Nel giorno della presentazione alla stampa di Habemus Papam, l'attenzione di tutti è andata inevitabilmente a Nanni Moretti.
Il quale però, da vero cinefilo, proprio nel corso della conferenza stampa chiese lumi sul programma del Festival di Cannes edizione 2011, annunciato proprio durante la proiezione del suo film.
In quell'occasione, è stato solo via Facebook e Twitter che ho rimarcato la presenza, tra i film in concorso, di uno dei titoli che più o meno segretamente sognavo sarebbe stato sulla Croisette.
Parlo di Drive.
Perché, se è vero che i vari Malick, Von Trier, Kaurismaki, Sorrentino, lo stesso Moretti e Almodovar fanno venire l'acquolina in bocca, lo è altrettanto che la loro presenza a Cannes era nota o comunque preventivabile.
Invece, il nuovo film di Nicolas Winding Refn è stata una piacevolissima sopresa.
Perlomeno per me.
Perché il danese è probabilmente il più grande talento visto al cinema negli ultimi anni.
Già la splendida e sconvolgente trilogia di Pusher - tutta in crescendo, con un finalissimo da urlo, da guardare preferibilmente in soluzione unica - lo aveva fatto più che intuire.
La conferma definitiva è arrivata con i due film più recenti, entrambi dirompenti e sconvolgenti, eppure lontanissimi/vicinissimi fra loro.
Da un lato Bronson, dall'altro Valhalla Rising.
Da un lato l'iperviolenza drammaticamente ironica e concretamente surreale che unisce Kenneth Anger, Scorsese, Fellini e Kubrick; dall'altro la dilatazione meditativa e l'incubo lynchiano filtrato dall'occhio di Terrence Malick applicati ad un'(anti)epica carpenteriana.
Non sarà un caso che il team del Torino Film Festival ha scelto lui, due edizioni fa, come protagonista di una neonata sezione chiamata Rapporto confidenziale.
Insomma, Drive per me è davvero attesissimo.
Anche perché, attento sempre com'è agli attori e alle interpretazioni, dopo aver lavorato con gente come Mads Mikkelsen e Tom Hardy (e visto che ci siamo citiamo anche lo Zlatko Buric di Pusher III) per questo nuovo film americano Nicolas Winding Refn ha scelto gente come il Bryan Cranston di Breaking Bad, la burrosissima Christina Hendricks di Mad Men, il solidissimo Ron Perlman di Sons of Anarchy.
Ma soprattutto, come protagonisti, due dei migliori attori della loro generazione come quella Carey Mulligan che in Non lasciarmi m'ha fatto slogare la mascella a forza di farmi rimanere a bocca aperta e Ryan Gosling.
Ecco. Oltre che a recuperare perlomeno la trilogia di Pusher, Bronson e Valhalla Rising, per prepararvi adeguatamente a Drive dovrete vedere almeno tre titoli della filmografia di Gosling.
1) The Believer
2) Half Nelson
3) Blue Valentine
No. Facciamo quattro e rotti. Metteteci anche Lars e una ragazza tutta sua e qualche clip con lui (ed Emma Stone) dell'imminente Crazy Stupid Love.
Così avrete un'idea delle capacità e della versatilità del nostro.
Insomma. La somma dei talenti in ballo e la capacità del regista di tirare fuori il meglio dai suoi attori fa veramente sperare per il meglio.
A Cannes vedremo se le mie aspettative saranno premiate o meno.
Mi giocherei la palla sinistra che lo saranno. (cit.)
Ah.
A proposito di Cannes.
Io quando l'avevo intervistata, ancora giovanissima, per Lemony Snicket (i libri li avete letti? ancora no? uff...), l'avevo detto che Emily Browning avrebbe avuto una carriera.
E ora, dopo aver chiuso gli occhi e mosso loliticamente i fianchetti in quella zozzeria di Sucker Punch, Emily sta per sbarcare al festival più importante del mondo del cinema con un film che si preannuncia già "scandalo".
Si tratta di Sleeping Beauty, nel quale la Browning è (ancora) l'addormentato oggetto del desiderio della concupiscenza maschile: una giovane prostituta specializzata nel far soddisfare sogni e perversioni ai suoi clienti mentre dorme.
Parleremo anche di quello, da Cannes.
Intanto, vedetevi il trailer: