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Il giovane capitano John Smith guida la spedizione che porterà l'avido governatore Ratcliffe sulle coste della Virginia in cerca di oro. Allo sbarco, lo nota una graziosa principessa pellerossa, Pocahontas, figlia del capo Powhatan che la vorrebbe sposata col valoroso guerriero Kocoum. La giovane, che ha come amici il procione Meeko e il colibrì Flit, è colpita da un sogno premonitore con una freccia che gira in ogni direzione, che ella confida al suo spirito guida arboreo, Nonna Salice, la quale la incoraggia a seguire gli impulsi del suo cuore. In breve i due giovani sono attratti l'uno dall'altra, e la bussola che John le dona, con la sua mobile freccia, appare alla giovane la conferma del sogno. Mentre Ratcliffe fa scavare dappertutto alla ricerca dell'inesistente oro ed erigere un fortino, i guerrieri locali si armano per scacciare gli invasori. Pocahontas vorrebbe non vedere più John, ma lui ottiene un incontro notturno. Ma l'amica della principessa, Nakoma, avvisa il geloso Kocoum, che assale Smith. Ma l'indiano viene ucciso dal mozzo Thomas, che il governatore, insospettito per le sue assenze, ha messo sulle tracce di John che, catturato dagli indigeni, sta per essere giustiziato. Ma Pocahontas si oppone all'esecuzione ed invita a deporre le armi. Tutti obbediscono: mentre il perfido Ratcliffe decide di approfittarne e spara per uccidere Powhatan, Smith si frappone e riceve il colpo a lui destinato. Poi è costretto a rimpatriare e lasciare così la principessa.

  • FOTOGRAFIA: Steve Goldberg
  • MONTAGGIO: H. Lee Peterson
  • MUSICHE: Alan Menken
  • PRODUZIONE: JAMES PENTECOST
  • DISTRIBUZIONE: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • PAESE: USA
  • DURATA: 81 Min
  • FORMATO: PANORAMICA A COLORI

CRITICA:

Spiace semmai che la "nipponizzazione" del tratto proceda a grandi passi, che i guerrieri indiani sembrino modellati a colpi di body building (senza invocare riferimenti colti, anche cinema e fumetti erano stati meno grossolani). E che a forza di politically correct, la peste degli anni 90, la Disney abbia perso un'occasione davvero storica. Perchè nulla meglio dell'animazione poteva dar forma al mondo magico, animistico, dei pellirosse, ma la parola d'ordine era smussare le differenze, non accentuarle. Quanto alla comunicazione, il problema nemmeno si pone: Pocahontas dev'essere stata alla Berlitz perchè dal secondo incontro parla già un perfetto inglese, cioè italiano, figuriamoci se si poteva insistere sulle differenze reciproche. E dunque addio magia, addio voci della Natura se non in forma iperedulcorata: vedi il personaggio di Nonna Salice, o la profezia dello stregone che visualizza gli invasori nel fumo (ma alla Disney in passato hanno fatto ben altro, e senza "native americans" di mezzo). Resta una favoletta dall'encomiabile messaggio di tolleranza, addolcita dalle solite "spalle" animali, un procione, un colibrì e un vizioso carlino britannico, di gran lunga le cose migliori del film. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 14/11/95) Pocahontas è un cartone animato musicale secondo il neo-disegno tecnologico della Disney, puntellato da intermezzi dove si danza e si cantano canzoni drammatizzate, cioè legate all'intreccio, ai pensieri e all'umore dei personaggi. Della vicenda di Pocahontas resta l'amore romantico, mai avverato in realtà, tra la ragazzina e il giovane John Smith, che nei resoconti è un rozzo caporione dei 150 colonizzatori sbarcati nel 1607, ma nel film è un biondo fanciullone rapito d'amore per la saggia selvaggia dai capelli neri, mossi dal vento come un pennello magico. Il tocco plastico dell'animazione è quello del nuovo corso Disney: precisione e geometria, volumi compatti e angoli crudi, colori profondi e cupi (veramente apprezzabili), molto studio in questo caso della pittura dei primi del Novecento, da Gauguin a Picasso. (Il Giorno, Silvio Danese, 28/11/95) Alcuni momenti - come l'idillio tra i vapori delle acque, il furibondo fronteggiarsi degli eserciti al comune grido di "selvaggi!" e, soprattutto, la corsa della fanciulla in sottofinale, stagliata sulle vele che si confondono con gli alberi - fanno dimenticare l'ecologismo di mezza tacca ed introducono il lancinante senso storico del negato, del perduto, del rescisso dal tempo. Squilibrato il disegno dei due protagonisti, con un John Smith rozzo e inespressivo e una Pocahontas dagli intensi tratti angolosi, nella linea degli esotici ritratti di Gauguin; mentre le immancabili bestiole - il procione Meeko, il colibrì Flit ed il carlino Perlin - sono appena graziose e devono ritagliarsi a fatica le loro non irresistibili gag. Inutile aggiungere che le voci originali (di Mel Gibson, Irene Bedard, Russell Means, Linda Hunt) erano di gran lunga più efficaci di quelle scelte per il doppiaggio italiano. Il film, si sarà capito, soffre un'analisi sistematica e la scomposizione critica e si appprezza molto di più nel suo impatto emotivo tutto d'un fiato. (Il Mattino, Valerio Caprara, 26/11/95)

NOTE:

REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1995

SOGGETTO:

DA UN'IDEA DI MIKE GABRIEL