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TRAMA BREVEDue fratelli che si detestano sono costretti ad assistere alla riesumazione del corpo del padre, morto in Indonesia, per far posto nella tomba di famiglia. Scoprono così che la bara è vuota, il padre, quindi, ha giocato loro un tiro mancino. Per scoprire la verità sulla sorte del padre partono per Kuala Lampur e si troveranno coinvolti in avventure e imprevisti che serviranno, comunque, a riavvicinarli.TRAMA LUNGAI fratelli Tiraboschi, Pietro e Tommaso, che non si parlano da anni, si ritrovano in una mesta circostanza: il ritorno in patria dei resti del padre, deceduto all'estero. Ma al momento dell'apertura, la bara risulta vuota. Dopo attimi di sgomento, i due, esasperati dai lamenti della mamma e desiderosi di capire se sono orfani o abbandonati, decidono di andare alla ricerca del padre. Le indagini partono dal luogo dove si sono avute le ultime tracce, a Kuala Lumpur, capitale della Malesia. Tra le molte persone che incontrano durante la ricerca, la più in evidenza è Nina, un'italiana che li accompagna nelle isole del Borneo. Il viaggio si dimostra più lungo del previsto, e va avanti ora a piedi, ora in barca, profanando tombe, rischiando l'arresto, il taglio della testa, incontrando Yanez, i pirati e altri personaggi. Il comportamento strano della ragazza è causa di molte incomprensioni tra i due. Dopo voci e notizie contrastanti, viene fuori la figura di un padre godereccio e un po' imbroglione. Nina rivela di essere anche lei figlia dell'uomo e quindi loro sorella. Infine incontrano una donna, che afferma di essere la sua ultima moglie, mentre sta celebrando il funerale con una nutrita schiera di figli, eredi di tutta l'isola con le proprietà annesse. A quel punto Pietro e Tommaso pensano che possono far credere a casa di essere morti, per potere a loro volta rimanere lì. Forse Nina potrebbe non essere loro sorella...

CRITICA:

"Un congegno narrativo piuttosto allegro, con la possibilità di coinvolgere i due protagonisti in un via vai di incidenti, anche amorosi, destinati però tutti a finire bene. La regia di Ugo Fabrizio Giordani, che pure aveva esordito anni fa in modo convincente con 'Lettera da Parigi', non riesce sempre a trarre da questo congegno, con il dovuto equilibrio, i climi comici necessari. Ora privilegia la farsa, anche sboccata, ora in Malesia inciampa in un esotismo quasi soltanto di maniera, senza quei ritmi, oltre a tutto, che l'avventura invece esigerebbe. Ci sono però quei due interpreti al centro, pronti, con il loro brio coloratissimo, a sopperire a queste lacune. Così, se si seguono, il film può anche divertire". (Gian Luigi Rondi, 'Il tempo', 3 novembre 2000) "Con i rispettivi padri nella realtà Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi hanno avuto legami conflittuali o mutilati : Vittorio Gassman ha lavorato spesso con il figlio, sempre litigando senza animosità ma con forza; Ugo Tognazzi morì quando l'ultimo figlio maschio, Gianmarco, era ancora troppo piccolo perché potessero conoscersi profondamente. Fatti e conflitti personali degli attori non hanno comunque nulla a che vedere con il modesto film-commedia basato sui molti fascini dell'esotismo, sull'amicizia virile e sul solito ripetersi delle battute pesanti". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 novembre 2000) "Non facce di Ricasso ma 'Teste di cocco', Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, fratelli-coltelli, si perdono nella foresta del Borneo alla ricerca del padre. Non lo trovano, in compenso scovano la perla di Latina, Manuela Arcuri, schiere di fratellastri, lo Yanez di Sandokan, la commedia esotica all'italiana già arata dai loro (veri) padri (script di Benvenuti-De Bernardi). Al terzo film in coppia, i tigrotti dettano sui cliché dei connazionali all'estero e schiamazzano alla grande, ma forse si divertono più loro di noi". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 3 novembre 2000)

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