by Federico Gironi
26. novembre 2011 19:44
Tra i primissimi film in concorso presentati al Torino Film Festival c’è Win Win, opera terza dell’ “indipendente” Tom McCarthy.
Proprio quello che un po’ di tempo fa abbiamo segnalato su queste stesse pagine.
Storia di riscatto esistenziale di Mike, un avvocato di mezza età che è anche coach di una squadra giovanile di lotta libera, e che s’imbatte nel talentuoso nipote teenager dell’anziano che ha in qualche modo turlupinato per far fronte ai suoi problemi economici, Win Win (che sarà nelle nostre sale tra pochi giorni col titolo Mosse vincenti) è stato accompagnato a Torino dal suo regista.
Chiusi in un sotterraneo di un elegante hotel torinese, alcuni colleghi ed io ci siamo seduti attorno a un tavolo con McCarthy. E queste sono alcune delle sue dichiarazioni:
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by Federico Gironi
26. novembre 2011 10:20
Stamattina, nella sala delle colazioni dell’hotel che ospita molti dei giornalisti accorsi a Torino Film Festival, si parlava di una cosa sola.
Di Aki Kaurismaki e della sua misteriosa assenza di ieri sera.
Perché, ieri sera, il TFF edizione 2011 ha avuto la sua serata inaugurale.
Una serata contraddistinta da un numero ben preciso di elementi: un compassato e sobrio sfoggio di quel glamour che al TFF non interessa più di tanto ma che serve ai media (“è la stampa, bellezza”), numerose lungaggini (un po’ estenuanti), una marchettona un po’ forzata al nuovo film di SergioCastellittoMargaretMazzantini (prodotto col contributo della Torino Film Commission) e l’assenza di quell’Aki Kaurismaki che avrebbe dovuto ricevere il Gran Premio Torino di quest’anno (appunto).
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by Federico Gironi
23. novembre 2011 13:06
Sgombriamo subito il campo dagli equivoci.
È vero.
Io col Torino Film Festival ho un legame particolare.
Sarà che mi piace la città.
Sarà che è stato il primo festival che ho seguito professionalmente (edizione 2001).
Sarà che da diversi anni, prima con Nanni Moretti e ora con Gianni Amelio, lo staff del festival è composto da persone di cui ho molta stima e che ho l'onore di poter chiamare amici.
Tutto questo però si è andato a innestare su una base che non ha nulla a che vedere coi legami personali.
Quella base fatta di connessione con la città, di identità festivaliera, di rifiuto del divismo, di commistione tra cinefilia "alta" e cinefilia "popolare".
Quella base che nasce da una linea che, per dirla con l'Amelio di quest'anno, non è populista, ma "ma vuole riaffermare il legame tra spettacolo e cultura".
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