Il paziente inglese

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The English Patient

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Alla fine della seconda guerra mondiale, un uomo gravemente ferito viene condotto da Hana, infermiera franco-canadese, in un monastero diroccato in Toscana. Il paziente, con un filo di voce, dice di non ricordare niente di sé e del proprio passato l'unico indizio per capire qualcosa è un libro che si porta dietro, una copia delle storie di Erodoto. Nel monastero arriva poco dopo un altro canadese di nome Caravaggio che ha le mani coperte a metà e non vuole rivelarne il motivo. Ma ben presto viene fuori che Caravaggio è stato in Nord Africa durante la guerra, e che proprio lì il paziente è stato ferito. Sul filo del ricordo, si dipana allora la storia che aveva visto alla fine degli anni Trenta il paziente, ossia il conte d'origine ungherese Laszlo, entrare nel gruppo della Royal Geographic Society che doveva disegnare le mappe delle zone desertiche, e qui innamorarsi, ricambiato, della bella Katherine, moglie dell'aristocratico Geoffrey, entrambi nella spedizione. Poi lo scoppio della guerra, la difficoltà di conciliare la storia d'amore con le necessità militari, i doveri contro il nemico, le differenze di nazionalità: Katherine resta sola nel deserto e muore abbandonata, Laszlo è ferito, Hana lo cura con pazienza ma quando si capisce che tutto è inutile, è Laszlo stesso ad invitarla a porre fine alla sua sofferenza. Hana però, da quel tragico episodio, trova la forza per andare avanti e cominciare una nuova vita.

  • FOTOGRAFIA: John Seale
  • MONTAGGIO: Walter Murch
  • MUSICHE: Gabriel Yared
  • PRODUZIONE: SAUL ZAENTS PER MIRAMAX FILMS, J&M ENTERTAINMENT, TIGER MOTH PRODUCTIONS
  • DISTRIBUZIONE: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1997) - CECCHI GORI HOME VIDEO.
  • PAESE: USA
  • DURATA: 160 Min
  • FORMATO: 35 MM, DE LUXE

CRITICA:

"Lasciamo l'estenuante finale alle signore, che si commuoveranno per 'Il paziente inglese' senza curarsi della recitazione da spot pubblicitario, della sceneggiatura da fotoromanzo e della nessuna verosomiglianza. Spiace solo che le più giovani torneranno a casa convinte che la Libia fosse una colonia tedesca e l'Italia una colonia canadese. (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6/3/97) "Il film, diretto dall'inglese Anthony Minghella all'interno, però, delle strutture hollywoodiane, salvo un po' di mistero nella prima parte (sul 'paziente' e sui suoi precedenti), imbocca presto le vie battutissime ultracommerciali degli 'strappalacrime', privilegiando, nei modi, e nel gusto, soprattutto il kitch. Anche se molte tecniche (fotografia e musiche, specialmente) sono ineccepibili e se gli interpreti, spesso, sono di primordine". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9/3/97)

NOTE:

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1997.- 9 OSCAR 1998: MIGLIOR FILM, MIGLIORE REGIA, MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (JULIETTE BINOCHE), MIGLIORE FOTOGRAFIA, MIGLIORE SCENOGRAFIA, MIGLIORE SONORO, MIGLIORE COLONNA SONORA, MIGLIORI COSTUMI, MIGLIOR MONTAGGIO.- ORSO D'ARGENTO 1997 A JULIETTE BINOCHE COME MIGLIOR ATTRICE.- VINCITORE DI 2 GOLDEN GLOBE 1997, COME MIGLIOR FILM DRAMMATICO E MIGLIORE COLONNA SONORA.

SOGGETTO:

tratto dal romanzo omonimo di Michael Ondaatje

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