Sono tornato. Qualcuno forse, leggendo qualcuna di queste cose qui, si sarà accorto che ho fatto un salto a Berlino per seguire parte della 61esima edizione del festival.
Penso di essere stato fortunato, dato che sono riuscito a vedere molte cose buone nel contesto di una Berlinale che, pare, non sta riservando un gran che ai suoi frequentatori.
Tra queste, quella che sono andato a vedere in fretta e furia il giorno del mio arrivo, lo scorso sabato. In programma, infatti, c'era la proiezione di parte della selezione dei corti selezionati in Berlinale Shorts: s'intitola Scenes from the Suburbs, è diretto da Spike Jonze e da lui stesso sceneggiato assieme a Will e Win Butler.
Win Butler è il signor Arcade Fire, ovvero il leader di uno dei gruppi più idolatrati dagli indie di tutto il mondo. E qui forse qualcuno capisce già dove sto andando a parare.
Perché qualche mese fa, Jonze ha diretto il videoclip di "The Suburbs", il primo singolo del nuovo, omonimo disco degli Arcade Fire. Il video era già un piccolo corto, come potete vedere da soli:
Scenes from the Suburbs è molto più di una versione estesa di questo video, anche se ovviamente ne riprende temi e sensibilità, a loro volta fortemente debitrici di quelle dei lavori di Jonze e degli Arcade Fire.
Modulando la Nouvelle Vague con la lettura della giovinezza propria di tanto cinema indie recente (passando per Spielberg), Jonze gira con estrema levità un corto nel quale i temi della fine di una stagione (della vita) e del vivere in quelle realtà modulari che sono i suburbia americani sono esplosi e declinati con modalità insolite, con l'irrompere di ansie terribili e violente provenienti da un immaginario solitamente alieno.
In precedenza quasi soave persino nella malinconia, Jonze questa volta racconta che persino il luogo per eccellenza del quieto vivere e del sogno americani non può più bearsi di un ignavo isolamento, vittima di quel caos violento e canceroso del mondo "esterno" che ha storicamente cercato di evitare. Che la corruzione della purezza è oramai pervasiva.
Il risultato è emotivamente coinvolgente, sorprendente e inquietante. Un film che pare il controcanto di quel The Myth of the American Sleepover visto a Torino qualche mese fa e che temo nelle sale non arriverà mai.
Comunque, a Berlino i corti sono seguitissimi. Non solo quelli di Jonze.