Superclassifica Show

by Federico Gironi 22. luglio 2011 14:25

Lo so.
Lo so da solo, non sprecate tempo e fatica a rimarcarlo.
Lo so che le classifiche sono l'ultima risorsa di ogni blogger svogliato e sfaticato.
Io le odio, le classifiche.

Però cercate anche voi di capire: è estate, fa caldo, la fatica dell'anno sulle spalle, la penuria di notizie e di uscite, l'abulia, le distrazioni.
Abbiate un po' di comprensione.

Se poi invece vi interessa, potete anche dire la vostra.
Io, nel frattempo, cerco di sfuggire all'horror vacui di queste pagine con un elenco dei 10 film da ricordare della stagione appena trascorsa. Tra quelli usciti in sala.
In ordine rigorosamente sparso:

Scott Pilgrim vs. the World
The Social Network
Non lasciarmi
The Tree of Life
Habemus Papam
Bronson
American Life
L'illusionista
Senna
Somewhere

Se poi questa fosse una top 20, come ovviamente non è, aggiungerei:

I guardiani del destino
Il grinta
Venere nera
I ragazzi stanno bene
Easy Girl
Burke & Hare
The Town
The Ward
Una vita tranquilla
Adele e l'enigma del faraone

Ma era una top 10.
Credo.

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Doppioni

by Federico Gironi 27. aprile 2011 21:34

Un mio amico (e collega, e quasi omonimo: unite voi i puntini) la chiama la fantascienza "vagamente esistenzialista".

Forse non solo lui, ok, ma son dettagli.

Come che sia si tratta di una definizione-ombrello sotto la quale, per me, è possibile far ricadere film anche molto diversi tra loro. Per un Gattaca o un Non lasciarmi ci sono anche titoli di stretta attualità come Source Code o anche Monsters.

Il primo, opera seconda di Duncan Jones dopo l'altrettanto esistenzialista Moon, sarà nelle sale da venerdì e l'ho anche già recensito: e, per chi ancora non avesse letto, è tutt'altro che un popcorn movie.
Del secondo ho già più volte parlato e, finalmente, viene annunciato in uscita nelle nostre sale a cavallo tra la fine di maggio e i primi di giugno. Speriamo sia la volta buona e incrociamo le dita.

Poi, con il Festival di Cannes imminente, mica bisogna dimenticarsi di Melancholia.
Che, sulla carta, ha tutto per ricadere sotto l'ombrello di cui sopra. Certo, von Trier ne farà qualcosa di ancora più ampio e indefinibile, ma insomma basti pensare che si parte da una catastrofe spaziale che porta alla fine del mondo e si va a ritroso per vedere come si comportano i vari protagonisti nell'imminenza del disastro.
Personalmente sono già impaziente, dopo lo straordinario Antichrist, (in)comprensibilmente incompreso da molti: complice anche un trailer che lascia (già) il segno.

E se invece che una forza che ci annienta, di un pianeta che distrugge, dallo spazio arrivasse "semplicemente" un doppione fedele della Terra, con tanto di doppioni dei singoli esseri umani che la abitano?
E' quello che si immagina e sviluppa Mike Cahill, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore e regista di un film - ovviamente indipendente - intitolato Another Earth: un'altra Terra.

C'è una studentessa d'astrofisica (interpretata da Brit Marling, anche co-sceneggiatrice) che, mentre è al volante, vede uno strano pianeta nel cielo e non riesce a staccarvi gli occhi. La distrazione è fatale: investe un'altra auto e uccide una donna e un bambino. Finisce in galera, poi esce, va a trovare l'uomo cui ha ucciso la famiglia e finisce con l'avere una relazione con lui. Il fatto è che il pianeta dell'inizio è un gemello perfetto del nostro, come dicevamo. E quando alla ragazza si prospetta di partire per andare a vedere che vita avrebbe(ro) avuto senza quell'incidente, la crisi esplode.

Vagamente esistenzialista, direi.

Il film m'incuriosice proprio. Anche perché, ancora una volta, il trailer è affascinante e sottilmente inquietante al tempo stesso.
Volete vederlo?

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Baby You Can Drive My Car (aka One to Watch: Nicolas Winding Refn)

by Federico Gironi 19. aprile 2011 15:23

Nel giorno della presentazione alla stampa di Habemus Papam, l'attenzione di tutti è andata inevitabilmente a Nanni Moretti.
Il quale però, da vero cinefilo, proprio nel corso della conferenza stampa chiese lumi sul programma del Festival di Cannes edizione 2011, annunciato proprio durante la proiezione del suo film.

In quell'occasione, è stato solo via Facebook e Twitter che ho rimarcato la presenza, tra i film in concorso, di uno dei titoli che più o meno segretamente sognavo sarebbe stato sulla Croisette.
Parlo di Drive.

Perché, se è vero che i vari Malick, Von Trier, Kaurismaki, Sorrentino, lo stesso Moretti e Almodovar fanno venire l'acquolina in bocca, lo è altrettanto che la loro presenza a Cannes era nota o comunque preventivabile.
Invece, il nuovo film di Nicolas Winding Refn è stata una piacevolissima sopresa.
Perlomeno per me.

Perché il danese è probabilmente il più grande talento visto al cinema negli ultimi anni.
Già la splendida e sconvolgente trilogia di Pusher - tutta in crescendo, con un finalissimo da urlo, da guardare preferibilmente in soluzione unica - lo aveva fatto più che intuire.
La conferma definitiva è arrivata con i due film più recenti, entrambi dirompenti e sconvolgenti, eppure lontanissimi/vicinissimi fra loro.
Da un lato Bronson, dall'altro Valhalla Rising.
Da un lato l'iperviolenza drammaticamente ironica e concretamente surreale che unisce Kenneth Anger, Scorsese, Fellini e Kubrick; dall'altro la dilatazione meditativa e l'incubo lynchiano filtrato dall'occhio di Terrence Malick applicati ad un'(anti)epica carpenteriana.
Non sarà un caso che il team del Torino Film Festival ha scelto lui, due edizioni fa, come protagonista di una neonata sezione chiamata Rapporto confidenziale.

Insomma, Drive per me è davvero attesissimo.
Anche perché, attento sempre com'è agli attori e alle interpretazioni, dopo aver lavorato con gente come Mads Mikkelsen e Tom Hardy (e visto che ci siamo citiamo anche lo Zlatko Buric di Pusher III) per questo nuovo film americano Nicolas Winding Refn ha scelto gente come il Bryan Cranston di Breaking Bad, la burrosissima Christina Hendricks di Mad Men, il solidissimo Ron Perlman di Sons of Anarchy.
Ma soprattutto, come protagonisti, due dei migliori attori della loro generazione come quella Carey Mulligan che in Non lasciarmi m'ha fatto slogare la mascella a forza di farmi rimanere a bocca aperta e Ryan Gosling.

Ecco. Oltre che a recuperare perlomeno la trilogia di Pusher, Bronson e Valhalla Rising, per prepararvi adeguatamente a Drive dovrete vedere almeno tre titoli della filmografia di Gosling.
1) The Believer
2) Half Nelson
3) Blue Valentine

No. Facciamo quattro e rotti. Metteteci anche Lars e una ragazza tutta sua e qualche clip con lui (ed Emma Stone) dell'imminente Crazy Stupid Love.
Così avrete un'idea delle capacità e della versatilità del nostro.

Insomma. La somma dei talenti in ballo e la capacità del regista di tirare fuori il meglio dai suoi attori fa veramente sperare per il meglio.
A Cannes vedremo se le mie aspettative saranno premiate o meno.
Mi giocherei la palla sinistra che lo saranno. (cit.)

Ah.

A proposito di Cannes.

Io quando l'avevo intervistata, ancora giovanissima, per Lemony Snicket (i libri li avete letti? ancora no? uff...), l'avevo detto che Emily Browning avrebbe avuto una carriera.
E ora, dopo aver chiuso gli occhi e mosso loliticamente i fianchetti in quella zozzeria di Sucker Punch, Emily sta per sbarcare al festival più importante del mondo del cinema con un film che si preannuncia già "scandalo".

Si tratta di Sleeping Beauty, nel quale la Browning è (ancora) l'addormentato oggetto del desiderio della concupiscenza maschile: una giovane prostituta specializzata nel far soddisfare sogni e perversioni ai suoi clienti mentre dorme.
Parleremo anche di quello, da Cannes.
Intanto, vedetevi il trailer:

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Senza parole

by Federico Gironi 23. marzo 2011 20:11

E ho detto tutto.


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“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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