Qualche giorno fa, Terrence Malick ha mandato una lettera ai proiezionisti di tutti i cinema statunitensi che programmano il suo The Tree of Life.
Nella lettera, dopo un "fraterno saluto", le istruzioni per proiettare il suo film correttamente. Potete leggere qui.
Negli stessi giorni, a Bologna, nel cinema Lumière (ovvero la sala della Cineteca di Bologna, non esattamente una scrausa multisala dedita solo a blockbuster e b-movie) lo stesso The Tree of Life veniva proiettato con alcuni rulli invertiti. Senza che praticamente nessuno se ne accorgesse, e creando poi un po' di can-can su Facebook.
E va bene. Succede.
Io vidi a Venezia una proiezione di 21 grammi partita a rulli invertiti. E per "Venezia" intendo il Festival.
Ieri poi sono andato a vedere X-Men: L'inizio presso quella che a Roma è una delle sale più usate per le anteprime per la stampa: la sala dell'ANICA, l'Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali.
E per ottenere una messa a fuoco appena decente, ci sono voluti fischi e grida di protesta, e almeno 30 minuti di film.
Sono dieci anni che vado a vedere film all'ANICA, e sono dieci anni che il proiezionista sbaglia fuochi, quadri e mascherini.
Vabbe' (si fa per dire).
Poi, di nuovo negli Stati Uniti, ci sono gli appelli dei registi (da Michael Mann a Guillermo del Toro passando per tanti altri) che protestano contro la riduzione della finestra di tempo che deve intercorrere tra l'uscita di un film in sala e la sua distribuizione in video-on-demand o in home video, perché in questo modo molte piccole sale chiuderebbero.
E poi, tornando in Italia, ci sono distribuzioni che fanno uscire film più o meno piccoli ad anni di distanza dal debutto originale e dalla diffusione attraverso altri canali. E le versioni originali che sono sempre meno.
Insomma.
Dove voglio arrivare?
Non lo so esattamente.
Mi pare però evidente che, se consideriamo tutti questi fatti assieme, l'elemento comune è il cinema inteso in quanto luogo fisico.
La sala. E le sue modalità di fruizione.
Non sono questioni oziose.
Nelle riflessioni attorno alla sala s'intrecciano considerazioni sulla natura stessa del cinema e dell'oggetto film, nella qualità tecnica ed artistica che propongono i cinema si riflettono valutazioni centrali per il futuro della distribuzione.
La dialettica con altre forme di distribuzione e fruizione è più forte che mai. MUBI insegna. Come potete approfondire qui.
Se volete pensateci, parliamone.
E comunque, forse, ci sarebbe da considerare non solo come le sale trattano noi, ma come noi trattiamo le sale.
Ad Austin lo stanno facendo.
Date un'occhiata: