Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti.
I nomi son parole, e sono importanti anch'essi.
Forse anche di più.
Giusto ieri sera si parlava, in casa mia, di come in caso di nascita di bambini dal sesso incerto o non determinato, la legge imponga ai genitori di sceglierne uno da dichiarare pubblicamente.
E quindi di scegliere un nome.
E quale determinazione sessuale è più forte, nei confronti di un bambino, della scelta arbitratia da parte dei genitori di un nome, di un genere?
Ma queste son questioni troppo alte e complesse, per uno come me e per questo spazio.
Fatto sta che oggi, 4 marzo 2012, si sono tenuti a Bologna i funerali di Lucio Dalla.
Lo sapete tutti, certo.
Ora, per carità.
Io sono perfettamente d'accordo con chi, mentre scrivo, va sostenendo che la questione delle preferenze sessuali di un cantautore amato e giustamente celebrato non devono diventare roba da circo (mediatico), che non rappresentano una questione importante.
Però, quando oggi ho aperto i giornali on-line, era chiaro anche a me che non ne avevo mai sentito parlare che quello che veniva definito "l'amico più caro, la persona a lui più vicina", era probabilmente per Dalla qualcosa di più.
Facciamo così.
Io non lo so e non ne ho certezze, non mi riguarda e non dovrebbe riguardare nessuno.
Ma se quel signore lì non era "l'amico più vicino", ma "il compagno" (o il fidanzato, l'amante o come volete chiamarlo), beh...
Beh, penso che sarebbe stato bello chiamarlo con il suo nome.
Non per fare sensazionalismo o militanza.
Ma per amore della verità.
Per chiamare le cose con il loro nome, che abbiamo detto essere cosa importante.
Per non essere ipocriti.
Per essere "decent human beings", per dirla con Anne Hathaway.
Sì, perché oggi mi sono imbattuto in una cosa che ha fatto guadagnare molti punti, ai miei occhi, a Miss Hathaway.
L'ho detto altrove e lo ridico qui, perché ne vale la pena.
La cosa è questa qui: