Un Barbabarba mannaro alieno a Torino

by Federico Gironi 29. novembre 2011 10:04

Torino.
Torino magica.
Torino teatro di film di Dario Argento.
Torino, che, con il Festival e il contributo fondamentale di Emanuela Martini, ha da tempo sdoganato alla grande il cinema horror all’interno del suo programma, facendo germogliare i semi lasciati dal passaggio dei Masters of Horror di qualche anno fa, in una precedente gestione.

Dopo l’edizione dello scorso anno, nella quale la sezione Rapporto Confidenziale era tutta tesa a tracciare una mappa del new horror, ecco che il cinema de paura torna nelle sale del festival anche quest’anno, addirittura anche in concorso, seppur sotto spoglie mutanti, mutevoli e cross-genere.

Perché all’horror, l’Attack the Block diretto da Joe Cornish associa dosi massicce di commedia (memore della tradizione umoristica del suo paese e quanto fatto da John Landis in Un lupo mannaro americano a Londra e dall'amico e collaboratore Edgar Wright in Shaun of the Dead) e di sci-fi, senza dimenticare nemmeno una liberissima reinterpretazione di istanze socio-politiche come un Ken Loach spogliato da ideologie e militanze.
Prosegue...

Maccosa?

by Federico Gironi 15. luglio 2011 10:47

Uno dei miei film preferiti dell'immenso John Carpenter, nonché uno dei miei film del cuore, è La cosa.
E non solo per la storia dei film polari di cui vi ho parlato un bel po' di tempo fa.
E' che La cosa è proprio bello.

Ora sta per arrivarne un remake.
Non proprio un remake. Un prequel. Non solo. Un rebooting. Tutte quelle cose lì.
Fatto sta che La cosa sta per tornare.
Anche il titolo è lo stesso: The Thing.

Ora.
Già sono partiti i primi brontolii...
"Ah, ma no, ma un remake, ma perché, farà schifo, ma che bisogno c'è, ma rifanno tutto, ma l'originale qui, l'originale lì..."
L'originale piace un sacco anche a me, l'ho detto prima.
E, guarda caso, anche l'originale era il remake di un altro gran bel film: La cosa da un altro mondo.
Che da bambino chiamavo il film del Carotone Gigante. Ma questo non c'entra.
C'entra che con questo fatto dell'intoccabilità a volte si esagera.
Magari questo nuovo film farà schifo, ma pace. Una cosa è il timore, un'altra l'ansia preventiva.

Poi, in realtà, qualche ragione per essere ottimosti c'è anche.
Innanzi tutto protagonisti del film sono uno bravo come Joel Edgerton e Mary Elizabeth Winstead, che dopo essere stata Ramona Flowers per me è un idolo assoluto.
E poi il trailer non è affatto male. Cita anche l'originale dell'originale.
Io vi inviterei a dargli una bella occhiata.
E se proprio proprio vi prendono scompensi carpenteriani, riguardatevi il film con Kurt Russell o leggetevi questo.

<a href='http://movies.msn.com/movies/movie-trailers/#/video/f749b83d-e1d0-4983-a918-a9c3914b03c0' target='_new' title='&#39;The Thing&#39; Movie Trailer' >Video: &#39;The Thing&#39; Movie Trailer</a>


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Sento uno spiffero

by Federico Gironi 24. febbraio 2011 14:05

Oggi a Roma c'è il sole.
Ma, come direbbero i metereologi o i velisti, spira una tesa tramontana. Insomma, fa freddo.

Il che non mi fa particolarmente piacere, ma mi da l'occasione di parlare di cose che probabilmente interessano solo a me ma che vi racconto lo stesso.

Ho una piccola mania, un'idiosincrasia, un pallino, un guilty pleasure: chiamatelo come volete. Per farla breve, mi piacciono i film ambientati ai Poli, o in regioni sub-polari (o su piattaforme petrolifere, ma qui i distinguo sarebbero troppi).

Inutile stare a pensare se sia nato prima l'uovo o la gallina, se mi piacciano quelle cose lì perché adoro La cosa o Un medico fra gli orsi o se adori in maniera particolare La cosa o Un medico fra gli orsi anche perché mi piacciono quelle cose lì. I fatti son questi.

E poi le ambientazioni desertiche, i ghiacci, il freddo e il vento, le spedizioni e le basi polari, l'isolamento estremo, il gruppo ristretto, le condizioni proibitive: son belle soddisfazioni, belle cose da vivere comodamente sprofondati nella poltrona del cinema o raggomitolati sotto al plaid sul divano di casa.

Mi piaccion quelle cose lì. E non solo il film di Carpenter o la serie tv più sottovalutata di tutti i tempi: anche robe (buone) come The Last Winter di Larry Fessenden, o il coreano Antarctic Journal, che peraltro hanno diversi punti in comune. Sono persino riuscito a guardare un po' di episodi di Men in Trees perché era ambientato in Alaska.

Allora è anche per questo che mi fa piacere che ci sia in lavorazione un film come The Grey.

Certo, ci sono anche altri motivi: ad esempio perché del film ho letto la sceneggiatura e nel suo genere non è affatto male. E perché su Joe Carnahan una pietra sopra ancora non ce l'ho messa: non è come un DJ Caruso, che con me ha chiuso, che dopo Salton Sea ha dimostrato come quel film sia stato uno sbaglio. No: a Carnahan la possibilità di tornare ai livelli di Narc gliela do ancora.

E The Grey potrebbe essere il film giusto, vuoi per l'indipendenza produttiva, vuoi per la storia: quella di un gruppo di operai di un campo petrolifero in Alaska che, in volo per tornare ad Anchorage dopo mesi di lavoro in isolamento, precipita nel nulla della natura selvaggia. E, come se non bastasse, se la deve vedere con un branco di lupi famelici.

Questa la prima immagine del film, che si sta girando in British Columbia.

That's what I'm talking about...

Per fortuna, nei panni del protagonsita c'è Liam Neeson, e non il fighetto Bradley Cooper, cui Carnahan aveva inizialmente pensato. Cosa c'entrava Sberla in Alaska, dico io?

Poi certo, all'orizzonte c'è anche il prequel/reboot de La cosa, quello con Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton. Ma quello è un altro discorso. Lì l'attesa fa il paio con il timore.

In tutto questo, vivo come una grave onta il fatto di non essere ancora riuscito a recuperare Encounters at the End of the World, il documentario polare di Werner Herzog. Ma sta lì pronto. E mi smacchierò molto presto.

Sotto al plaid.

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Now in eye popping 3D

by Federico Gironi 24. gennaio 2011 17:09

Sarò probabilmente già troppo vecchio (dentro/fuori, fate voi...) per entusiasmarmi o per apprezzare le evoluzioni tecnologiche del cinema, ma questa storia del 3D davvero non riesco a capirla.

Non ho finora visto nemmeno un film (compreso Avatar, con la parzialissima eccezione di Coraline: ma trattandosi di stop motion il discorso è complesso...) in cui l'uso delle più moderne tecnologie stereoscopiche fosse effettivamente utile per far compiere uno scarto di qualità in termini di esperienza della visione.
Per non parlare della funzionalità del 3D in termini narrativi.

Questa nuova ondata di film in tre dimensioni (in arrivo solo quest'anno ce ne sono una trentina, come ci ricorda un articolo del Guardian di ieri al riguardo) mi sembra davvero la riproposizione aggiornata (ad uso esclusivamente monetario) di una tecnologia basilarmente vecchia, che ha già fatto i suoi tentativi di colonizzazione del mondo del cinema: fallendo tutte le volte. 

D'accordo con me Sono abbastanza d'accordo con John Carpenter, che in questa intervista, parlando del 3D, dice che "era ridicolo allora ed è ridicolo anche oggi"; e ancora di più con Roger Ebert, che qualche tempo fa, sul Newsweek, ha scritto questa cosa qui.
E viva i Razzies che hanno quest'anno hanno inagurato la categoria "Peggior uso improprio del 3D"

Di certo, il tempo (e le diavolerie del marketing) mi daranno torto. Di certo, Baz Luhrmann regalerà nuova profondità al "Grande Gatsby" girando il suo adattamento in 3D.

O forse, l'unico in grado di farmi divertire davvero col 3D sarà Alexandre Aja con l'imminente Piranha 3D: ma allora si tratterà di un divertimento ludico e autoironico, che strizza l'occhio ai maldestri tentativi degli anni Cinquanta e Settanta.
Non certo alla prosopopea di Cameron e dei suoi discepoli. 

PS - avevo dimenticato l'Herzog di Cave of Forgotten Dreams. Ma insomma...

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“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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