by Federico Gironi
20. dicembre 2011 14:19
Le classifiche non mi sono mai piaciute molto.
Ma oramai le fanno tutti.
E siccome l'hanno fatte anche amici e/conoscenti, come Roberto Manassero e Francesco Chignola, allora la faccio anch'io.
E che sono da meno, io? Mica mi voglio far dare dello snob.
Ecco quindi la lista dei miei dischi preferiti del 2011, scelti fra quelli (non tantissimi, lo ammetto) che ho ascoltato.
In ordine (forse) sparso:
Fleet Foxes - Helplessness Blues
Bonnie Prince Billy - Wolfroy Goes To Town
Bon Iver - Bon Iver
Girls - Father, Son, Holy Ghost
Timber Timbre - Creep On Creepin' On
Josh T. Pearson - Last Of The Country Gentlemen
Beirut - The Rip Tide
Radiohead - The King Of Limbs: From the Basement
Tom Waits - Bad As Me
Esben and the Witch - Violet Cries
Tags: Bad As Me, Esben and the Witch, Violet Cries, Radiohead, The King Of Limbs: From the Basement, musica, classifiche, dischi dell'anno, Fleet Foxes, Helplessness Blues, Bonnie Prince Billy, Wolfroy Goes To Town, Bon Iver, Girls, Father Son Holy Ghost, Timber Timbre, Creep On Creepin' On, Josh T. Pearson, Last Of The Country Gentlemen, Beirut, The Rip Tide, Tom Waits
Musica maestro
by Federico Gironi
17. novembre 2011 11:59

Oggi circola notizia di un possibile ritorno al cinema di Woody Woodpecker.
Ma non è il picchio nevrotico il Woody di cui volevo parlare.
Quello di cui volevo parlare è sì nevrotico, ma non è un picchio.
Allora.
Ho già detto dal Festival di Cannes che Midnight in Paris è il miglior film di Woody Allen da diversi anni a questa parte.
Però forse non sapete che:
- Midnight in Paris fa parte del programma del Torino Film Festival che il qui presente blog seguirà quotidianamente
- Woody Allen sarà protagonista di una puntata dei Cinepatici (ospite il sottoscritto) che andrà in onda il 3 dicembre, all'indomani dell'uscita del film in sala.
Perché dico tutto questo?
Perché tra le cose che ho trovato stamattina online c'è anche il trailer di un documentario della PBS (la tv pubblica statunitense) dedicato proprio al regista newyorchese.
S'intitola semplicemente Woody Allen: a Documentary e andrà in onda il 20 e il 21 novembre.
L'ha prodotto Brett Ratner e direttolo specialista Robert Weide e dura 3 ore e mezza divise in due parti.
Sono intervistati, tra gli altri: Antonio Banderas, Josh Brolin, Penelope Cruz, John Cusack, Larry David, Mariel Hemingway, Scarlett Johansson, Julie Kavner, Diane Keaton, Martin Landau, Sean Penn, Chris Rock, Mira Sorvino, Naomi Watts, Dianne Wiest, Owen Wilson, Marshall Brickman, Mickey Rose, Doug McGrath, Gordon Willis, Vilmos Zsigmond, Letty Aronson, Jack Rollins, Juliet Taylor, Dick Cavett, Martin Scorsese.
Ah, questo è il trailer.
Subito dopo una bonus track.
Watch Woody Allen: A Documentary on PBS. See more from AMERICAN MASTERS.
by Federico Gironi
1. settembre 2011 17:22
Curioso.
Nel giorno in cui il Lido di Venezia è sottosopra per via dello sbarco di Madonna (anche se personalmente sono sottosopra per via della visione del suo film...), su comingsoon.it va online una sezione Musica che abbiamo tenuto in gestazione per qualche tempo. Più che di coincidenza, in questo caso si potrebbe parlare di assonanze.
Comunque qui a Venezia la musica sarà protagonista: c'è il documentario su Vasco, quello su Fernanda Pivano che ha assicurato la presenza di Patti Smith, il nuovo film concerto dei Sigur Ros e molto altro ancora.
Peccato però che qui le muzak o le colonne sonore proposte dalla Biennale negli spazi davanti al red carpet o dai tanti baretti del lungomare, non siano esattamente all'altezza dei nomi appena citati.
Poi, per carità, mi terrei anche quella roba lì se lo scontrino che ti viene presentato fosse umano.
Avoglia a parlare di rinnovato legame con le realtà commerciali del Lido e di nuovi sforzi organizzativi in conferenza stampa di presentazione: il problema cibo, a Venezia, è sempre lo stesso. In termini economici e qualitativi.
Ma ora basta, non mi occupo di queste cose e mi limito a fare il mio lavoro, come ha detto Christoph Waltz in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sull'essere diventato famoso.
Waltz aveva una lunga barba bianca bellissima.
La vorrei anche io.
Il vestito di Madonna, invece, glielo lasciamo.
Che poi, se Waltz è chiaramente (seppur in parte) lo specchio di Polanski in Carnage, in cosa si è rispecchiata Miss Ciccone nel suo film?
Da un certo punto di vista in tutto. Inteso come vacuità.
Anche perché in conferenza stampa, lei, ha detto che non dovrebbe abdicare affatto al suo ruolo di regina del pop, per amore.
Che può benissimo mantenere l'una e l'altra cosa.
Sarà.
Al cinema, almeno, potrebbe rinunciare.
Che deve tenersi proprio tutto tutto?
by Federico Gironi
23. giugno 2011 19:02
Chi mi conosce lo sa bene.
Sono un pigro.
A volte molto pigro.
Troppo.
Non è un caso che questo blog abbia a volte dei "buchi di programmazione" così prolungati.
Ma questo è un altro discorso.
Sono pigro, dicevo.
E questo comporta che i miei tempi di reazione tra pensiero e azione siano non esattamente da centometrista. E allora spesso accade che alcune riflessioni che mi ronzano in testa vengano poi espresse prima da altri. O che idee che mi vengono siano poi messe in pratica mentre io mi sto ancora crogiolando nella pigrizia.
Nelle velleità, per dirla con I Cani.
Per carità, mica sostengo di avere chissà quali intuizioni.
Ma capita che, di fronte a un articolo, a una storia, a un film, a un documentario, mi venga da dire: "ecco, vedi? se mi fossi mosso prima non mi avrebbero rubato l'idea."
E' ad esempio il caso di un documentario presentato alla scorsa edizione del Sundance, che sta per debuttare nelle sale inglesi.
S'intitola Bobby Fischer Against the World.
Chi è Bobby Fischer? E' stato uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi.
Non che io m'intenda particolarmente di scacchi, per carità. E' che Fischer ha una storia terribilmente affascinante.
Un uomo geniale e dal carattere impossibile: paranoide, misogino, misantropo, reclusivo. Per alcuni folle, per altri malato della Sindrome di Asperger, per altri ancora semplicemente uno stregolato.
Fu l'unico americano a diventare campione del mondo di scacchi, perse il titolo per non volerlo difendere, sparì dalla scena pubblica per vent'anni, sparì dii nuovo, fu ritrovato.
Perse il passaporto americano per via di contrasti durissimi con il Dipartimento di Stato del suo paese, fu arrestato in Giappone e poi rilasciato, gli fu offerto asilo dall'Islanda.
E lì morì da esule, tre anni fa. Proprio in quella Reykjavík che fu teatro delle sue sfide più celebri con Boris Spasskij.
"Vabbe', e allora?", direte voi?
Niente, solo che per anni pensavo tra me o con pochi amici: "Su Fischer andrebbe proprio fatto un documentario."
Ecco. Sono stato accontentato.
E come se non bastasse, da anni è pronto il copione di un biopic intitolato Pawn Sacrifice, finto anche nella prestigiosa Black List delle migliori sceneggiature ancora da girare. Le ultime volta che se n'era parlato, si diceva David Fincher fosse interessato a dirigerlo, e che Tobey Maguire lo volesse produrre e interpretare.
Vedremo. Dubito di riuscire ad arrivare prima di loro.
O di chiunque altro.

Tags: pigrizia, blog, musica, i cani, bobby fischer against the world, documentari, scacchi, islanda, pawn sacrifice, sceneggiature, black list, david fincher, tobey maguire, video, trailer
by Federico Gironi
17. maggio 2011 20:50
Ognuno, durante un festival, vive il suo piccolo psicodramma.
Basti pensare alle già citate traversie di ieri riguardo a Malick e gli ingressi impossibili.
Io oggi ho avuto il mio: per qualche ora ho perso il cellulare.
Dopo la proiezione delle undici, e dopo aver soddisfatto le esigenze nutritive con una baguette farcita che sta diventando troppo d'abitudine, ho guadagnato con fatica una postazione in sala stampa. Per poi accorgermi, in preda all'orrore, di essere privo del fido accessorio.
Dove l'avessi perso l'ho subito capito: dans la Salle Lumière.
Venire a capo della complessa burocrazia senza carta che vige presso il personale di sala di Cannes non è stato facile.
Ma dopo una visita inutile agli oggetti smarriti e un po' d'insistenze, sono riuscito a rientare nella Lumière tra un film e l'altro per cercare il telefono scomparso.
Secondo me voleva proprio perdersi, visto che pur cercandolo nel posto esatto, non lo trovavo. E l'ho finalmente agguantato solo in virtù di una testarda ostinazione. Vi risparmio i dettagli.
Secondo me è stata la stessa testarda ostinazione che aveva Jodie Foster quando è riuscita a imporre il paria Mel Gibson come protagonista del suo The Beaver. Che peraltro era proprio il film galeotto per il mio cellulare.
La Foster, in conferenza stampa, ha difeso a spada tratta l'amico e gli ha fatto i suoi sinceri auguri per un ritorno alla normalità di vita e di lavoro.
E Mel Gibson, a sopresa, si è presentato alla Montée des marches del suo film, con tanto di elegante e sobrio smoking (no pun intended. Per il "sobrio", voglio dire).
Proprio mentre scrivo sta prendendo gli applausi scroscianti del pubblico della Salle Lumière.
Fosse stato lì, avrebbe applaudito anche il mio cellulare.
Ma sta qui, lo sorveglio a vista.
E allora al redivivo Mel (che nel film è bravissimo) dedico una canzone:
Tags: cannes, festival, psicodrammi, telefoni fuggiaschi, salle lumiere, the beaver, jodie foster, mel gibson, video, musica, primus, winona's big brown beaver
La Fin Absolue a Cannes
by Federico Gironi
11. maggio 2011 08:45
Mentre siamo tutti ai nastri di partenza, muscoli tesi e testa concentrata, in attesa della pistola dello starter che segnerà l'inizio del Festival, arriva una notizia che d'un colpo fa passare in secondo piano il nuovo film (inaugurale) di Woody Allen e la Palma d'onore a Bernardo Bertolucci.
Perché nel corso della cerimonia d'apertura, prima di Midnight in Paris, verrà proiettata la versione integrale e restaurata di uno di quei film che, per una volta, non è esagerarto o retorico definire una delle pietre angolari della storia del cinema: Le Voyage dans la lune di George Méliès.
Datato 1902 e a lungo dato per perso, il film è stato restaurato da Lobster Films, Groupama Gan Foundation for Cinema e Techinicolor Foundation: e quindi rivivrà anche il colore dato a mano sulla pellicola ai tempi della realizzazione.
Ora, se già la cosa in sé non fosse interessante abbastanza, ecco che a sonorizzare questa versione restaurata di Le Voyage dans la lune sono stati gli Air, uno dei più importanti gruppi di musica elettronica del mondo, realizzatori e portatori di sonorità eteree, sognanti, appunto aeree che sembrano perfette per accompagnare il sogno su pellicola di Méliès.
Io, tra i Lumiere e Méliés, ho sempre fatto il tifo per il secondo. E gli Air sono gli Air.
Fate un po' voi.
Purtroppo non sono né abbastanza importante né abbastanza ammanicato per assistere alla cerimonia d'apertura e a questa esclusiva proiezione.
Ovvio che spero di recuperarla in qualche modo, ma nel frattempo la macchina di Coming Soon si sta muovendo, e non è detto che presto non si torni a parlare di questo film.
Ora però, Woody e Bernardo aspettano. Torno a tendere i muscoli e concentrare la testa.
O, per dirla con Ratman: "Fletto i muscoli e sono nel vuoto".
Tags: cannes, festival, apertura, woody allen, midnight in paris, bernardo bertolucci, george melies, le voyage dans la lune, restauro, sonorizzazione, air, musica, invidia, ratman
La Fin Absolue a Cannes
by Federico Gironi
23. marzo 2011 20:11
Tags: Never let me go, Non lasciarmi, mark romanek, carey mulligan, andrew garfield, keira knightley, Kazuo Ishiguro, alex garland, video, musica, Judy Bridgewater, Jane Monheit
by Federico Gironi
15. marzo 2011 13:09
Nella ristretta (?) lista dei registi del mio cuore e del mio cervello - e pure del mio stomaco, va' - David Lynch occupa un posto di tutto rilievo.
L'esperienza della visione (dentro e fuori lo schermo) di un film straordinario come INLAND EMPIRE ai tempi del suo passaggio al Festival di Venezia del 2006 non finisce ancora di scuotermi.
In anni di carriera, Lynch non ha fatto altro che ridefinire il territorio, la materia, la forma e i confini di quello che normalmente intendiamo come cinema. E non solo, considerando il peso dell'impatto culturale, immaginifico e produttivo che ha avuto anche sulla televisione e la sua fruizione con una cosa chiamata Twin Peaks.
Senza poi contare tutti quegli esperimenti audiovisivi che sono fruibili attraverso il suo sito ufficiale: da Dumbland a Rabbits, ma anche i suoi (sur)reali weather reports per la città di Los Angeles.
E senza poi parlare della sua attività come venditore di caffé, di quella musicale che ha portato alla realizzazione di due singoli di electro-pop intitolati "I Know" e "Good Day Today". O del fatto che appaia come cammeo ricorrente nel cartoon The Cleveland Show nei panni di Gus the Bartender.
Ma ora Lynch (che è un genio, si può dire?, e ha un gran senso dell'umorismo) si prepara a stupire di nuovo.
Avete presente quella serie di concerti trasmessi via web, sponsorizzati da una nota carta di credito e chiamati Unstaged? Quelli la cui regia è stata affidata a D.A. Pennebaker nel caso dei The National e a Terry Gilliam in quello degli Arcade Fire?
Ecco.
Ora tocca a Lynch. Che dirigerà il webcast di un live dei Duran Duran.
David Lynch. I Duran Duran.
E' una cosa meravigliosa. Da darsi alla meditazione trascendentale. O anche no. Però la data è il 23 di marzo, e annotatela su qualche tovagliolino di carta che poi perderete.
E ora, mentre bevete un caffé, per festeggiare due tre video al prezzo di uno.
Il primo è una specie di trailer dell'evento in questione.
Il secondo, in due parti, è il minifilm che di recente Lynch ha girato per Dior, con Marion Cotillard. Che non fa mai male.
Tags: david lynch, inland empire, twin peaks, dumbland, rabbits, musica, video, unstaged, the national, d.a. pennebaker, terry gilliam, arcade fire, duran duran, webcast, dior, marion cotillard
by Federico Gironi
14. marzo 2011 16:47
Che poi, dopo la scommessa fatta sulla carta, abbiamo avuto dimostrazione che Submarine era effettivamente bbuono.
Empire Magazine gli ha appena dato 4 stelle. Il sottoscritto ne aveva parlato scritto così.
Oggi è uscito l'EP con i brani scritti ed eseguiti per la colonna sonora da mr. Arctic Monkeys, Alex Turner.
E allora mi piaceva postare il primo video tratto da quel disco (o quel film?), quello di un brano che si chiama "Piledriver Waltz".
Buon ascolto.
by Federico Gironi
17. febbraio 2011 16:26
Sono tornato. Qualcuno forse, leggendo qualcuna di queste cose qui, si sarà accorto che ho fatto un salto a Berlino per seguire parte della 61esima edizione del festival.
Penso di essere stato fortunato, dato che sono riuscito a vedere molte cose buone nel contesto di una Berlinale che, pare, non sta riservando un gran che ai suoi frequentatori.
Tra queste, quella che sono andato a vedere in fretta e furia il giorno del mio arrivo, lo scorso sabato. In programma, infatti, c'era la proiezione di parte della selezione dei corti selezionati in Berlinale Shorts: s'intitola Scenes from the Suburbs, è diretto da Spike Jonze e da lui stesso sceneggiato assieme a Will e Win Butler.
Win Butler è il signor Arcade Fire, ovvero il leader di uno dei gruppi più idolatrati dagli indie di tutto il mondo. E qui forse qualcuno capisce già dove sto andando a parare.
Perché qualche mese fa, Jonze ha diretto il videoclip di "The Suburbs", il primo singolo del nuovo, omonimo disco degli Arcade Fire. Il video era già un piccolo corto, come potete vedere da soli:
Scenes from the Suburbs è molto più di una versione estesa di questo video, anche se ovviamente ne riprende temi e sensibilità, a loro volta fortemente debitrici di quelle dei lavori di Jonze e degli Arcade Fire.
Modulando la Nouvelle Vague con la lettura della giovinezza propria di tanto cinema indie recente (passando per Spielberg), Jonze gira con estrema levità un corto nel quale i temi della fine di una stagione (della vita) e del vivere in quelle realtà modulari che sono i suburbia americani sono esplosi e declinati con modalità insolite, con l'irrompere di ansie terribili e violente provenienti da un immaginario solitamente alieno.
In precedenza quasi soave persino nella malinconia, Jonze questa volta racconta che persino il luogo per eccellenza del quieto vivere e del sogno americani non può più bearsi di un ignavo isolamento, vittima di quel caos violento e canceroso del mondo "esterno" che ha storicamente cercato di evitare. Che la corruzione della purezza è oramai pervasiva.
Il risultato è emotivamente coinvolgente, sorprendente e inquietante. Un film che pare il controcanto di quel The Myth of the American Sleepover visto a Torino qualche mese fa e che temo nelle sale non arriverà mai.
Comunque, a Berlino i corti sono seguitissimi. Non solo quelli di Jonze.