Ragazze a Beverly Hills

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Clueless

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La sedicenne Cher è molto popolare a Beverly Hills. A parte che è una fiorente adolescente, ricca e di buon carattere, si fa voler bene da compagne di scuola e da tutti per la sua generosità e simpatia. Orfana di madre e di buon aiuto in casa al padre Mel, la sua qualità emergente è quella di far del bene agli altri. Tra l'altro Cher si è riproposta di far sposare il suo insegnante mister Hall con la professoressa Geist non molto bella ma ansiosa di convolare a giuste nozze. E poi le preme Tai, una studentessa nuova arrivata da fuori, sgraziata e priva di eleganza, che affida al parrucchiere e piano piano trasforma con i suoi abiti smessi, ma ancora in ordine. Tai diventa sua amica, formando con la disinvolta Dionne, un simpatico terzetto. L'energica Cher è invece del tutto sprovveduta in faccende di cuore e lo capisce sia nell'ambiente scolastico, sia in occasione delle svariate festicciole, gremite di adolescenti speranzose, ricche e amanti del rock, aggiornatissime nel campo della moda, ma con testa e cuore più che disponibili. Un po' di tempo viene a passarlo in casa di Cher un attraente universitario: è Josh, figlio della prima moglie di suo padre Mel...

  • FOTOGRAFIA: Bill Pope
  • MONTAGGIO: Debra Chiate
  • MUSICHE: David Kitay
  • PRODUZIONE: ROBERT LAWRENCE E SCOTT RUDIN
  • DISTRIBUZIONE: UIP - CIC VIDEO
  • PAESE: USA
  • DURATA: 97 Min
  • FORMATO: NORMALE A COLORI

CRITICA:

Il problema di Ragazze a Beverly Hills è quello di appiattirsi sugli standard del dorato mondo giovanile che vorrebbe satirizzare: una banda di figli di papà con il telefonino, le auto lussuose, il culto del look, egoisti, ignoranti e inconsapevoli delle miserie del mondo a Sud di Sunset Boulevard. Tuttavia qualche informazione sociologica la commediola la passa e se la si mette idealmente accanto ai film sui ghetti neri di Los Angeles, il quadro diventa più completo. (La Stampa, Alessandra Levantesi, 9/4/96) Cinema "carino", brillante e witty (come dicono gli americani) ma non privo di malizia e di lusinghe: la Silverstone, sorta di Ambra molto più attraente e meno pedante, sfodera notevoli doti comiche, già adocchiate da Hollywood che le ha offerto un contratto miliardario. (Il Messaggero, Fabio Bo, 15/4/96) Amy Heckerling, la regista del serial Senti chi parla, non dà giudizi, mostra quello che probabilmente ha visto in zona. Ma di sicuro Alicia Silverstone, la ragazza Barbie, finora nota per tre videoclip degli Aerosmith, ci offre un ritratto psicosomatico tremendo, almeno quanto l'identikit di Nicole Kidman in Da morire: nella civiltà dell'apparenza, sono due regine. Bisogna superare la carta luccicante del film per ragazzine per arrivare a scorgere la denuncia. Ma non siamo sicuri sia intenzionale. Per il resto il film schizza qua e là tra festine soft punk, pomeriggi a tutto shopping (di libri non c'è traccia). Insomma, una commediola simpaticamente allarmante in cui i ragazzi sono bravissimi nel disegnare il nulla. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 16/4/96)

NOTE:

- REVISIONE MINISTERO APRILE 1996

SOGGETTO:

BASATO SUL TESTO DI JANE AUSTEN

Il Cast

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