by Federico Gironi
7. ottobre 2011 11:51
Ieri è morto Steve Jobs.
Non credo di poter o voler aggiungere molto a quello che è già stato detto.
Non credo nemmeno di irritare i Talebani della Mela (si scherza eh, ho un Mac anche io...) se dico che, tra le tante altre cose, Jobs è stato un genio del marketing e della pubblicità.
Non che questo giustifichi chi anche ieri ha sfruttato il suo decesso per cinica autopromozione, ma lo è stato.
In fondo sono geni del marketing e della pubblicità anche coloro che ristampano un classico della letteratura come "Cime tempestose" con una grafica di copertina che richiama quella dei volumi di Twilight e un bel bollino rosso che recita "I libri preferiti di Bella e Edward".
Io di solito aborro perfino le fascette che recitano "Da questo libro, il film con Pinco Panco", figuriamoci la faccia che ho fatto alla vista del bollino in questione.
Poi però ci ho pensato: magari serve a portare qualche ragazzina abituata alla prosa della Meyer verso letteratura di tutt'altro livello.
Forse anche così si ricostruisce la domanda.
Forse dovremmo mettere i bollini anche sui film.
Oggi un sacco delle ragazzine di cui sopra andranno al cinema a vedere Taylor Lautner flettere i muscoli in Abduction.
Ma invece,a rigor di logica, dovrebbero vedere Jane Eyre.
O, anche meglio, L'amore che resta.
Perché poi, a parte il romanticismo della storia, vuoi mettere Henry Hopper con Taylor Lautner?
Non c'è paragone, suvvia. Team Henry tutta la vita.
L'amore che resta.
Che cavolo di titolo.
Ecco, la questione titoli è come la questione bollini, marketing, pubblicità.
Anche ai Dardenne, che (notizia di oggi) avrebbero voluto intitolare Pitbull il loro Le gamin au vélo, impongono dei titoli per ragioni di marketing. Ma qui da noi si esagera.
Ti pare che The Guard possa diventare Un poliziotto da happy hour?
E poi, in my humble opinion, a forza di vendere qualcosa per quello che non è i risultati sono controproducenti (si vedano le aspettative disilluse di chi di Drive aveva visto solo il trailer italiano).
Infiocchettare sì, magari mentire no.
Comunque, chiunque guardi Mad Men sa che certi meccanismi non li abbiamo certo inventati ai giorni nostri.
Noi forse li abbiamo solo fatti degenerare.
Don Draper un etica ce l'ha. Anche se beve e fuma. Beato lui.
Mica avrebbe redirectato chi digita "forzagnocca" al faccione di Alfano.
Tags: steve jobs, marketing, pubblicità, autopromozione, bella, edward, cime tempestose, twilight, abduction, jane eyre, l'amore che resta, taylor lautner, henry hopper, fratelli fardenne, le gamin au velò, the guard, un poliziotto da happy hour, drive, mad men, don draper
by Federico Gironi
26. settembre 2011 13:28
Potrei cominciare questo post bullandomi.
Potrei cominciare dicendo: "ve l'avevo detto io".
Perché di quelli che sono i due attori del momento, Michael Fassbender e Ryan Gosling (in ordine rigorosamente alfabetico), avevo parlato mesi addietro su queste pagine.
Dicendo, si dell'uno che dell'altro: "son bravi, teneteli d'occhio, vedrete".
Potrei.
Ma bisogna essere onesti.
Perché per sapere chi tenere d'occhio non serve necessariamente avere l'occhio lungo.
Basta solo tenere gli occhi aperti.
Nell'era di internet, non è necessario trasferirsi dall'altro lato dell'oceano per capire chi è già diventato "the next big thing", o chi siano le due reginette dell'universo cine-televisivo indie.
Basta tenere gli occhi aperti.
Tra l'altro, tenendo gli occhi aperti, è stato interessante vedere l'evoluzione delle routine e delle strategie mediatiche che hanno reso i nostri dei divi nell'immaginario collettivo prima ancora che lo facessero i loro film e il loro lavoro.
Comunque, oramai i due sono esplosi, anche da noi.
Complici il festival di Venezia e i film che sono arrivati puntualmente in sala.
Venerdì ci sarà perfino uno scontro diretto nelle sale: Fassbender nell'angolo di A Dangerous Method, Gosling in quello di Drive.
E già si sentono stagionate giornaliste schierarsi da un lato o dall'altro, team Michael contro team Ryan.
Da un punto di vista prettamente recitativo, io non ho dubbi.
Le mie preferenze vanno a Gosling.
Per le cose passate e spesso non viste da noi (come Half Nelson e Blue Valentine) così come per quelle in sala (Drive) o in arrivo (Le idi di marzo).
Fassbender aveva regalato una grande interpretazione in Hunger, e in Fish Tank, ma non si è ripetuto agli stessi livelli né in Shame né nell'altro titolo imminente nei nostri cinema, Jane Eyre.
Bravo è sempre bravo, per carità, ma non allo stesso modo.
Tanto più che in Shame lo supera Carey Mulligan (che a sua volta non supera Gosling nel film di Winding Refn) e nell'adattamento brontiano, invece, Mia Wasikowska.
D'altronde, loro due son bravissime sempre.
Lo dico da tempi non sospetti.
Anche di loro.
Basta tenere gli occhi aperti.
Tags: michael fassbender, ryan gosling, divismo, drive, a dangerous method, le idi di marzo, jane eyre, carey mulligan, mia wasikowska, huger, fish tank, shame, half nelson, blue valentine