandare in visibilio gli astanti, il quintetto teutonico sfodera un paio di vecchi classici  degli Helloween come March of Time e I Want Out con un   Kiske in forma smagliante.

La giornata prosegue con gli Adrenaline Mob, nuova formazione dell’ex batterista dei Dream Theater, Mike Portnoy. Sebbene il debut album non convinca granché, la performance è tecnicamente impeccabile e molto energica. Band da tenere d’occhio.

Gli Amon Amarth, con il loro death- viking (anche se si sono detti contrari a questa definizione) metal, fanno la felicità dei loro fan con uno show di tutto rispetto, concludendo la performance con l’epica Guardians of Asgaard.

Anche ai successivi Children of Bodom non si può imputare altro, se non un volume troppo alto ed un’equalizzazione generale un po’ confusa. Nonostante un taglio di scaletta mal accettato dal cantate/chitarrsta Alexi Lahio, i figli del lago Bodom, complice un lieve abbassamento della temperatura, hanno dimostrato ancora una volta come accendere i loro fan.


Distrutti dall’afa, ci prepariamo all’avvento dei veri Gods of Metal, gli headliners di questo primo giorno: i Manowar. Dopo un’ora di trepidante attesa, i nostri fanno il loro ingresso sul palco vestiti come poliziotti americani (con tanto di giubbotto antiproiettile) per colpirci allo stomaco con il brano Manowar. Con un volume allucinante ed un energia ineguagliabile, il combo newyorkese sciorina una serie ininterrotta di grandi classici come Sign Of The Hammer, Fighting The World, Brothers of Metal e tanti altri, prima di far salire sul palco un ragazzo per insegnagli a bere la birra come un vero uomo. Fatta imbracciare la chitarra al suddetto ragazzo (avevano chiesto espressamente un chitarrista), i nostri eseguono insieme a lui The Gods Made Heavy Metal. Regalatagli la chitarra firmata da tutta la band, il concerto prosegue fino ad arrivare all’immancabile assolo di basso di Joey de Maio: la lunga ed imprecisa Sting of the Bumblebee. Dopo un bel drum solo, de Maio riprende la parola, e con un buon italiano comincia un delirante discorso in cui spiega agli astanti che le forze del male sono ovunque e sono pronte a sferrare l’attacco finale. Solo i puri di cuore e di metallo potranno opporsi al Male con la M maiuscola; fortunatamente, essendo tutti noi Brothers of Metal, riusciremo – restando uniti – ad avere la meglio. Il che ci conferma l’inutilità degli psicofarmaci assunti (suppongo) dal buon de Maio.

 Adoro i Manowar

Si riprende con Hail and Kill, Warriors of the World United, Thunder in the Sky (frase, questa, presente almeno una volta in ogni brano della band), The Power ed una versione coatta a livelli imbarazzanti di Nessun Dorma in cui, in  effetti, il singer Eric Adams ci dimostra di non aver perso neanche un po’ di smalto.   

Il concerto si conclude con una splendida Black Wind, Fire and Steele e con de Maio (con uno sguardo sempre più inquietante) che strappa le corde del basso – distorto – una ad una producendo una serie di rumori che sembrano la prova generale dell’ Apocalisse.

Stanchi e accaldati, ma felici, ci dirigiamo a passo lento (causa vesciche) verso l’agognato albergo per dormire il sonno dei giusti. 




Pubblicato il 05/07/2012
Ampelio Bonaguro

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Gods Of Metal Manowar Cannibal Corpse Unisonic

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