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Invaders From Mars

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David, un bambino di una decina d'anni, appassionato di fantastorie e di giocattoli spaziali, in una notte tempestosa vede atterrare un'astronave oltre la collina che sorge nei pressi della sua casa. I genitori sono convinti che abbia sognato, tuttavia si recano a dare un'occhiata dietro la collina. Ne ritornano strani e come robotizzati, con una piccola medicazione sulla nuca. Anche la direttrice della scuola appare stranamente diversa e con la medesima medicazione sulla nuca. David si confida con Linda, la psicologa della scuola e la conduce per una ricognizione dietro la collina. Qui la donna vede, inghiottiti misteriosamente dal terreno sabbioso, due tecnici che stanno facendo rilevazioni...

CRITICA:

"Difficile immaginare cosa ha spinto i due infaticabili cugini della Cannon a produrre questo remake di 'Invaders From Mars' (William Cameron Menzies, 1953), scritto da Dan 'Alien' O' Bannon e Don Jakoby per la regia del sopravvalutato Tobe Hooper ('Non aprite quella porta' 'Poltergeist') e gli effetti speciali di del grande John Dykstra. Forse, dopo tutti gli aliens, i blade runner e le guerre stellari che hanno invaso gli schermi nell'ultimo decennio si voleva tornare alla buona vecchia fantascienza di serie B degli anni '50. Come per 'Space Vampires' però, prima incursione della Cannon nello spazio (con la stessa equipe di 'Invaders'), il progetto è dichiaratamente di serie B ma i costi sono da serie A e i risultati, curiosi, stanno a metà strada." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero' , 8 dicembre 1986)"Sciatto e scontato, 'Invaders' sembra ricordarci la sublime capacità della Cannon di immiserire i registi che mette sotto contratto: quando era un cineasta indipendente, squattrinato e ruspante, Tobe Hooper sapeva impaginare emozionanti rapsodie del terrore ('Quel motel vicino alla palude', 'Il tunnel dell'orrore'); ora che può permettersi budget miliardari, ricicla stancamente effettacci speciali e vecchie idee pensando alla pagnotta. Nel filmetto è coinvolta, oltre a Karen Black, la sempre brava Louise Fletcher, che tristezza, però, vedere un premio Oscar sgranare gli occhi e divorare una rana viva come l'ultima delle comparse." (Michele Anselmi, 'L'Unità' , 9 dicembre 1986)"Lo standard di film come 'Invaders' ('Invaders from Mars') è ormai tale, per quanto concerne la struttura narrativa, l'ambientazione californiana, la recitazione, da dover accettare o respingere questo cinema a scatola chiusa. Scontati la suspense, l'angoscia del bambino terrorizzato dai suoi beneamati genitori, il sorriso procurato dal ricorso alla moneta da un penny, arma segreta del capitalismo americano contro ogni sorta di extraterrestri, la curiosità del giovane spettatore s'identifica qui con quella di David, il quale assiste con smorfie di raccapriccio alle cerimonie sotterranee per piegare con uno spillone gli esseri umani alla volontà della Suprema Intelligenza di Marte, un cervellone molliccio che ha corpo di serpente, alloggiato in un orifizio con tanto di sfintere. Più che degli attori (l'insipido ragazzino è Hunter Carson, la psicologa Karen Black, la maestra Louise Fletcher) si dovrebbe perciò, se non si avesse di meglio da fare, serbare memoria dell'interno della nave spaziale, tutta di rame con echi architettonici di Gaudì, abitata da quadrupedi repellenti." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera' , 19 gennaio 1987)

NOTE:

- DUE NOMINATIONS AI RAZZIE AWARDS 1986 (GLI OSCAR DEI PEGGIORI): PER LOUISE FLECTCHER COME PEGGIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA - OSCAR 1974 PER LA STESSA CATEGORIA - E PER I PEGGIORI EFFETTI SPECIALI.

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