Occhi aperti

by Federico Gironi 26. settembre 2011 13:28

Potrei cominciare questo post bullandomi.
Potrei cominciare dicendo: "ve l'avevo detto io".

Perché di quelli che sono i due attori del momento, Michael Fassbender e Ryan Gosling (in ordine rigorosamente alfabetico), avevo parlato mesi addietro su queste pagine.
Dicendo, si dell'uno che dell'altro: "son bravi, teneteli d'occhio, vedrete".

Potrei.
Ma bisogna essere onesti.
Perché per sapere chi tenere d'occhio non serve necessariamente avere l'occhio lungo.
Basta solo tenere gli occhi aperti.
Nell'era di internet, non è necessario trasferirsi dall'altro lato dell'oceano per capire chi è già diventato "the next big thing", o chi siano le due reginette dell'universo cine-televisivo indie.
Basta tenere gli occhi aperti.
Tra l'altro, tenendo gli occhi aperti, è stato interessante vedere l'evoluzione delle routine e delle strategie mediatiche che hanno reso i nostri dei divi nell'immaginario collettivo prima ancora che lo facessero i loro film e il loro lavoro.

Comunque, oramai i due sono esplosi, anche da noi.
Complici il festival di Venezia e i film che sono arrivati puntualmente in sala.
Venerdì ci sarà perfino uno scontro diretto nelle sale: Fassbender nell'angolo di A Dangerous Method, Gosling in quello di Drive.
E già si sentono stagionate giornaliste schierarsi da un lato o dall'altro, team Michael contro team Ryan.

Da un punto di vista prettamente recitativo, io non ho dubbi.
Le mie preferenze vanno a Gosling.
Per le cose passate e spesso non viste da noi (come Half Nelson e Blue Valentine) così come per quelle in sala (Drive) o in arrivo (Le idi di marzo).
Fassbender aveva regalato una grande interpretazione in Hunger, e in Fish Tank, ma non si è ripetuto agli stessi livelli né in Shame né nell'altro titolo imminente nei nostri cinema, Jane Eyre.
Bravo è sempre bravo, per carità, ma non allo stesso modo.
Tanto più che in Shame lo supera Carey Mulligan (che a sua volta non supera Gosling nel film di Winding Refn) e nell'adattamento brontiano, invece, Mia Wasikowska.

D'altronde, loro due son bravissime sempre.
Lo dico da tempi non sospetti.
Anche di loro.
Basta tenere gli occhi aperti.

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Cannes Prejudice

by Federico Gironi 20. maggio 2011 20:03

I tacchi più improbabili e vertiginosi della mia vita lì ho visti ticchettare su e giù per la Croisette, qui a Cannes.
Ca va sans dire.
Il che non è sempre un bello spettacolo.

Cosa?
Ho una pregiudiziale verso i tacchi?
Ma no.

Una pregiudiziale la posso avere nei confronti del turco Nuri Bilge Ceylan, regista di Once Upon a Time in Anatolia, uno degli ultimi due film in concorso che verranno presentati domani.
Lo ammetto, sono colpevole. Fatemi quel che volete.

Ma i tacchi no.
I tacchi mi sono indifferenti.
E' che bisogna saperli portare.

Avete presente Gli Aristogatti? La scena in cui le due oche insegnano a Romeo, Duchessa e ai gattini a camminare come loro, nella strada verso Parigi?
"Cercate di sentirvi oche!"
Ecco.

Si vedono certe dame, qui a Cannes, ondeggiare su tacchi esagerati con la stessa andatura elegante di quelle oche.
Roba che a volte mi sento quasi in dovere di correre a raccoglierne qualcuna, che tra una caviglia che si storce e un bacino che va fuori controllo, sembrano destinate ad un impatto al suolo devastante.
E io son lì, già mi vedo gridare "Qualcuno compri del Lasonil!" e quelle, torri di Pisa in foggia umana, si storcono da un lato, ondeggiano verso l'altro, pendolano, ma rimangono in piedi.
Però insomma. Non è proprio un bel vedere. Un tacco più basso e una camminata più agile no?

Ora, non dico certo che tutte dovrebbero indossare gli anfibi della figlia di Bono in This Must Be the Place, o le scarpe basse di Carey Mulligan in Drive.
Però ci vuole misura e consapevolezza.

In modi diversi, misura e consapevolezza ne hanno anche Sorrentino e Winding Refn.
Dei loro film ho scritto qui. Ma lo sapete.

Però - per tornare ai pregiudizi, e visto che qui si sta scatenando quel Toto-Palma di cui parleremo domani - ci si chiede se un Robert De Niro presidente di giuria apprezzerà, ad esempio, un film come Drive o l'interpretazione di Ryan Gosling (che, detto per inciso, era vestito con una specie di orrido pigiama, oggi). O se invece sarà un po' invidiosetto.
Se lo chiedevano anche quelli di "Les Inrockuptibles", su un allegato speciale destinato al Festival che in questi giorni era in distribuzione gratuita.
Se lo chiedevano parlando di quello che, già in partenza, era il candidato alla Palma come miglior attore, ovvero Sean Penn.
Nella recensione del film di Sorrentino forse non ho parlato abbastanza di quanto Sean Penn sia bravo, in un ruolo che bastava un gesto o un'intonazione sbagliate per rendere macchiettistico e poco sopportabile.

Se stasera riesco a entrare alla festa del film, o ho voglia di farlo, glielo dico. "Bravo Sean".

Sì, ho detto festa del film. Una festa in tutto il festival di Cannes, la posso fare?
Cin cin.

PS - Spero che Kekkoz non mi denunci per plagio.

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Baby You Can Drive My Car (aka One to Watch: Nicolas Winding Refn)

by Federico Gironi 19. aprile 2011 15:23

Nel giorno della presentazione alla stampa di Habemus Papam, l'attenzione di tutti è andata inevitabilmente a Nanni Moretti.
Il quale però, da vero cinefilo, proprio nel corso della conferenza stampa chiese lumi sul programma del Festival di Cannes edizione 2011, annunciato proprio durante la proiezione del suo film.

In quell'occasione, è stato solo via Facebook e Twitter che ho rimarcato la presenza, tra i film in concorso, di uno dei titoli che più o meno segretamente sognavo sarebbe stato sulla Croisette.
Parlo di Drive.

Perché, se è vero che i vari Malick, Von Trier, Kaurismaki, Sorrentino, lo stesso Moretti e Almodovar fanno venire l'acquolina in bocca, lo è altrettanto che la loro presenza a Cannes era nota o comunque preventivabile.
Invece, il nuovo film di Nicolas Winding Refn è stata una piacevolissima sopresa.
Perlomeno per me.

Perché il danese è probabilmente il più grande talento visto al cinema negli ultimi anni.
Già la splendida e sconvolgente trilogia di Pusher - tutta in crescendo, con un finalissimo da urlo, da guardare preferibilmente in soluzione unica - lo aveva fatto più che intuire.
La conferma definitiva è arrivata con i due film più recenti, entrambi dirompenti e sconvolgenti, eppure lontanissimi/vicinissimi fra loro.
Da un lato Bronson, dall'altro Valhalla Rising.
Da un lato l'iperviolenza drammaticamente ironica e concretamente surreale che unisce Kenneth Anger, Scorsese, Fellini e Kubrick; dall'altro la dilatazione meditativa e l'incubo lynchiano filtrato dall'occhio di Terrence Malick applicati ad un'(anti)epica carpenteriana.
Non sarà un caso che il team del Torino Film Festival ha scelto lui, due edizioni fa, come protagonista di una neonata sezione chiamata Rapporto confidenziale.

Insomma, Drive per me è davvero attesissimo.
Anche perché, attento sempre com'è agli attori e alle interpretazioni, dopo aver lavorato con gente come Mads Mikkelsen e Tom Hardy (e visto che ci siamo citiamo anche lo Zlatko Buric di Pusher III) per questo nuovo film americano Nicolas Winding Refn ha scelto gente come il Bryan Cranston di Breaking Bad, la burrosissima Christina Hendricks di Mad Men, il solidissimo Ron Perlman di Sons of Anarchy.
Ma soprattutto, come protagonisti, due dei migliori attori della loro generazione come quella Carey Mulligan che in Non lasciarmi m'ha fatto slogare la mascella a forza di farmi rimanere a bocca aperta e Ryan Gosling.

Ecco. Oltre che a recuperare perlomeno la trilogia di Pusher, Bronson e Valhalla Rising, per prepararvi adeguatamente a Drive dovrete vedere almeno tre titoli della filmografia di Gosling.
1) The Believer
2) Half Nelson
3) Blue Valentine

No. Facciamo quattro e rotti. Metteteci anche Lars e una ragazza tutta sua e qualche clip con lui (ed Emma Stone) dell'imminente Crazy Stupid Love.
Così avrete un'idea delle capacità e della versatilità del nostro.

Insomma. La somma dei talenti in ballo e la capacità del regista di tirare fuori il meglio dai suoi attori fa veramente sperare per il meglio.
A Cannes vedremo se le mie aspettative saranno premiate o meno.
Mi giocherei la palla sinistra che lo saranno. (cit.)

Ah.

A proposito di Cannes.

Io quando l'avevo intervistata, ancora giovanissima, per Lemony Snicket (i libri li avete letti? ancora no? uff...), l'avevo detto che Emily Browning avrebbe avuto una carriera.
E ora, dopo aver chiuso gli occhi e mosso loliticamente i fianchetti in quella zozzeria di Sucker Punch, Emily sta per sbarcare al festival più importante del mondo del cinema con un film che si preannuncia già "scandalo".

Si tratta di Sleeping Beauty, nel quale la Browning è (ancora) l'addormentato oggetto del desiderio della concupiscenza maschile: una giovane prostituta specializzata nel far soddisfare sogni e perversioni ai suoi clienti mentre dorme.
Parleremo anche di quello, da Cannes.
Intanto, vedetevi il trailer:

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Senza parole

by Federico Gironi 23. marzo 2011 20:11

E ho detto tutto.


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“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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