I MISERABILI

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LES MISERABLES

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VALUTAZIONE

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Henri Fortin è un pugile semianalfabeta, che i suoi conoscenti hanno soprannominato Jean Valjean. Lasciato il ring, è sempre incuriosito da quel soprannome: facendo il camionista per una ditta di traslochi prende volentieri a bordo chiunque sia disposto a leggergli alcune pagine del romanzo "I Miserabili" di Victor Hugo che reca sempre con sé. Quando gli capita di accogliere sul camion André, Elise e Salomé Ziman (una famiglia di Ebrei - padre, madre e figlioletta - che intende rifugiarsi in Svizzera per sottrarsi al feroce antisemitismo dei nazisti) anche costoro gli leggono volentieri le pagine del suo romanzo preferito. Li fa scendere prima del posto di blocco; indica loro un passaggio attraverso la boscaglia per sottrarsi al controllo; li attende al di là del micidiale ostacolo, per proseguire. A un certo punto s'imbattono nell'indicazione di un collegio delle "Figlie del Sacro Cuore" e Fortin si offre di portarvi al sicuro la piccola Salomé, fingendo d'essere suo padre. Da quel momento Salomé sarà Cosette una dei protagonisti del celebre romanzo. E via via rivrivranno inseriti negli anni '40, anche altri personaggi (Thenardier, Javert, Marius) vicende, atrocità, tradimenti, efferratezze, crimini ma anche eroismi, solidarietà disinteressate, episodi di bontà e di incredibile tenerezza: tutto il male e tutto il bene provato, ideologico, sociale e politico ricorrente nei Paesi e nelle culture del mondo.

CRITICA:

"Attenzione: non è un film da 'I miserabili', ma su 'I miserabili'. Lelouch non adatta e non illustra il romanzo di Hugo. Lo trasmette, lo parafrasa, lo commenta, lo smonta, lo decodifica, lo fa interagire con la storia del Novecento: l'azione si svolge sull'arco di mezzo secolo, dal Capodanno del 1901 sino alla guerra 1939/45, lo sbarco in Normandia, i primi mesi della Francia liberata. Il che gli permette un capzioso esercizio dl interazione e rispecchiamento fra i personaggi. Il Fortin di Belmondo, cameriere nel 1900, condannato ingiustamente per omicidio al bagno penale come Jean Vabean, abbandona la moglie Catherine al suo destino di Fantine presso i rapaci Thénardier d'occasione." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 19 Maggio 1996)"Il film non ha un appanno, rischiarato dalla presenza di quasi tutto il Gotha del cinema e del teatro transalpini (lo spettatore si divertirà a riconoscere volti famosi, fra ieri e oggi) e retto dalla maschera formidabile di Jean-Paul Belmondo, che espone le sue doviziose rughe alle penombre dei riflettori, in un'interpretazione da manuale, fra dolore, pietà, affetti e sorrisi. Claude Lelouch sa fare i film, lo sappiamo. Qui, supera agilmente il confine tra cinema e (probabile) distinzione televisiva, ricordando un po' l'operazione compiuta a suo tempo da Francesco Rosi in 'Cristo si è fermato ad Eboli' ed utilizzando il piano-sequenza con la mobilità di una macchina da presa che si insinua fra i vari personaggi, scrutandone l'anima. Ed in ciò lo aiuta un crédit di eccellente estrazione culturale, di cui citeremo soltanto il direttore delle luci Philippe Pavane de Ceccaty." (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia')"Lelouch, autore al quale si rimproverano eccessi di sentimentalismo, evita qui di girare un nuovo adattamento del romanzo francese per eccellenza, cercando piuttosto di recuperarne lo spirito. E vince la scommessa. Meno vigorosa che nel romanzo 'la marcia del male al bene', come la definì Hugo, è nel film di Lelouch un cammino non circoscritto al solo Henry Fortin, ma che acquista valore universale; la stessa Francia della Il Guerra Mondiale - prima remissiva e connivente rispetto all'invasore nazista, poi oppositrice orgogliosa - ne è metafora al contempo realistica e lampante. Belmondo, col suo viso da eroe dei fumetti, è un Fortin-Valjean di straordinaria forza. Ma è tutto il cast, nel quale spiccano Annie Girardot e Philippe Lèotard, a fornire una prova convincente. Curata la messinscena che ha solo un paio di cedimenti: in occasione del suicidio del novello Javert e, soprattutto, nel ballo conclusivo, pallida copia del memorabile finale di 'Bolero', uno dei film più noti (e sopravvalutati) di Lelouch. Nel complesso, un'opera moderna e normale. Da vedere." ('Nostro Cinema')

NOTE:

REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1996

SOGGETTO:

LIBERAMENTE TRATTO DAL ROMANZO DI VICTOR HUGO

Il Cast

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