Allora.
Tra un mese esatto si apre il Festival di Cannes.
E oramai lo sanno anche i muri che il film d'apertura di quest'anno è il nuovo di Woody Allen, Midnight in Paris.
Poi.
Tra i pochi amici che ho nel mondo degli addetti ai lavori c'è Pier Maria Bocchi.
Che in molti di voi avranno letto sulle pagine del FilmTv diretto da Emanuela Martini, che scrive regolarmente su Cineforum e Blow Up, che fa parte del comitato di selezione del Torino Film Festival.
Che è una delle penne più interessanti, acute e originali nel mondo della critica italiana.
Non sempre sono d'accordo con lui, spesso abbiamo gusti e idee differenti. Ma di certo preferisco lui e il suo gusto personale e provocatorio alla stragrande maggioranza di ciò che si legge in giro.
Che c'entra Cannes con il mio amico?, penserete giustamente voi.
C'entra.
Perché qualche mese fa - diversi, mesi fa -, rimasi molto sorpreso quando PMB mi raccontò di stare lavorando ad una monografia su Woody Allen. Il perché della sorpresa ve lo risparmio.
Fatto sta che nel frattempo il libro è uscito, l'ho letto, e ho pensato fosse interessante farne parlare brevemente qui il suo autore.
Quella che segue è la trascrizione più o meno fedele del nostro scambio a vostro uso e consumo:
f.g.: Mentre stavi scrivendo il libro, ci parlammo e mi raccontasti che sarebbe stato come "nessun altro libro su Allen". A posteriori, credi di esserci riuscito?
PMB: Credo di sì. Immodestamente. Perché finora nessun altro libro su Allen, perlomeno in Italia, s'è preso la briga di tagliare i rami secchi di una critica un po' pigra, che continua a guardare ad Allen come a un "dato per scontato". Anche se all'estero, poco sorprendentemente, le cose vanno meglio: di recente, sulla rivista inglese Sight and Sound è uscito un bel pezzo che sfata il contromito alleniano degli ultimi anni come autore vecchio e stanco.
f.g.: banalizzando, mi sembra che l'assunto di base del tuo libro sia quello di prendere Allen e "rimetterlo nel mondo", a confronto con le dinamiche della società in cui viveva e vive, e di estrarlo da quello spazio astratto e autoreferenziale in cui molti lo incasellano. Sbaglio?
PMB: No, non sbagli affatto. Il libro non avrebbe un senso né sarebbe "giusto" se si fosse posto come unico obiettivo quello di ribaltare 40 anni di critica alleniana. Non ce n'è bisogno. Casomai, sarebbe necessario risistemare un po' gli ultimi dieci anni di cinema alleniano, questi sì incompresi e sbrigativamente liquidati. Ma non ho scritto questo libro per dire che tutto ciò che è stato scritto su Woody Allen è sbagliato, ma per cercare nuove letture che potessero dargli "altre" ragioni. Quella di rinserirlo nella società e nel mondo è una, che credo abbastanza inconsueta per un regista come Allen.
f.g.: paradossalmente, però, i capitoli che ho trovato più interessanti sono quelli che riguardano temi e argomenti squisitamente soggettivi e personali come il discorso sulla coppia e sulla morte. Trattati con lineare coerenza rispetto ai tuoi punti di partenza. Come e dove hai trovato quest'equilibrio?
PMB: Non saprei risponderti... Forse è venuto da solo... Tieni però conto che i discorsi sulla coppia e sulla morte nel cinema alleniano non possono prescindere da una visione sul mondo. C'è una cosa però molto strana: nel corso del tempo, nessuno s'è soffermato più dello stretto necessario sulla morte nei film di Woody Allen. Eppure tutto il suo cinema è così infuso di morte... E non parlo soltanto della figura incappucciata di Amore e guerra e Scoop...
f.g.: vorrei concentrarmi sulla produzione più recente, quella post-impasse degli anni Novanta. In particolare mi ha colpito il fatto che mi pare tu abbia individuato in due titoli considerati "minori" come Sogni e delitti e Basta che funzioni gli esempi più significativi di un certo percorso alleniano. Puoi parlarmene?
PMB: Sogni e delitti e Vicky Cristina Barcelona (non Basta che funzioni, che invece si ricollega all'Allen più noto), due tra i suoi ultimi film meno amati e più sottovalutati, mi sembra rappresentino perfettamente lo sguardo alleniano sul mondo contemporaneo, da americano e da "turista". Non per porsi al pari di un Dio che giudica dall'alto, ma per osservare la deriva della morale (Sogni e delitti) e l'inevitabile spinta colonizzatrice dell'atto del guardare statunitense (Vicky Cristina Barcelona). Sono film importantissimi per capire cosa significa oggi il cinema di Woody Allen, tutt'altro che vecchio e stanco.
f.g.: Forse non ne abbiamo mai parlato e alleniano lo sei sempre stato, ma il tuo interesse per Allen ha radici antiche o recenti? E come è cambiato il tuo rapporto con l'autore nel corso degli ultimi anni? E come durante e dopo la stesura del libro?
PMB: Non sono un alleniano di ferro, e questo credo mi abbia aiutato ad essere il più obiettivo possibile. Il mio interesse ha radici antiche, fin da giovane guardo i film di Woody Allen, ma non avrei mai pensato di dedicargli una monografia. Eppure ho scoperto che più i registi di cui si parla non sono tuoi dei in tutto e per tutto e comunque, meglio vengono gli studi su di loro. Dopo questo libro, non ho cambiato idea: Allen rimane un cineasta imprescindibile per capire cinema, mercato e Storia americani.
f.g.: Il nuovo film di Allen aprirà Cannes. Già c'è il trailer online e l'attesa è grande. Con una manovra criticamente scorrettissima ma interessante come elaborazione immaginativa e proseguimento ideale del tuo testo, cosa pensi potremo trovare in quel film?
PMB: Non ho visto il trailer. Non voglio vederlo. Cosa troveremo? Non saprei, forse un remake non dichiarato di Don't Drink the Water... O forse il sequel involontario di Tutti dicono "I Love You"...
f.g.: Sintetizzando al massimo, semplificando e riducendo: puoi trovarmi una breve definizione che restituisca il senso della (non) coerenza della poetica alleniana in questi 40 anni di attività?
PMB: Allen è un regista "dentro" la società e inserito nel mondo, molto più di quanto tutti i fan alleniani siano disposti ad ammettere. Quindi, è un regista che ha sempre parlato della realtà, ben più che di se stesso. E per gli alleniani doc, che si aggrappano al culto della persona-personaggio-Allen, ciò è difficile da digerire.
f.g.: Credi che esistano altri autori oggi che sono vittime dello stesso pregiudizio che la critica (e/o il pubblico) ha su Allen? Scriverai un libro revisionista anche su di loro?
PMB: Ma non ho scritto un libro revisionista! Nessun pregiudizio! Molti critici hanno scritto cose belle e condivisibili su Allen, nel corso del tempo. Ho soltanto cercato di allargare il quadro, prendere vie poco praticate, ma non per confutare, piuttosto per completare. Altri registi? Ormai si fa così in fretta ad autorializzare un regista qualunque...
Ecco.
Questo è quanto. Per eventuali polemiche, complimenti o contestazioni, scrivete pure e girerò al PMB.
Il suo libro lo trovate nelle librerie, comunque.
S'intitola: "Woody Allen - Quantant'anni di cinema", è edito da Le Mani e la prefazione è firmata da Paolo Mereghetti.
Questa è la copertina:

Il sottoscritto non ha diritto a percentuali.
Purtroppo.