Un anno dopo

by Federico Gironi 9. novembre 2012 15:23

Poco più di un anno fa, il mio ultimo post relativo al Festival di Roma del 2011 era stato questo.
Un post dove affermavo ironicamente di saperci vedere lungo, a volerlo, e che si è rivelato involontariamente divinatorio.

In quel post dicevo che potevo avere un futuro come selezionatore di qualche festival.
E, qualche mese dopo, sono stato chiamato dal Festival di Torino a fare proprio quel lavoro lì.

In quel post accennavo ad un possibile cambio della guardia alla direzione della manifestazione romana, e sappiamo un po' tutti quello che è accaduto.

Ecco.
Proprio perché selezionatore del Festival di Torino e proprio perché tra Roma e Torino quest'anno è accaduto quel che è accaduto, difficilmente quest'anno mi potrò permettere le ironie sulla manifestazione che mi potevo concedere lo scorso anno.
Del Festival di Roma 2012 parlerò solo ed esclusicamente riguardo il cinema, i film, attraverso le recensioni che troverete elencate qui.
Mentre in questo spazio cercherò di inserire quel poco di commentabile senza dare adito a polemiche o sospetti, selezionato nel già ristretto novero di eventi extra cinematografici che la routine di un festival (di qualsiasi festival) mette a disposizione.

Qualche quadretto di vita quotidiana, qualche riflessione colta o faceta, qualche immagine rubata.
Non vi struggete troppo, quindi, se non troverete in questo spazio cronache intense e prolisse.
C'è sempre lo spazio di quello che lavora con me.

 

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Vota Antonio!

by Federico Gironi 4. novembre 2011 13:10

Oggi finisce il Festival di Roma.
Finalmente.

No, non è cattiveria.

È che francamente, dopo sei anni, faccio ancora fatica a capire il senso e l'identità di una manifestazione che non riesce a essere pienamente né popolare né cinefila, festival vecchio stampo (neo)nato in anni in cui la forma festival si discute e si mette sotto accusa, cercando di trasformarla e aggiornarla.

Non so.
Magari mi sbaglio. Mi sbaglio abbastanza spesso (cit.).
Magari verrò smentito il prossimo anno, che se ci sarà sarà il settimo. Come i sette colli e i sette re. Di Roma, appunto.
Comunque, faccio fatica a pensare a sette titoli visti in questi giorni che consiglierei di recuperare.
Mi fermerei molto prima, pur cercando di essere di bocca buona.

A pensarci bene, questo Festival di Roma però una cosa me l'ha insegnata.
Che forse avrei un futuro come selezionatore.
Scherzi a parte, dopo che a Locarno erano andati due film anticipati da questo blog come sorvegliati speciali (Another Earth e Attack the Block), ora anche a Roma ho visto due titoli di cui avevo parlato da queste colonne tempo fa: Bobby Fischer Against the World e Project Nim.

Parlando di quest'ultimo, avevo fatto un parallelo alla cieca con L'alba del pianeta delle scimmie.
E, ora che ho visto entrambi, devo dire che avevo proprio ragione.
La storia dello scimpanzè Cesare nel film di Rupert Wyatt ricalca fedelmente quella di Nim ripercorsa da James Marsh nel suo documentario: perlomeno fino alla svolta "ribelle".
Ma anche dopo, in un certo senso (in senso "politico") i punti di contatto non mancano: perché la rivolta delle scimmie nasce proprio da quella stessa cieca ignoranza delle differenze e delle uguaglianze di una specie altra che viene indicata da Project Nim come il principale limite dell'esperimento che racconta e delle difficoltà di rapporto tra il suo protagonista primate e gli umani.

Tutto ciò conferma due cose:
A) che L'alba del pianeta delle scimmie è uno dei blockbuster più intelligenti degli ultimi anni.
B) che quando voglio ci vedo lungo.

Se per caso all'Auditorium fanno il settimo anno e - complice l'omonima crisi - mi vogliono offrire la direzione, potrei anche accettare.
Trema, Piera!

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Michele, è finita, hai perso la partita

by Federico Gironi 2. novembre 2011 15:07

Oggi è mercoledì.
Oggi, con il film di Ivan Cotroneo La Kryptonite nella borsa, si chiude il concorso del Festival Internazionale del film di Roma.
Da domani in avanti, anche le altre sezioni propongono essenzialmente repliche.

Eppure, il Festival va avanti fino a venerdì.
Sera.

E oggi, mercoledì,  il programma delle proiezioni per la stampa prevedeva, in contemporanea al mattino, le proiezioni di due film fuori concorso, quello di Faenza e quello di Curtis Hanson. In contemporanea.
Una gestione degli spazi e dei tempi quantomeno curiosa.
Si vede che c'era del tempo da perdere.
E c'eran soldi da spendere.

E dire che c'è la crisi.
Insomma, io con quello che ha detto il ministro Galan l'altra sera sul red carpet, alla fin fine son d'accordo.
Devo essere sincero: son sei anni che mi chiedo il senso di questa manifestazione.
D'altronde, mi chiedo il senso di molte altre cose, in questi giorni.
Di cose che durano da ben più di sei anni. E che hanno finito la benzina da tempo, ma la tirano per le lunghe con il chiudere i battenti.
Oddio.
Non è che dovremo invocare l'emergenza nazionale anche per i cinema?
Lo spettro del default minaccia anche l'Auditorium?
Io i Ghostbusters non li chiamo, nel caso.

A proposito di fantasmi e altre creature dell'occulto.
Oggi, uscendo dalla sala stampa mi sono imbattuto frontalmente in Deborah Ann Woll, la Jessica di True Blood, nel cast del film di Faenza.
Era pallidissima e fasciata da un bell'abitino porpora.
Fun Fact of the Day: la Woll è celiaca.
La mia fonte è seria e affidabile.

Comunque sto divagando.
Torniamo alle cose serie.
A un certo punto, ne La kryptonite nella borsa, un personaggio è su una spiaggia e si lamenta per l'essersi sporcato di catrame. Il bambino con lei, il protagonista del film, gli risponde di usare l'acqua ragia.
Ecco, nel contesto di un film trascurabile, questa è stata per me una piccola madeleine.
Anche io, da piccolo, negli anni Settanta (anche primi Ottanta, va'...), mi sporcavo sempre col catrame, in spiaggia. E venivo ripulito con l'acqua ragia.
Me l'ero quasi dimenticato.
Oggi, il catrame sulle spiaggie non c'è più.
Mi chiedo dove sia finito.
Ah, quelle giornate in spiaggia, col catrame. Come le merendine, il brodo di pollo quand'ero malato, gli ultimi giorni prima delle vacanze.

Michele, è finita, hai perso la partita.


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Col vestito della Festa

by Federico Gironi 30. ottobre 2011 16:35

Mentre scrivo queste righe, l'Auditorium è preso d'assalto.
Stanno per passare sul red carpet le stelle (secondarie) della galassia di Twilight, venute a presentare un quarticello d'ora di Breaking Dawn.
E poi, è domenica.

Perché questo è un Festival romano fino al midollo.
Di quella romanità indolente e piaciona, un po' snob.
Come quella dei quartieri che circordano i tre scarabei di Piano: il Flaminio, Ponte Milvio, i Parioli.

Questo è un Festival che (audience-wise) vive di struscio, più che di cinema. Di aperitivi e di "oh ciao, come stai".
Di "ci vediamo all'Auditorium", di feste e pubbliche relazioni. Forse è anche per questo che gli sponsor ci si gettano a pesce.
E che prima di essere un Festival era una Festa.

Sia come sia, è solo in queste giornate, o all'ora dell'aperitivo o del dopo cena che l'Auditorium smette di essere la cattedrale nel deserto che sembra essere al mattino, quando non c'è quasi nessuno e l'umidità si taglia con un grissino.
Chi conosce Roma sa come il Villaggio Olimpico, vicino al Tevere e pericolosamente basso di livello, abbia uno dei microclimi più settentrionali della capitale.
E allora non sorprende che al mattino il red carpet del Festival sia regolarmente argentato di brina spessa 5 centimetri.

Già, il Villaggio Olimpico.
L'ha citato anche Mario Sesti, ieri, durante il deludente incontro con Michael Mann che conduceva assieme a Antonio Monda.
Perché, dopo alcune scene di Alì, Sesti ha detto che il pugile aveva alloggiato proprio qui, quando ha vinto l'oro olimpico a Roma 1960, quando ancora si chiamava Cassius Clay.
Proprio qui.
Poveraccio. Pensa che umido.
Poi dice che è finito a fare il Rumble in the Jungle...


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Good Vibrations - UPDATED

by Federico Gironi 28. ottobre 2011 15:44

Ce la mette tutta, il Festival di Roma.
Tenta in ogni modo di raggiungere il giusto groove, di ammaliare e accattivare il pubblico.

Avrete saputo che il gadget distribuito alla stampa (femminile, solo femminile...) all'ingresso della proiezione anticipata di Hysteria era un mini (molto, mini) vibratore rosa.

Forse però nessuno vi ha mai detto che, durante quella stessa proiezione, l'audio del film si mescolava ai bassi provenienti dal dj set che stava tenendo contemporaneamente Boy George in uno spazio adiacente.
La dissonanza (ideale, non sonora) era indubbiamente notevole.

Oggi comunque a Roma (come altrove, d'altronde) è stato il giorno del Tintin di Steven Spielberg.
Lui non c'era, Tintin sì.
Jamie Bell, intendo.
L'hanno riconosciuto anche senza trucco digitale, pare.
Pare anche che durante le interviste fosse molto agitato. Iperattivo, nel senso.

"È isterico!", ha gridato qualcuno, "Avete un mini vibratore a portata di mano?".
Si è fatto avanti solo Boy George.
Altri, più pragmatici e meno sessuomani, hanno raccomandato la visione del film di Marina Spada come sedativo.
Nonostante le controindicazioni.

Comunque A Few Best Men è divertente.
Stephen Elliott ha girato una sorta di Una notte da leoni in versione brit-aussie, più scorretto e anche più dolce.
In mezzo, per far concorrenza al vibratore di Hysteria, c'è anche un masticatore.
E c'è Olivia Newton-John.

Ora basta canticchiare "Summer Nights", devo andare.
Mi aspetta Maggie Gyllenhall, mica Claudia Gerini.
Volevo farle un regalo. Forse un pacco di farina per ricordare i bei tempi di Vero come la finzione.

UPDATE:

Sono andato.
Ma Maggie se n'è andata.
Senza avermi visto, peraltro, quindi non è colpa mia.
Ha mollato a metà gli incontri stampa, per la desolazione della sua publicist italiana.
Maggie, non si fa così. Niente più farina.
Pure Rupert (Everett) non aveva tanta voglia, ma s'è fatto intervistare.
Ed è stato pure simpatico.
Dice che la cosa che gli piace di più al mondo è non fare un bel niente e osservare.
Osservare le cose e la gente. Specie all'aeroporto. Meglio se in una VIP lounge.
Oh, come ti capisco Rupert.

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Non ci sono paragoni

by Federico Gironi 27. ottobre 2011 14:59

Stamane, riposato e baldanzoso (si fa per dire), computer carico e serbatoio pieno, sono uscito di casa, direzione Auditorium.
Aka: Festival Internazionale del film di Roma.

In sella al mio bolide, mi sono ritrovato in un attimo nel mezzo di un traffico pazzesco anche per una città pazzesca come Roma, che ha raddoppiato i miei normali tempi di percorrenza. E solo alcuni minuti fa ho scoperto il perché.

In zona Roma nord ha aperto un nuovo Trony, che ha attirato una folla indicibile e paralizzato mezza città.
Lo spiegano bene qui.
Alla faccia della crisi.

Una volta raggiunta la mia meta, invece, il panorama era quasi deserto.
Ai limiti del desolante.
Giornalisti assonnati e qualche sparuta scolaresca vociante.
Da una lato l'elettronica di consumo, dall'altro il cinema.
"Non ci sono paragoni".

Certo che, al momento, non è che le infrastrutture festivaliere (calate nel contesto di quello che personalmente ritengo uno dei lavori meno riusciti di Renzo Piano), offrano tutto questo gran ché.
All'ora di pranzo incontravo colleghi abbattuti quanto me dall'offerta alimentare del giorno.
Per contro, la sala stampa offerta dal Festival è, come negli anni scorsi, l'ambiente più densamente popolato del circondario, nonché quello fornito del numero più alto di decibel.
La convivenza tra fotografi (antropologicamente caciaroni) e giornalisti (notoriamente rompicoglioni) non è quindi sempre delle più facili.
Servirebbe tutta la pazienza pacifista di Aung San Suu Kyi, omaggiata (?) da Luc Besson nel film d'apertura del Festival, The Lady.

Io, nel frattempo, ho stretto alleanza contro i colleghi molesti con Francesco del Grosso, regista dell'atteso 11 metri.
Chiacchierando, mi ha detto che il suo film sorprenderà molti, che non si tratta di un film sul calcio o un calciatore ma di qualcosa di completamente diverso.
Mi è parso convincente. O forse era solo per via dell'alleanza.

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Finis absoluta mundi

by Federico Gironi 24. ottobre 2011 17:14

Ah.
Tra poco comincia il Festival di Roma, anno sesto.
Tra poco ci va anche La Fin absolue du monde.
Senza indennità di trasferta.
Che già stiamo qui.
Già.
Ma qui dove?

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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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