Souvenir de Cannes

by Federico Gironi 27. maggio 2012 10:19

Ci siamo.

E pure questo Cannes, l'abbiamo archiviato.

In attesa di conoscere premi e premiati, ricordando fin da ora che Nanni ha sempre ragione (e quindi piano con le polemiche), ecco un elenco in ordine sparso delle cose che ricorderò di questo festival:

La scena dello sverginamento metaforico con gli orecchini di Moonrise Kingdom.
La pioggia.
L'incipit e il finale di Reality.
Il freddo.
I nem de "Le jardin de bambou".
Marion Cotillard e l'orca in De rouille e d'os.
Le vin blanc.
I cinghiali giganti di Beasts of the Southern Wild.
Le vin rosé.
La barba di Tom Hardy.
Il viso del protagonista di Antiviral.
Lily Cole in sala per Confessions of a Child of the Century.
La cagneria di Pete Doherty.
La voglia di whisky dopo The Angels' Share.
I mille volti di Denis Levant in Holy Motors.
La scena iniziale e il diavolo fosforescente di Post tenebras lux.
La crépe alla nutella alla galleterie.
Lo strabismo monocorde di Robert Pattinson. In Cosmopolis e nella vita.
La vittoria numerica delle Lamborghini sulle Ferrari.
Il posto 35 D.
La pioggia.


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Penultimo giro

by Federico Gironi 26. maggio 2012 17:02

È stato un attimo.
Uscito dalla proiezione mattutina di Mud, l'ultimo film in concorso di Cannes 2012, mi son girato un secondo e... e non c'era più nessuno.
Tutti scattati come auto di Formula 1 al via.

Quest'anno l'operazione di svuotamento della Croisette è stata più veloce del solito e, mentre scrivo, la solita sala stampa è semivuota.
In un orario nel quale, solitamente, la gente si prende a schiaffi per uno strapuntino.

Anche il consueto e immancabile Totopalma, quest'anno, mi pare meno frenetico del solito.
Le poche voci che circolano, come sempre, sostengono tutto e il contrario di tutto.
A Moretti è piaciuto Mungiu, a Moretti è piaciuto Vinterberg, a Moretti è piaciuto Cronenberg (bum!).
A Moretti sta antipatico Haneke ma Amour gli è piaciuto di sicuro.
Matteo Garrone è tornato, lo premiano.
Matteo Garrone è tornato, ma perché aveva dimenticato un paio di scarpe in albergo.
Le poteva ricomprare, certo, ma il valore affettivo è il valore affettivo...

Se i giornalisti, almeno molti, se ne vanno, in queste ore invece Cannes si è riempita di turisti di lusso.
Di quelli che questo weekend fanno la spola tra il Festival e il Gran Premio di Monaco.
Tanto per capirsi:
ieri sera ero a cena con un amico, e a certo punto il tipo del tavolo a fianco ci attacca bottone per fare delle domande.
Era un fiorentino gentilissimo, quasi timido, che in gioventù era coinquilino di Benigni a Roma, prima che Benigni diventasse famoso.
Che da 10 anni vive in Cina, che oggi doveva presentare a Montecarlo il prototipo di un'auto elettrica supersportiva progettato da un amico.
Che a Shanghai, dove vive, ha un vicino di casa 30enne che gli ha fatto provare la F2007 con cui Raikkonen ha vinto il mondiale piloti di F1.

Il tipo si dispiaceva che non ci fosse più uno spazio italiano ufficiale a Cannes, e che il festival di Shanghai non gli piacesse più di tanto.
Gli volevo chiedere se per caso gli andava di comprarselo e di nominarmi direttore, ma poi ho fatto il superiore.
Ho sbagliato, lo so.

Chissà comunque se a questo turismo di lusso piacerà Mud di Nichols.
Mi sa che però con The Taste of Money cascano anche peggio.
E non parlo di qualità cinematografica.
Al signore fiorentino trapiantato in Cina, però, secondo me Mud sarebbe piaciuto.

Ah.
Che in questi giorni ha piovuto tanto ve l'ho già detto, credo.
Ma, a proposito di macchine, ci pensate alle centinaia di migliaia di euri buttati in cabriolet e spider inutilizzate?
Son problemi.

Sarebbero problemi peggiori se domani vincessero Haneke, o Loznitsa, o gente così.
Nel caso li possiamo retrocedere al quinto posto come hanno fatto pochi chilometri più in là con Michael Schumacher?

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I'm a Barbie Girl (no, non io)

by Federico Gironi 24. maggio 2012 15:47

Povera Nicole Kidman.
Il suo appeal divistico appare in picchiata.
La giornata di oggi a Cannes, dove il traffico da lei generato è stato di gran lunga inferiore a quello di ieri, presente invece Kristen Stewart, lo ha confermato.

E The Paperboy, il film per cui è presente al Festival, non è che l'aiuterà molto.
Il suo personaggio è quello che la voce narrante di Macy Gray descrive come una "Barbie ipersessuata".
Nel senso di bambolona ossigenata, plasticosa e ninfomane.

Diciamo che, con tutte le polemiche sul botox e compagnia cantando, per la Kidman ci deve essere voluto un po' di coraggio, per affrontare una parte del genere, per recitare nel ruolo della white trash che pare uscita dal video degli Aqua di qualche anno fa.
E che la costringe a far cose un po' ridicole (si strappa i collant altezza cavallo a gambe aperte e mima un orgasmo a John Cusuck che si tocca, e poi fa una golden shower a Zac Efron - ma solo perché lo hanno pizzicato le meduse), nonché a mostrare la pancetta.

Che poi, a dirla tutta, non è che tante delle signore che passeggiano per la Croisette in queste ore siano conciate (fisicamente e nell'abbigliamento) in modo tanto diverso.
Dicono che è la moda.
Boh.

Comunque io non li ho capiti quelli che stamattina hanno applaudito The Paperboy.
Capisco di più quelli (quasi tutti i presenti) che hanno accolto con una salve di fischi il film di Reygadas di ieri sera, anche se io non sono d'accordo.

Ieri sera, mentre io vedevo Reygadas, c'era la montée di On the Road.
Dove Robert Pattinson ha voluto rovinare la serata alla fidanzata arrivando pure lui sul tappeto rosso e rubandole l'attenzione.
Cattivo, Robert.

Dai, scherzo.
Oramai sono terrorizzato dalle Pattinsoniane.
Oramai spero che Cosmopolis sia bello e che lui sia bravo solo per non dover ancora discutere con le fan.
Già oggi ho lanciato delle frecciatine a Zac Efron che non so se mi verranno perdonate.
Che ansia.
Quasi quasi, tra Pattinson e Efron mi tengo la Kidman trash.
Non è questione di eterosessualità.
È questione di quieto vivere.

Oddio.
E se esistono anche i fanboy della Kidman?
Sono rovinato.

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Il gioco della sedia

by Federico Gironi 23. maggio 2012 12:51

Come ho già raccontato, quest'anno nella sala stampa wi-fi di Cannes le cose le hanno fatte un po' al risparmio.
Per esempio ci sono poche sedie.
Poche rispetto alle postazioni di lavoro potenziali e al numero di persone che qui vengono a scrivere.
E allora succedono cose strane.

Prima, ad esempio, ero tutto impegnato nello scrivere una recensione.
A un certo punto, però, mi è venuto da andare a fare la pipì.
Succede.
Allora sono andato, ma quando sono tornato la mia sedia non c'era più.
Superato lo stupore dell'istante, mi sono affrettato a guardarmi intorno sospettoso.
Ma niente. Tutti lì con gli occhi bassi, tutti a scrivere o a far finta, nessuno che si tradisse.

È stato in quel momento che ho dovuto affrontare il dilemma morale.
Che fare?
Altre sedie libere ce n'erano. Ma ovviamente erano libere momentaneamente come la mia prima.
E allora? Che fare?
Rimanere in piedi?
E essere l'homo homini lupus che applica l'occhio per occhio e dente per dente? La mors tua vita mea?
O essere civile, serio, dignitoso?

Mi vergogno della risposta.
Ma i Festival sono una jungla. Sono l'isola del Signore delle mosche.
Qui è tutta una Battle Royale.
I Festival sono la fine della convivenza civile.
E io sono un mostro.
Come il Monsieur Merde di Carax.

Che ha fatto un film, Holy Motors, davvero sorprendente.
Tra l'altro, uscendo dal film ieri sera e camminando per la prima volta quest'anno lungo un'intasata Croisette, ho incrociato per curiosa coincidenza proprio Denis Lavant.
Ora che ci penso.
Forse a rubarmi la sedia è stato lui, Denis. Monsieur Merde lui même.
Che stava per apparire in conferenza stampa nella sala qui a fianco.
Che, cinema a parte, ricordo sempre per questa interpretazione qui:



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Il divo (cit.)

by Federico Gironi 22. maggio 2012 12:38

Oggi è arrivato Brad Pitt.
Nel Palais e nella sala stampa, prima e dopo photocall e conferenza del film che lo vede protagonista, il deludente Killing Them Softly, c'erano ingorghi che nemmeno la tangenziale est di Roma in un giorno di pioggia.

Però, a proposito di pioggia, quando è arrivato Brad qui ha smesso.
Ma dopo che si è dato il cambio con Ken Loach, il cielo ha ricominciato a lacrimare.

Che poi invece The Angels' Share è proprio bello.
A volte il cielo non capisce nulla.

Chissà se Brad fermerà la pioggia anche durante la Montée di questa sera.
Secondo me Thierry Fremaux, se piove anche stasera, dà di matto.
Tipo l'Ispettore Capo Charles Dreyfus.

Ma non c'è da disperare, il divismo ha ancora assi nella manica.
Devono ancora arrivare Kristen Stewart, Nicole Kidman, Zac Efron e Robert Pattinson.
Mica cotica.

Io però sto con Gustave Kevern.
Pare che alla fine della prima proiezione del suo Le Grand Soir, per ringraziare degli applausi, si sia messo a torso nudo rimediano altri 10 minuti di standing ovation.
Ecco, io sto con Kevern.
Abbasso la tartaruga.


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Joe Panther e ombrelli assassini.

by Federico Gironi 21. maggio 2012 10:36

C'è una cosa che differenzia il Festival di Cannes dagli altri grandi festival internazionali.

Non è il glamour.
Non è la grandeur.
Non è la montée des marches.
È il fatto che la prima proiezione mattutina per la stampa non è programmata alle ore 9 ma alle 8.30.

Poi, le 8.30...
Data la recente ma radicata abitudine di andare in overbooking con i biglietti riservati al mercato e agli inviti speciali, per poter trovare agevolmente posto nella pur vastissima Salle Lumière bisogna arrivarvi perlomeno per le 8.
E le 8 del mattino, vaceva dire Andrew Masterson al suo protagonista Joa Panther nel misconosciuto noir letterario "Gli ultimi giorni", sono l’incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.

Per carità, non fraintendetemi.
Non mi lamento mica.
Non mi lamento nemmeno della pioggia incessante e del clima novembrino.
Fatto sta che ho sbagliato la valigia, ma non sono stato l'unico.
Le file sotto la pioggia, poi, sono uno spettacolo.
Carico d'adrenalina, visto che c'è sempre qualcuno che rischia di cavarti un occhio con lo spuntone dell'ombrello, mentre i lentissimi cerberi all'ingresso urlano di pazientare con un tono lo scherno e la frustata.
Pare che Dario Argento abbia deciso che il suo prossimo horror 3D parlerà proprio di code sotto la pioggia e di ombrelli assassini.

Alla fine comunque non è che accada nulla di grave.
Si entra in sala un po' umidi, un po' spettinati, ma si entra.
E questi piccoli stress, giorno dopo giorno, aiutano anche a rilassarsi, paradossalmente. A perdere freni inibitori.
Ad esempio in molti hanno ricominciato a gridare "AUULLL!!" ogni volta che appare il logo del Festival in testa.
Perché lo facciano me lo chiedo da quanto frequento Cannes.
E sono sei anni, se non vado errato.
Il tempo passa, invecchio rapidamente.
Nel frattempo oggi in concorso passa Alain Resnais. A proposito di anzianità.
Comunque, e qualcuno vuol darmi lumi, c'è lo spazio commenti apposta.
Su "AUULL!", non sul mio invecchiamento.

Altre note sparse:
Pete Doherty la recitazione dovrebbe lasciarla stare.
Lily Cole, che qualcuno paragona a Ciripiripì Kodak, ha sempre il suo perché.
Ho molta fame.
E un grande in bocca al lupo agli sfollati per il terremoto.
Le mie lamentazioni cercano anche di sdrammatizzare.


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Orange County

by Federico Gironi 17. maggio 2012 14:16

Parlavamo di sale.
In assoluto, penso che la sala dove passo il numero maggiore di ore durante il Festival di Cannes, è la sala stampa.

Un'ora qua, mezz'ora là, alla fine della giornata, tra un film e l'altro, è lì che mi si trova quasi sempre.
Molti amici e colleghi lo sanno, e se mi devono venire a cercare, vengono lì.

Questa mattina, però, nella sala stampa sponsorizzata da un noto operatore di telecomunicazioni francese (quello che ha il nome di un colore, per intederci), si sono vissuti momenti di panico.

Volete sapere come gettare nel panico e nella disperazione una madria di giornalisti?
Facile: toglietegli internet.
Quando la connessione wi-fi che è l'orgoglio del Palais ha iniziato a barcollare vertiginosamente, ne sono successe di tutti i colori.
Gente che cercava di spostarsi da una sedia all'altra in cerca di segnale, altri che imploravano prese di rete, altri ancora che davano in escandescenze mentre il vicino giaceva sconsolato con la testa fra le mani.

Succede, eh, per carità.
Sarà anche la crisi.
Quella stessa crisi per cui le prese elettriche e i posti a sedere, nella suddetta sala stampa, sono diminuiti rispetto allo scorso anno.
La stessa crisi che, con modalità diverse, è ritratta nei film di Audiard e Nasrallah che animano il concorso odierno.

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Prélude

by Federico Gironi 16. maggio 2012 09:25

Di tutte le sale del Festival di Cannes, la Salle Debussy è la mia preferita.
Mi piace la struttura interna, la dimensione (intermedia tra gli spazi enormi della Lumière e quelli raccolti della Bazin o della Buñuel), la comodità delle sedute sia che ci si trovi in platea che in galleria.

Poi, devo ammetterlo, è la mia preferita anche per via del personale di sala.
Lì, e solo lì, vengo puntualmente riconosciuto e salutato con cordiali sorrisi ogni anno da quei tre quattro immancabili personaggi che regolano l'accesso e controllano badge e borse.

E, proiezione dopo proiezione, entrare lì, tra i saluti e i sorrisi, mi mette di buon umore e spesso allevia le fatiche di fine festival.

Però, a fine festival siamo lontanissimi dall'arrivare.
Tecnicamente, mentre scrivo il Festival deve ancora cominciare.
Ma son contento che cominci, per me come per tanti altri, con una proiezione nella Salle Debussy.

Ovvio che sono ancora più contento che il film che aprirà le danze sia l'attesissimo Moonrise Kingdom di Wes Anderson, da tempi non sospetti regista da me molto amato.
Perché, ammettiamolo.
Vorrei vivere in un film di Wes Anderson: inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks.

Buon Festival di Cannes!

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A Little Bit of a Temper

by Federico Gironi 2. maggio 2012 15:40

Insomma, sembra che Mel Gibson sarà il villain del sequel di Machete, Machete Kills.
Povero Mel Gibson.
Mi fa un po' pena.
Ché bene, proprio, non sta.

Lui, dopo la registrazione della violenta sfuriata che ha fatto ai danni di Joe Eszterhas (lo sceneggiatore di Flashdance, Basic Instinct e Showgirls), reo di non aver finito il copione del commissionato film su Guida Maccabeo, si è difeso da Jay Leno dicendo che è uno che ha "a little bit of a temper".
E poi lo dicono a me, che ho un brutto carattere.
Vabbè.

Comunque, nonostante stia per uscire nelle sale il suo ultimo film, Viaggio in paradiso, sono passati gli anni d'oro di Arma Letale e la popolarità che ne era conseguita.
Popolarità che fu merito anche, se non soprattutto, proprio di uno sceneggiatore.
Shane Black.

Shane Black è un po' il Woody Allen del buddy cop movie.
Il re delle sceneggiature action moderne, quelle dove l'azione si mischia indissolubilmente alla comicità e alla battuta sarcastica e ficcante.
Pensate ad Arma Letale, appunto. Ma soprattutto al capolavoro L'ultimo boyscout.
O anche a Kiss Kiss Bang Bang.
Shane Black, dopo anni di inattività, è tornato alla ribalta e sta lavorando al copione di Iron Man 3.
Di cui è protagonista un Robert Downey Jr. che, invece, il periodo oscuro della sua vita sembra esserselo messo definitivamente dietro le spalle.

Ora.
C'è un unico film, finora, che abbia visto recitare assieme Mel Gibson e Robert Downey Jr.
S'intitola Air America, e l'ha diretto Roger Spottiswoode nel 1990.
E ha una sceneggiatura che è chiaramente debitrice del lavoro di Shane Black.
Gibson allora era IL divo hollywoodiano e interpretava un ruolo antieroico, quello di un pilota cinico, disilluso e un po' alcoolista.
Downey un giovine di bellissime speranze e faceva il ragazzetto ingenuo che alzava la cresta ma era capace di dar filo da torcere.
Assieme funzionavano benissimo.
Anche grazie ad alcune battute fulminanti, che mi ricordo ancora a memoria.

Ma robe come "I've got a little bit of temper", oggi, chi gliele scrive a Mel Gibson?


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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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