Oggi a Roma c'è il sole.
Ma, come direbbero i metereologi o i velisti, spira una tesa tramontana. Insomma, fa freddo.
Il che non mi fa particolarmente piacere, ma mi da l'occasione di parlare di cose che probabilmente interessano solo a me ma che vi racconto lo stesso.
Ho una piccola mania, un'idiosincrasia, un pallino, un guilty pleasure: chiamatelo come volete. Per farla breve, mi piacciono i film ambientati ai Poli, o in regioni sub-polari (o su piattaforme petrolifere, ma qui i distinguo sarebbero troppi).
Inutile stare a pensare se sia nato prima l'uovo o la gallina, se mi piacciano quelle cose lì perché adoro La cosa o Un medico fra gli orsi o se adori in maniera particolare La cosa o Un medico fra gli orsi anche perché mi piacciono quelle cose lì. I fatti son questi.
E poi le ambientazioni desertiche, i ghiacci, il freddo e il vento, le spedizioni e le basi polari, l'isolamento estremo, il gruppo ristretto, le condizioni proibitive: son belle soddisfazioni, belle cose da vivere comodamente sprofondati nella poltrona del cinema o raggomitolati sotto al plaid sul divano di casa.
Mi piaccion quelle cose lì. E non solo il film di Carpenter o la serie tv più sottovalutata di tutti i tempi: anche robe (buone) come The Last Winter di Larry Fessenden, o il coreano Antarctic Journal, che peraltro hanno diversi punti in comune. Sono persino riuscito a guardare un po' di episodi di Men in Trees perché era ambientato in Alaska.
Allora è anche per questo che mi fa piacere che ci sia in lavorazione un film come The Grey.
Certo, ci sono anche altri motivi: ad esempio perché del film ho letto la sceneggiatura e nel suo genere non è affatto male. E perché su Joe Carnahan una pietra sopra ancora non ce l'ho messa: non è come un DJ Caruso, che con me ha chiuso, che dopo Salton Sea ha dimostrato come quel film sia stato uno sbaglio. No: a Carnahan la possibilità di tornare ai livelli di Narc gliela do ancora.
E The Grey potrebbe essere il film giusto, vuoi per l'indipendenza produttiva, vuoi per la storia: quella di un gruppo di operai di un campo petrolifero in Alaska che, in volo per tornare ad Anchorage dopo mesi di lavoro in isolamento, precipita nel nulla della natura selvaggia. E, come se non bastasse, se la deve vedere con un branco di lupi famelici.
Questa la prima immagine del film, che si sta girando in British Columbia.

That's what I'm talking about...
Per fortuna, nei panni del protagonsita c'è Liam Neeson, e non il fighetto Bradley Cooper, cui Carnahan aveva inizialmente pensato. Cosa c'entrava Sberla in Alaska, dico io?
Poi certo, all'orizzonte c'è anche il prequel/reboot de La cosa, quello con Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton. Ma quello è un altro discorso. Lì l'attesa fa il paio con il timore.
In tutto questo, vivo come una grave onta il fatto di non essere ancora riuscito a recuperare Encounters at the End of the World, il documentario polare di Werner Herzog. Ma sta lì pronto. E mi smacchierò molto presto.
Sotto al plaid.