Good Vibrations - UPDATED

by Federico Gironi 28. ottobre 2011 15:44

Ce la mette tutta, il Festival di Roma.
Tenta in ogni modo di raggiungere il giusto groove, di ammaliare e accattivare il pubblico.

Avrete saputo che il gadget distribuito alla stampa (femminile, solo femminile...) all'ingresso della proiezione anticipata di Hysteria era un mini (molto, mini) vibratore rosa.

Forse però nessuno vi ha mai detto che, durante quella stessa proiezione, l'audio del film si mescolava ai bassi provenienti dal dj set che stava tenendo contemporaneamente Boy George in uno spazio adiacente.
La dissonanza (ideale, non sonora) era indubbiamente notevole.

Oggi comunque a Roma (come altrove, d'altronde) è stato il giorno del Tintin di Steven Spielberg.
Lui non c'era, Tintin sì.
Jamie Bell, intendo.
L'hanno riconosciuto anche senza trucco digitale, pare.
Pare anche che durante le interviste fosse molto agitato. Iperattivo, nel senso.

"È isterico!", ha gridato qualcuno, "Avete un mini vibratore a portata di mano?".
Si è fatto avanti solo Boy George.
Altri, più pragmatici e meno sessuomani, hanno raccomandato la visione del film di Marina Spada come sedativo.
Nonostante le controindicazioni.

Comunque A Few Best Men è divertente.
Stephen Elliott ha girato una sorta di Una notte da leoni in versione brit-aussie, più scorretto e anche più dolce.
In mezzo, per far concorrenza al vibratore di Hysteria, c'è anche un masticatore.
E c'è Olivia Newton-John.

Ora basta canticchiare "Summer Nights", devo andare.
Mi aspetta Maggie Gyllenhall, mica Claudia Gerini.
Volevo farle un regalo. Forse un pacco di farina per ricordare i bei tempi di Vero come la finzione.

UPDATE:

Sono andato.
Ma Maggie se n'è andata.
Senza avermi visto, peraltro, quindi non è colpa mia.
Ha mollato a metà gli incontri stampa, per la desolazione della sua publicist italiana.
Maggie, non si fa così. Niente più farina.
Pure Rupert (Everett) non aveva tanta voglia, ma s'è fatto intervistare.
Ed è stato pure simpatico.
Dice che la cosa che gli piace di più al mondo è non fare un bel niente e osservare.
Osservare le cose e la gente. Specie all'aeroporto. Meglio se in una VIP lounge.
Oh, come ti capisco Rupert.

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Non gioco ai dadi, e non credo nelle coincidenze

by Federico Gironi 19. ottobre 2011 11:01

Luca Sofri lo chiama il "boxino morboso".
Noi (io e i miei compagni di stanza in ufficio), più volgarmente "la barra delle cazzate".
Sono le colonne di destra sui siti di Repubblica o del Corriere, quelle dai contenuti più faceti o pruriginosi.
Che poi alla fine sono sempre gli stessi, e spesso si ripetono.
Ieri Repubblica riproponeva di nuovo una piccola fotogallery dedicata agli Orrori di Photoshop, immagini dove ai ritratti macava qualche arto o altro pezzo di corpo per via di un eccesso distratto di fotoritocco.

Io, tutti i giorni o quasi, faccio sempre la stessa strada per andare in ufficio.
E, tutti i giorni o quasi, ultimamente, passo davanti ad una serie di affissioni pubblicitarie di un marchio d'abbigliamento femminile che ha come testimonial Manuela Arcuri.
Che c'entra tutto questo con la barra delle cazzate?
Beh, a parte che spesso la Manuelona, prima di essere diventata la donna del Grande Rifiuto, vi appariva.
E comunque il fatto è che, in una di quelle affissioni, il suo volto è stato tanto fotoscioppato da farla somigliare a Olivia Wilde.

Manuela Arcuri e Olivia Wilde.
Voglio dire, si passano quasi 10 anni e almeno 15 chili (stima mia).
Che poi pure Olivia, di solito, è tutta bella levigatina.
In Cowboy & Aliens è davvero una presenza "aliena", sempre così fresca e pulita anche nelle situazioni più brusche e polverose.
Mica era così prima, in film come Alpha Dog o Turistas.
Bella magari sì, levigatina no.

Tra un po' comunque la Wilde sarà in In Time.
Ho già parlato di In Time? Ma sì, l'ho già fatto qui.
E però, insomma, mi pare che la cosa sia ancora di stringente attualità.
Perché, con buona pace delle distopie di Niccol, la situazione reale mi pare davvero peggiore.
Qui nemmeno avremo più il tempo. Di tempo non ce n'è più.

E il ritocco fotografico dilaga, trasforma volti in maschere, sovrapponendo e confondendo identità, fino agli eccessi mimetici della performance capture dei lavori di Zemeckis e dell'imminente Tintin di Steven Spielberg.
Non so perché, ma tutto questo mi pare terribilmente connesso al proliferare delle maschere di Guy Fawkes nelle manifestazioni di tutto il mondo di questi giorni.
Una maschera levigata, elegante, il cui senso, se non lo sapeste, va ricercato nello splendido "V per Vendetta" di Alan Moore.
Va bene anche il film di James McTeigue.
Senza volto sì, identità collettiva anche.
Ma direzione opposta.
Come i "no" di Manuelona.

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Presto, è tardi

by Federico Gironi 1. agosto 2011 12:53

Sembrerà strano, ma persino sotto vacanze, nel pieno dell'estate, il tempo non sembra mai essere abbastanza per tutto quello che c'è da fare.
Al lavoro, se stai per partire devi portarti avanti per quello che è necessario durante la tua assenza; se sei appena tornato, devi recuperare quel che si è accumulato.
A casa, gli impegni sembrano non finire mai.
E in vacanza c'è sempre qualche cosa che rimane fuori, che non si riesce a fare, e si torna indietro stanchi più di prima.

Così si dice, almeno.

Comunque è vero che il tempo oggi è un lusso.
Non lo dico mica solo io, eh? Lo dice anche Andrew Niccol.
Ve lo ricordate Andrew Niccol?
E' quel neozelandese che alla fine degli anni Novanta divenne famoso per aver diretto Gattaca e per aver sceneggiato The Truman Show.
Quello che poi ha diretto Al Pacino in S1m0ne e Nicolas Cage in Lord of War, e che nel frattempo ha scritto il soggetto diventato poi il The Terminal di Steven Spielberg.
Personalmente ho sempre trovato il lavoro di Niccol molto interessante, specie su di un piano concettuale, specie da sceneggiatore.
E il suo nuovo film mi sembra in questo senso davvero interessante. Perché, come dicevo prima, parte dall'affermazione che oggi il tempo sia un lusso.

Niccol ha immaginato un futuro distopico dove il tempo è diventato letteralmente una valuta.
Il tempo, quello che scorre. Quello da vivere. E chi se lo può permettere vive in eterno. Gli altri... beh, fanno la stessa fine dei poveracci della vita vera. Una fine non bella.
Il film s'intitola In Time. Se n'era finora parlato soprattutto perché nel cast c'è Olivia Wilde che fa la mamma di Justin Timberlake.
Confusi?
Guardate qui.



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Cascano dal fottuto cielo

by Federico Gironi 7. marzo 2011 12:54

Così, ad occhio e croce, mi verrebbe da dire che i due più grandi film di fantascienza dei nostri anni sono La guerra dei mondi e Cloverfied.
Due film splendidi, per motivi differenti. E per motivi differenti sottovalutati e/o dileggiati da gente miope come troppa ce n'è.

Non a caso, ad accomunare il film di Spielberg e quello di Reeves (di cui scrissi qui) c'è il fatto di aver dato due diverse ma complementari risposte cinematografiche all'11 settembre, di averlo (ri)raccontato e soprattutto di aver fatto reagire il cinema e aver risposto alla domanda su come (e cosa) un film catastrofico poteva continuare ad essere dopo lo scandaloso spettacolo audiovisivo che è stato il crollo delle Torri Gemelle.

Fatto sta che, di recente, i film sulle invasioni aliene si stanno moltiplicando.
In attesa di vedere cosa avrà combinato Jonathan Liebesman con World Invasion, c'è da riscontrare come finora da noi vengano distribuite schifezzuole come Skyline (che è tale anche e proprio perché, nonostante le ambizioni, è rimasto ancorato al mondo e al cinema pre 11/9) mentre non arriva nelle sale un film straordinario come Monsters.

Monsters, checché ne dicano alcuni ggiovani critici del web che dovrebbero ripassare le lezioni, è una delle cose migliori che abbia visto quest'anno.
Un film che, per l'appunto, fa tesoro delle lezioni de La guerra dei mondi e ancora di più di Cloverfield, spingendo in una direzione anti-spettacolare e intimista che non dimentica mai le necessità del genere e della tensione. Senza contare il fatto di come dimostri che con due lire, competenza e buone idee si possa far meglio del 99% delle megaproduzioni hollywoodiane.  

Monsters insomma lo dovete vedere (scopro ora che è nel listino della One Movie, che si sbrighino...)
E mi sbilancio in un pronostico sostenendo che da vedere sarà anche Attack the Block.

Cos'è Attack the Block?
E' il primo film di Joe Cornish, attore, sceneggiatore, regista inglese che fa parte della banda di Edgar Wright: con lui ha scritto le sceneggiature di Tintin e di Ant Man, tanto per dire.
E' un film che sta per debuttare al South by Southwest di Austin per poi uscire in patria.
E', soprattutto, un film che racconta di un'invasione aliena che avviene in un quartiere popolare di South London, dove gli aggressivi extraterresti se la dovranno vedere con un'incazzatissima baby gang che non vede di buon occhio l'invasione del proprio territorio. E viceversa, in qualche modo.

Lo spunto pare interessantissimo, il lavoro sul genere e sui generi anche. E le prime impressioni paiono entusiastiche.
Io vi faccio vedere il trailer, intanto, segnalandovi frasi rivelatrici sul tono del film come:

- What kind of alien would invade some council estate in South London?
- One who's looking for a fight

oppure

- We have to call the police
- You’d Be Better Off Calling the Ghostbusters, Luv

Buona visione.

 

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Nulla si crea e nulla si distrugge

by Federico Gironi 9. febbraio 2011 16:37

Dei tanti spot realizzati ad hoc per il Super Bowl che si è giocato giorni fa (e che potete rivedere cliccando qui), quello del misterioso Super 8 di J.J. Abrams è stato certamente tra i più apprezzati e commentati.

Quasi contestualmente, Abrams ha pensato bene di rivelare qualcosa in più sul film (ma non troppo) in questa intervista.

Al di là degli aneddoti più o meno veritieri su una sceneggiatura nata on travaglio da pochissime suggestioni, da due idee separate e via via convergenti, del fatto che il regista abbia parlato della natura cross-genere dell'operazione, quello che mi ha colpito di più è questo passaggio qui (la traduzione è mia):

"Questo film rappresenta una grande sfida. Sì, possiamo contare sul nome di Steven (Spielberg, ndR) e sul mio - per quello che possa contare -, ma non abbiamo nessun supereroe famoso, non ci sono saghe o capitoli preesistenti alle spalle, non c'è nel cast nessuno che abbiate sentito nominare prima.Non c'è nulla. Non ho nulla. Non ci rifacciamo nemmeno ad un gioco da tavolo: questo è quanto male siamo messi. Ma credo che abbiamo per le mani un film davvero buono"

Ecco.

Cito le mie stesse parole prese dalla recensione di Star Trek: Abrams è furbo di tre cotte, e dannatamente in gamba.
Si fa pubblicità con una falsa modestia che non si preoccupa nemmeno di celare, facendo risaltare Super 8 per contrasto rispetto alla media della produzione hollywoodiana contemporanea (basata sulla politica del remake e del saccheggio di altre forme d'intrattenimento), pur sapendo che - in fondo - questa sbandierata originalità non è affatto tale. Perché dichiaratamente Super 8 si rifà all'immaginario sovrapposto del primo Spielberg e dello stesso Abrams, perché appare evidente dalle immagini di teaser trailer e spot che i richiami e i rimandi si sprecano.

Ma proprio come notavo ai tempi di Star Trek, l'intelligenza e la furberia di Abrams stanno proprio in questo. Nel lasciare che siano la cooperazione interpretativa dello spettatore, il suo patrimonio pop-culturale, ad elaborare i tanti indizi e i tanti link di cui sono costellati i suoi testi.
Mi cito ancora: Abrams dissemina i suoi testi di puntini, lascia intuire l’ovvietà della figura, ma non arriva mai fino in fondo nell'esplicitazione, permettendo a chi guarda l’inconscia ma concretissima soddisfazione di unirli con dei tratti mentali facili e intuitivi. Pretendendo, ancora, un'originalità che è tale solo in parte.

Che piaccia o meno, quindi, Abrams pare uno dei più lucidi interpreti del manifesto "Nothing is original" di Jim Jarmush, a sua volta basato sul "It's not where you take things from - it's where you take them to" di Godard.

O, se volete, dell'applicazione cinematografica della Legge della conservazione della massa formulata da Antoine Lavoisier. E allora, Abrams è innegabilmente un ottimo catalizzatore.

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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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