Da queste parti stiamo con Banksy, oramai dovrebbe essere noto.
Stiamo come lui come artista e come regista. E facciamo il tifo affinché il suo film vinca meritatamente l'Oscar.
Proprio in queste ore, riguardo l'eventualità in questione, si sta scatenando una sorta di polemica. Perché Banksy, attraverso i suoi rappresentanti, ha chiesto all'Academy di partecipare alla serata di premiazione (e quindi anche di ritirare l'eventuale statuetta) mascherato come al solito, per preservare la sua identità.
E l'Academy ha risposto di no.
Già una decina di giorni fa il direttore esecutivo dell'Academy, Bruce Davis aveva detto:
"Lo scenario divertente e inquietante è che il film [di Banksy] vinca e sul palco salgano cinque personaggi mascherati da scimmia che dicono 'Sono io Banksy'. A chi daremmo l'Oscar? Dobbiamo pensare ad una procedura."
Mentre Tom Sherak, presidente dell'organismo, si era spinto oltre dichiarando:
"Non sarebbe dignitoso per l'Academy far salire sul palco qualcuno coperto da una maschera da scimmia."
Dignitoso. Non sarebbe dignitoso. Sarebbe inquietante.
Se già leggendo queste parole non vi sono cadute le braccia, proseguo nel ragionamento.
C'è questo articolo pubblicato da Entertainment Weekly nel quale si parla di come le paure dell'Academy farebbero a cazzotti con le loro intenzioni di ravvivare una cerimonia che da anni è noiosissima. Di come lasciando che "Banksy sia Banksy", le cose si potrebbero positivamente vivacizzare. E sono anche d'accordo. Solo che la questione mi appare ancora più grave.
Attraverso quest'ossessione formale e identitaria che nemmeno i Carabinieri, l'Academy dimostra di non aver capito un tubo del contenuto del film che ha candidato al suo stesso premio. Come tutto il lavoro di Bansky, Exit Through the Gift Shop s'incentra sulla decontestualizzazione, sul sovvertimento ironico, sullo spiazzamento, sul rifiuto di accettare connotazioni identitarie che regalano finte certezze. Ovvero su tutto quello che l'organismo degli Oscar sta rigettando.
A questo punto, spero ancora di più che il film di Banksy vinca. Il cortocircuito sarebbe divertente e dirompente.