by Federico Gironi
19. ottobre 2011 11:01
Luca Sofri lo chiama il "boxino morboso".
Noi (io e i miei compagni di stanza in ufficio), più volgarmente "la barra delle cazzate".
Sono le colonne di destra sui siti di Repubblica o del Corriere, quelle dai contenuti più faceti o pruriginosi.
Che poi alla fine sono sempre gli stessi, e spesso si ripetono.
Ieri Repubblica riproponeva di nuovo una piccola fotogallery dedicata agli Orrori di Photoshop, immagini dove ai ritratti macava qualche arto o altro pezzo di corpo per via di un eccesso distratto di fotoritocco.
Io, tutti i giorni o quasi, faccio sempre la stessa strada per andare in ufficio.
E, tutti i giorni o quasi, ultimamente, passo davanti ad una serie di affissioni pubblicitarie di un marchio d'abbigliamento femminile che ha come testimonial Manuela Arcuri.
Che c'entra tutto questo con la barra delle cazzate?
Beh, a parte che spesso la Manuelona, prima di essere diventata la donna del Grande Rifiuto, vi appariva.
E comunque il fatto è che, in una di quelle affissioni, il suo volto è stato tanto fotoscioppato da farla somigliare a Olivia Wilde.
Manuela Arcuri e Olivia Wilde.
Voglio dire, si passano quasi 10 anni e almeno 15 chili (stima mia).
Che poi pure Olivia, di solito, è tutta bella levigatina.
In Cowboy & Aliens è davvero una presenza "aliena", sempre così fresca e pulita anche nelle situazioni più brusche e polverose.
Mica era così prima, in film come Alpha Dog o Turistas.
Bella magari sì, levigatina no.
Tra un po' comunque la Wilde sarà in In Time.
Ho già parlato di In Time? Ma sì, l'ho già fatto qui.
E però, insomma, mi pare che la cosa sia ancora di stringente attualità.
Perché, con buona pace delle distopie di Niccol, la situazione reale mi pare davvero peggiore.
Qui nemmeno avremo più il tempo. Di tempo non ce n'è più.
E il ritocco fotografico dilaga, trasforma volti in maschere, sovrapponendo e confondendo identità, fino agli eccessi mimetici della performance capture dei lavori di Zemeckis e dell'imminente Tintin di Steven Spielberg.
Non so perché, ma tutto questo mi pare terribilmente connesso al proliferare delle maschere di Guy Fawkes nelle manifestazioni di tutto il mondo di questi giorni.
Una maschera levigata, elegante, il cui senso, se non lo sapeste, va ricercato nello splendido "V per Vendetta" di Alan Moore.
Va bene anche il film di James McTeigue.
Senza volto sì, identità collettiva anche.
Ma direzione opposta.
Come i "no" di Manuelona.
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