Buon appetito

by Federico Gironi 9. dicembre 2011 12:42

In principio fu Linea Verde.
Quella originale, quella di Federico Fazzuoli.
Poi il revival dell'agro-alimentare si trasformò rapidamente in moda eno-gastronomica.

E oggi è tutto un fiorire di programmi di cucina, la gente fa le foto a quello che mangia e le posta sui social network, tutti parlano di tannini e persistenze, i cuochi sono diventati delle star.

Il fenomeno è globale, come la cucina che oramai non ha più confini.
Anche il cinema se n'è accorto. Da tempo.

Ora però arriva il trailer di un documentario che, forse, potrebbe farmi cambiare prospettiva sul più modaiolo dei cibi.
Su quel sushi che a volte mangio volentieri ma che non mi ha mai conquistato fino in fondo.
Forse dovrei provare quello di Jiro Ono.
Che è questo signore qui:

Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

Knock on Woody

by Federico Gironi 17. novembre 2011 11:59

Oggi circola notizia di un possibile ritorno al cinema di Woody Woodpecker.
Ma non è il picchio nevrotico il Woody di cui volevo parlare.
Quello di cui volevo parlare è sì nevrotico, ma non è un picchio.

Allora.

Ho già detto dal Festival di Cannes che Midnight in Paris è il miglior film di Woody Allen da diversi anni a questa parte.

Però forse non sapete che:
- Midnight in Paris fa parte del programma del Torino Film Festival che il qui presente blog seguirà quotidianamente
- Woody Allen sarà protagonista di una puntata dei Cinepatici (ospite il sottoscritto) che andrà in onda il 3 dicembre, all'indomani dell'uscita del film in sala.

Perché dico tutto questo?
Perché tra le cose che ho trovato stamattina online c'è anche il trailer di un documentario della PBS (la tv pubblica statunitense) dedicato proprio al regista newyorchese.
S'intitola semplicemente Woody Allen: a Documentary e andrà in onda il 20 e il 21 novembre.
L'ha prodotto Brett Ratner e direttolo specialista Robert Weide e dura 3 ore e mezza divise in due parti.
Sono intervistati, tra gli altri: Antonio Banderas, Josh Brolin, Penelope Cruz, John Cusack, Larry David, Mariel Hemingway, Scarlett Johansson, Julie Kavner, Diane Keaton, Martin Landau, Sean Penn, Chris Rock, Mira Sorvino, Naomi Watts, Dianne Wiest, Owen Wilson, Marshall Brickman, Mickey Rose, Doug McGrath, Gordon Willis, Vilmos Zsigmond, Letty Aronson, Jack Rollins, Juliet Taylor, Dick Cavett, Martin Scorsese.

Ah, questo è il trailer.
Subito dopo una bonus track.

Watch Woody Allen: A Documentary on PBS. See more from AMERICAN MASTERS.




Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

Monkey Business

by Federico Gironi 7. luglio 2011 13:37

Di questo Rise of the Planet of the Apes (aka: L'alba del pianeta delle scimmie) si parla da tempo.
Perché pare che la sceneggiatura da cui si è partiti (scritta da Rick Jaffa e rielaborata da Amanda Silver) non fosse affatto male, e che il regista Rupert Wyatt abbia fatto un buon lavoro.
A testimoniarlo c'è un (bel) trailer che sta spopolando e che potete vedere o rivedere qui.

Poi certo, i trailer contano quello che contano, non ci sono dubbi.
E per vedere come sarà davvero il film bisognerà aspettare la fine di settembre, quando debutterà nei nostri cinema.

Ma in realtà non è esattamente di questo, che volevo parlare.
Perché, curiosamente, in parallelo con i trailer del film di Wyatt, online circola da tempo anche quello di un altro film che ha protagonista una scimmia, che parla delle le sue capacità intelletive, del suo adattarsi al mondo degli umani, del discrimine sottile e profondo tra le due razze.
E' però un film molto diverso dal blockbuster della Fox.
Per molti motivi: il più evidente dei quali è che si tratta di un documentario.

S'intitola Project Nim, e racconta la storia di uno scimpanzè. Chiamato, appunto, Nim.
All'inizio degli anni Settanta Nim fu protagonista di un rivoluzionario esperimento scientifico mirato a mostrare come una scimmia potesse imparare a comunicare con un linguaggio comune agli umani se cresciuto come fosse un bambino e non un animale.
Nim fu quindi "adottato", appena nato, da una giovane studentessa di psicologia che aveva già tre figli, e che lo crebbe come fosse un quarto.
L'esperimento fu affascinante e controverso, la sua portata scientifica ugualmente importante alle questioni emotive, morali e filosofiche che inevitabilmente sarebbe andato a toccare.
E il film in questione cerca proprio di esplorare questa complessità nella maniera più ampia.

Il tema è molto interessante, e a rendere il tutto ancor più degno d'attenzione è il fatto che a dirigere Project Nim c'è quel James Marsh che ha lasciato mezzo mondo a bocca aperta con un film straordinario come Man on Wire.
Ecco, non so come, ma sento quasi che Project Nim e Rise of the Planet of the Apes siano due opere diversissime ma complementari.
Perlomeno nella migliore delle ipotesi.

Altrimenti, rimaniamo col documentario, che è meglio.

 

Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

Scacco matto

by Federico Gironi 23. giugno 2011 19:02

Chi mi conosce lo sa bene.
Sono un pigro.
A volte molto pigro.
Troppo.
Non è un caso che questo blog abbia a volte dei "buchi di programmazione" così prolungati.
Ma questo è un altro discorso.

Sono pigro, dicevo.
E questo comporta che i miei tempi di reazione tra pensiero e azione siano non esattamente da centometrista. E allora spesso accade che alcune riflessioni che mi ronzano in testa vengano poi espresse prima da altri. O che idee che mi vengono siano poi messe in pratica mentre io mi sto ancora crogiolando nella pigrizia.
Nelle velleità, per dirla con I Cani.

Per carità, mica sostengo di avere chissà quali intuizioni.
Ma capita che, di fronte a un articolo, a una storia, a un film, a un documentario, mi venga da dire: "ecco, vedi? se mi fossi mosso prima non mi avrebbero rubato l'idea."
E' ad esempio il caso di un documentario presentato alla scorsa edizione del Sundance, che sta per debuttare nelle sale inglesi.
S'intitola Bobby Fischer Against the World.

Chi è Bobby Fischer? E' stato uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi.
Non che io m'intenda particolarmente di scacchi, per carità. E' che Fischer ha una storia terribilmente affascinante.
Un uomo geniale e dal carattere impossibile: paranoide, misogino, misantropo, reclusivo. Per alcuni folle, per altri malato della Sindrome di Asperger, per altri ancora semplicemente uno stregolato.
Fu l'unico americano a diventare campione del mondo di scacchi, perse il titolo per non volerlo difendere, sparì dalla scena pubblica per vent'anni, sparì dii nuovo, fu ritrovato.
Perse il passaporto americano per via di contrasti durissimi con il Dipartimento di Stato del suo paese, fu arrestato in Giappone e poi rilasciato, gli fu offerto asilo dall'Islanda.
E lì morì da esule, tre anni fa. Proprio in quella Reykjavík che fu teatro delle sue sfide più celebri con Boris Spasskij.

"Vabbe', e allora?", direte voi?
Niente, solo che per anni pensavo tra me o con pochi amici: "Su Fischer andrebbe proprio fatto un documentario."
Ecco. Sono stato accontentato.
E come se non bastasse, da anni è pronto il copione di un biopic intitolato Pawn Sacrifice, finto anche nella prestigiosa Black List delle migliori sceneggiature ancora da girare. Le ultime volta che se n'era parlato, si diceva David Fincher fosse interessato a dirigerlo, e che Tobey Maguire lo volesse produrre e interpretare.
Vedremo. Dubito di riuscire ad arrivare prima di loro.
O di chiunque altro.

Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

Georgia on my Mind

by Federico Gironi 3. giugno 2011 11:00

Il numero di film nuovi e/o sconosciuti in cui ci si imbatte navigando su internet, anche limitandosi a frequentare i pochi siti di riferimento che si hanno, è davvero esorbitante.
Stare dietro a tutti è cosa impossibile.
E, a dirla tutta, nemmeno utilissima, dato che la maggior parte dei titoli in questione sono a dir poco trascurabili. 

A volte però capitano anche delle belle sorprese. O succede di rimanere intrigati da una trama, una foto, un trailer.
E' in quei casi che La Fin absolue du monde mette su il cipiglio del blog che la sa lunga, e che vi suggerisce di tenere d'occhio quel personaggio o quel film.
E' il caso di General Orders No.9.

Film mai sentito nominare fino a ieri sera, quando ad attirare la mia attenzione sono stati, nell'ordine, la locandina che vedete nell'angolo in alto a sinistra di questo post e e il nome (solitamente abusato) di Terrence Malick.
Sinceramente cosa sia esattamente General Orders No.9 è difficile dirlo.
Dovrebbe trattarsi di un documentario che racconta i "cambiamenti e le perdite" subite dal territorio, la cultura e popolazione dello stato della Georgia nel corso dell'ultimo secolo.
Ed è frutto del lavoro di 11 anni dell'esordiente Bob Persons.

Forse qualcuno mi darà del togato o mi accuserà di essere autoreferenziale.
Ma io il trailer vorrei farvelo vedere lo stesso.

Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

O'documento

by Federico Gironi 22. febbraio 2011 11:33

Da queste parti stiamo con Banksy, oramai dovrebbe essere noto.

Stiamo come lui come artista e come regista. E facciamo il tifo affinché il suo film vinca meritatamente l'Oscar.

Proprio in queste ore, riguardo l'eventualità in questione, si sta scatenando una sorta di polemica. Perché Banksy, attraverso i suoi rappresentanti, ha chiesto all'Academy di partecipare alla serata di premiazione (e quindi anche di ritirare l'eventuale statuetta) mascherato come al solito, per preservare la sua identità.

E l'Academy ha risposto di no.

Già una decina di giorni fa il direttore esecutivo dell'Academy, Bruce Davis aveva detto:

"Lo scenario divertente e inquietante è che il film [di Banksy] vinca e sul palco salgano cinque personaggi mascherati da scimmia che dicono 'Sono io Banksy'. A chi daremmo l'Oscar? Dobbiamo pensare ad una procedura."

Mentre Tom Sherak, presidente dell'organismo, si era spinto oltre dichiarando:

"Non sarebbe dignitoso per l'Academy far salire sul palco qualcuno coperto da una maschera da scimmia."

Dignitoso. Non sarebbe dignitoso. Sarebbe inquietante.

Se già leggendo queste parole non vi sono cadute le braccia, proseguo nel ragionamento.

C'è questo articolo pubblicato da Entertainment Weekly nel quale si parla di come le paure dell'Academy farebbero a cazzotti con le loro intenzioni di ravvivare una cerimonia che da anni è noiosissima. Di come lasciando che "Banksy sia Banksy", le cose si potrebbero positivamente vivacizzare. E sono anche d'accordo. Solo che la questione mi appare ancora più grave.

Attraverso quest'ossessione formale e identitaria che nemmeno i Carabinieri, l'Academy dimostra di non aver capito un tubo del contenuto del film che ha candidato al suo stesso premio. Come tutto il lavoro di Bansky, Exit Through the Gift Shop s'incentra sulla decontestualizzazione, sul sovvertimento ironico, sullo spiazzamento, sul rifiuto di accettare connotazioni identitarie che regalano finte certezze. Ovvero su tutto quello che l'organismo degli Oscar sta rigettando.

A questo punto, spero ancora di più che il film di Banksy vinca. Il cortocircuito sarebbe divertente e dirompente.

Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

Campagna di strada

by Federico Gironi 1. febbraio 2011 12:14

 

Quando sono state annunciate le nomination agli Oscar e sono stato chiamato a commentarle ai Cinepatici, ho sottolineato come la candidatura come miglior documentario ricevuta dall'Exit Through the Gift Shop di Banksy fosse tra quelle (forse, quella) che mi soddisfacevano e mi sorprendevano di più.

Soddisfazione, perché il film è una delle cose migliori (e non solo documentarie) viste nel 2010; sorpresa, perché - esattamente come accade con le sue opere di strada - sotto una patina di irriverenza leggera e ironica, l'artista inglese è riuscito nella creazione di un film profondamente spiazzante, (pro)positivamente sovversivo, nei temi come nella forma documentaria più tradizionalmente intesa.

Insomma, nel suo piccolo, La Fin absolue du monde endorsa Exit Through the Gift Shop come miglior documentario dell'anno.

Per questo, mi pare giusto segnalare che per le strade di Los Angeles pare sia iniziata una campagna a supporto della candidatura del film di Banksy che non si esprime tramite le consuete pagine acquistate sulle riviste specializzate o con le tradizionali affissioni, ma, più coerentemente, con cose come questa:

Non importa chi sia l'autore di questo lavoro (forse lo stesso Mr. Brainwash?). Quello che importa è che Exit Through the Gift Shop venga sostenuto.

Ah. All'indomani della nomination ottenuta, il sempre elusivo Banksy ha rilasciato questa dichiarazione:

“E' una grande sopresa. Non mi trovo d'accordo con il concetto stesso di cerimonia di premiazione, ma sono pronto a fare un'eccezione per questa nella quale mi trovo nominato. L'ultima volta che mi sono ritrovato in casa un uomo nudo ricoperto di vernice dorata, si trattava di me stesso. ”

Il giorno che poi anche i video di Blu verranno considerati come grandissimo cinema d'animazione, sarò davvero felice.

Confini che svaniscono, anyone?

Digg It!TwitterStumbleUponTechnoratiRedditDel.icio.usNewsVineFacebookBlinkListGoogleMySpace

Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


Archivio

Ultimi Commenti

Comment RSS