Superclassifica Show

by Federico Gironi 22. luglio 2011 14:25

Lo so.
Lo so da solo, non sprecate tempo e fatica a rimarcarlo.
Lo so che le classifiche sono l'ultima risorsa di ogni blogger svogliato e sfaticato.
Io le odio, le classifiche.

Però cercate anche voi di capire: è estate, fa caldo, la fatica dell'anno sulle spalle, la penuria di notizie e di uscite, l'abulia, le distrazioni.
Abbiate un po' di comprensione.

Se poi invece vi interessa, potete anche dire la vostra.
Io, nel frattempo, cerco di sfuggire all'horror vacui di queste pagine con un elenco dei 10 film da ricordare della stagione appena trascorsa. Tra quelli usciti in sala.
In ordine rigorosamente sparso:

Scott Pilgrim vs. the World
The Social Network
Non lasciarmi
The Tree of Life
Habemus Papam
Bronson
American Life
L'illusionista
Senna
Somewhere

Se poi questa fosse una top 20, come ovviamente non è, aggiungerei:

I guardiani del destino
Il grinta
Venere nera
I ragazzi stanno bene
Easy Girl
Burke & Hare
The Town
The Ward
Una vita tranquilla
Adele e l'enigma del faraone

Ma era una top 10.
Credo.

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When plans get changed, the possibilities are infinite

by Federico Gironi 29. marzo 2011 14:25

Da queste parti amiamo (e molto) il cinema indie americano (quello buono).
E da queste parti riteniamo Scott Pilgrim vs the World un film straordinario.

Basterebbero queste due ragioni a segnalarvi che questa sera, sul canale tv Cielo alle 22, c'è un film che proprio non dovete perdere.

S'intitola Nick and Norah's Infinite Playlist.
In Italia è uscito col titolo di Nick & Norah: tutto accadde in una notte.
Oddio, uscito. Gettato nel cesso sarebbe più appropriata come espressione. Per il numero di copie, per il lancio e per l'attenzione della stampa inesistenti. Un po' come accaduto poi con Adventureland.
Ma questa è storia.

La storia del film, invece, è quella di due ragazzetti indie che incrociano per caso, ma indissolubilmente, i loro destini nel corso di una nottata newyorchese fatta di richerche ossessive di un concerto a sopresa, di incontri con odiosi ex, di traversie tragicomiche che li vedono protagonisti, in parallelo, con gli amici gay di lui e l'amica dal gomito facile di lei.

Lui è Michael Cera, quello che non è Jesse Eisenberg, quello che aveva messo incinta Ellen Page in Juno e che ha poi dimostrato tutta la sua grandezza proprio nei panni di Scott Pilgrim.
Lei è Kat Dennings, quella che gli spettatori dall'occhio attento (non solo all'aspetto sensuale) hanno notato in Charlie Bartlett prima e ne La coniglietta di casa poi. E che vedremo presto in Thor. Vabbe'.
Il regista è il semisconosciuto Peter Sollett, poi passato a fare delle cose in tv.
La sceneggiatrice è un'amica di Diablo Cody, Lorene Scafaria, che ha adattato un romanzo di Rachel Cohn e David Levithan molto popolare presso la comunità indie.
La colonna sonora è di quelle supercool, con gente come Devendra Banhart, Vampire Weekend, We Are Scientists e tanti altri. Pure il Mark Mothersbaugh dei Devo e delle colonne sonore di Wes Anderson.

Il film è un piccolo grande gioiello, leggermente profondo, intelligente e sensibile. Nel parlare di amore, di giovinezza, delle nuove dinamiche rapsodiche di relazione e di vita.
In fondo, di Scott Pilgrim è una sorta di prototipo.
E parlo soprattutto dei temi e del mood, non tanto della forma. Anche se.

Io mi sa che lo rivedo. Che è balsamo per gli occhi, il cuore e l'anima.
Voi fatemi sapere.

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Tirare acqua al proprio mulino

by Federico Gironi 26. gennaio 2011 15:54

Su invito dei responsabili del programma, ieri ho partecipato ad un'edizione speciale de I Cinepatici di commento alle nomination agli Oscar 2011.

Tra le opinioni che ho espresso - oltre ad una piccola, polemica, su Christopher Nolan - c'è stata quella di non ritenere The Social Network un film "classico" (o dalla struttura "classica"), al pari de Il Grinta dei fratelli Coen. E qualcuno, via Facebook, mi ha richiesto spiegazioni.

Oggi, per coincidenza, navigando su internet, ho scovato questa cosa qui. James Franco - che mi è simpatico, anche se piace un po' troppo alle donne... - tira giustamente acqua al mulino suo e di Danny Boyle, sostenendo che il film di Fincher è "classico", non ha alcuna relazione (formale?) con quello che per l'attore è il suo tema centrale, ovvero le nuove tecnologie e le nuove forme della comunicazione e contrapponendogli come esempio di ricerca cinematografica il loro 127 Hours. Franco mi è simpatico, è (diventato) bravo, studia e ha un sacco di progetti interessanti come attore e regista: ma manca clamorosamente il bersaglio.

Il fatto che The Social Network sia stato ingiustamente preceduto dalla dicitura "il film su Facebook" ha abbagliato più di un commentatore, che probabilmente partendo prevenuto si aspettava qualcosa di molto diverso. E lo stesso Fincher si è trovato a dover specificare che, per lui, il film è fondamentalmente il racconto di un rapporto umano.

La mia primissima impressione, a caldo, sul film andava in una direzione molto simile: poco m'interessava che si parlasse del titolare di Facebook o di quello di una panetteria, molto di più delle dinamiche sociali e relazionali (nuove, eppure ataviche) che invece si affrontavano.
Poi ho avuto modo di ragionare meglio su quanto visto e, pur non modificando di molto le mie posizioni, mi sono reso conto che quella che appariva una struttura apparentemente tradizionalissima era in realtà una revisione quasi rivoluzionaria (e, per questo, quasi mimeticamente invisibile) dei modi e dei tempi del racconto del cinema americano considerato, appunto, "classico". E che il lavoro di Sorkin e Fincher in questo senso racconta molto bene anche le nuove modalità d'interazione e comunicative che sono proprie della rete e dei social network.

The Social Network racconta il nostro mondo, tutto il nostro mondo, non solo quello della rete ma anche quello della rete, il modo (im)percettibilmente nuovo che adoperiamo per interagire con esso e - di conseguenza - con gli altri. Lo racconta tutto questo con uno stile (im)percettibilmente nuovo, che travalica e ridefinisce il classico pur non negandolo, che perpetua il vecchio catturando il nuovo e viceversa. E lo fa (non) parlando di una cosa per descriverne (anche) un'altra, affrontando una parte per riuscire poi a cogliere un tutto: proprio come accade in Scott Pilgrim vs the World, piccolo capolavoro incompreso che è speculare e complementare al film di Fincher.

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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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