Guardare avanti, mai.

by Federico Gironi 29. marzo 2012 12:42

Ora dico una cosa fastidiosa.
Però... Ve l'avevo detto.
Ve l'avevo detto scrivendo questa cosa qui che Romanzo di una strage è uno di quei film che per sua natura era destinato a suscitare grande chiacchiericcio, indignazioni un tanto al chilo.
Non avevo puntualizzato, però, che protagonisti del chiacchiericcio e delle indignazioni sono soprattutto (ove non esclusivamente) appartenenti alla generazione rappresentata nel film.

Insomma, mettendo da parte l'intervista rilasciata da Mario Calabresi per ovvi motivi, all'indomani della presentazione del film alla stampa sono intervenuti prima Adriano Sofri e poi Corrado Stajano.
Oggi Giordana ha risposto piccatino e Stajano ha ribattutto.

Diciamo che al centro della questione c'è la scelta di Giordana di adottare come testo di riferimento il libro (contestato) di Paolo Cucchiarelli, e diciamo che io non mi sento intitolato ad entrare nel merito della questione.

Però posso notare alcune cose, dal basso della mia inadeguatezza storiografica e anagrafica.
Che, se il cinema non deve essere necessariamente storicamente accurato, la sua inaccuratezza diventa non storiografica bensì ideologica, prestando il fianco che Giordana riteneva ingenuamente di avere ben coperto.
Che l'opera di sintesi un po' cerchiobottista (un po' democristiana, suvvia) di Romanzo di una strage, infastidisce giustamente i diretti interessati (e siamo ancora in attesa dell'analisi più diffusa di Sofri, che vorremmo coraggioso e lontano da ogni reticenza) ma è poco interessante proprio per le generazioni più giovani che sia Giordana che Stajano evocano come riferimento.

Perché quello che manca, drammaticamente, al film di Giordana non è un dato storico: è la dialettica col presente.
Nel corso della conferenza stampa romana del film ho provato a sollevare la questione, e Giordana l'ha scansata.
L'ha raccolta, solo, Valerio Mastandrea, e l'ho scritto.
Mastandrea parlava di un senso d'impunità e d'impotenza nato con i fatti raccontati dal film, e che arriva fino ad oggi.
Verissimo.
Ma non se ne esce, da questa sudditanza psicologica, fino a che "la meglio gioventù" non rinuncerà all'imposizione dei suoi ricordi, della sua nostalgia, della sua "verità". Del suo protagonismo.
Stajano sostiene che a Romanzo di una strage manchi la passione e l'intensità di quegli anni.
Probabilmente è vero, perché la voglia di mascherare la nostalgia e il narcisismo di chi ripete sempre "io c'ero" han fatto da sordina.
Per questo, ipocritamente, Giordana si aggrappa ai "fatti" e rinuncia ad ogni forma di astrazione cinematografica capace di farsi concretezza storica e ideologica.

Per questo il film più bello, vero e intenso sulla storia recente italiana è Buongiorno notte.
E per questo, seppur apparentemente più imperfetto e problematico, vale più un Diaz di mille Romanzi di una strage.

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Barra a dritta! Rotta per la Tortuga!

by Federico Gironi 22. marzo 2012 12:15

Dai.
Ora non fate subito i maliziosi.
Non sto facendo alcun coming out di presunte attività illegali.
La foto che vedere qui sopra non è quella della mia copia pirata dell'ultimo film di David Fincher.
È quella degli officialissimi e legalissimi DVD di The Girl with the Dragon Tattoo messi in vendita e a noleggio dalla Sony negli Stati Uniti.
Una scelta di design che pare abbia gettato nella confusione più di una società di noleggio.

Che simpatici, quelli della Sony, direte voi.
In fondo l'eroina del film, Lisbeth Salander, è un'agguerritissima hacker, quindi la cosa ha la sua logica. Non ci sono dubbi.
Però si ha come l'impressione che il gesto porti con sé dei significati altri.
Considerati i tempi che stiamo vivendo, e le recenti chiusure di molti dei maggiori siti di filesharing, forse la decisione è più di uno sberleffo ironico, ma potrebbe essere un'inconscia rappresentazione della volontà di imbrigliare, controllare e addirittura cooptare all'interno del tradizionale sistema commerciale il mondo della pirateria audiovisiva.

Però.
Però a parte che la Sony non arriva prima ma seconda e doppiatissima, visto che "Steal this Album dei System of a Down risale a una decina di anni fa.
E poi, ma non gliel'ha detto nessuno che oramai masterizzare è fuori moda, che il supporto fisico è out?


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Io sto con Michael

by Federico Gironi 20. marzo 2012 16:07

Mai avrei pensato, nella vita, di dover solidarizzare con Michael Bay.
Il suo cinema mi fa in media abbastanza schifo, non mi pare simpaticissimo e non trovo nemmeno pariticolarmente sexy i suoi spot per Victoria's Secret.
Però è stato vittima del fandom.
E, dopo quanto mi è accaduto di recente per via di qualche riga negativa e un po' ironica su Bel Ami e Robert Pattinson, so che non è una bella cosa.

Diciamoci la verità: se proprio dovessi avere un'opinione in merito, nemmeno sarei felicissimo del fatto che sarà lui a produrre il film che segnerà il ritorno al cinema delle Tartarughe Ninja.
E anche io, ieri, ho assunto un'espressione a punto interrogativo nel leggere che Bay aveva dichiarato che, nel suo film, le suddette tartarughe non saranno frutto di una mutazione ma figlie di una razza aliena.
Però di certo non ho avuto le reazioni isteriche che i fanboy e le fangirl delle TMNT hanno avuto in queste ore.
Gente che è arrivata a dire: "the rape of our childhood memories".

Ha ragione, quindi, Bay, a dirgli "Chill!"
"Dateve 'na calmata", come si dice da queste parti.

Il fandom è un male della società contemporanea.
Un fenomeno da studiare con attenzione e guardare con timore.
Un espressione di fondamentalismo becero che, fatte le debite proporzioni, ha ben poco da invidiare in quanto a ostinazione e chiusura mentale alle derive del tifo calcistico o agli integralismi religiosi.

Io ai fondamentalismi sono sempre stato contrario, così come all'assunzione aprioristica di dogmi di ogni tipo.
Ho sempre preferito il dubbio, la sfumatura.
Il meticciato evolutivo.
L'eresia.
Tranne quando si tratta di cioccolato fondente.

Comunque io l'ultimo film con le Tartarughe Ninja me lo ricordo.
Quello di Kevin Munroe.
L'ho visto col fratello poi diventato filosofo.
Era... divertente.
Diciamo.
Daje Michael. Ce la puoi fare, a far meglio.
Alieni o non alieni.

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The best research for playing a drunk is being a British actor for 20 years

by Federico Gironi 14. marzo 2012 15:17

Ancora ricorrenze.
Sono privo di stimoli interessanti, che ci volete fare.
Comunque. Oggi è il compleanno di Michael Caine. Compie 79 anni.

Caine recita da quando ne ha circa 23 (parlo dei primi ruoli cinematografici non accreditati), quindi calca i set da più di cinquant'anni.
Se considerate che il titolo di questo post è una sua citazione, si portrebbe pensare che sia un cirrotico all'ultimo stadio, e invece sappiamo tutti benissimo che non è così. Per sua e nostra fortuna.

Di film, in carriera, Caine ne ha fatti innumerevoli.
Ma quando penso a lui, io penso sempre a Gli insospettabili.

Gli insospettabili è un film bellissimo.
A sceneggiare c'era Anthony Shaffer (quello che ha scritto anche Frenzy e The Wicker Man, tanto per capirci) che portava al cinema una sua pièce teatrale.
Alla regia un certo Joseph L. Mankievicz.
E come interpreti, un Caine lanciatissimo e un altro gigante della recitazione inglese come Laurence Olivier.
Se non l'avete visto, vedetelo.
Un rompicapo intellettuale, tesissimo anche dal punto di vista omoerotico, cinico e precisissimo.

L'ha rifatto anche Kenneth Branagh, di recente.
Ma l'unico buon motivo per vedere il remake è proprio lo stesso Michael Caine, che passa di grado anagrafico e veste i panni che allora furono di Olivier, lasciando i suoi in eredità a Jude Law.
Non chiedetemi il perché.

Comunque Gli insospettabili è un film che tarla.
Ricordo che mio fratello lo vedeva sempre.
Ora fa il filosofo.
Poi c'è un tipo, francese, di nome Tanguy Viel, che ha scritto un romanzo intitolato "Cinema", che è una sorta d'ininterrotto monologo di un protagonista che racconta, ripercorrendolo (sublimandolo) minuziosamente scena per scena, battuta per battuta, di come Gli insospettabili sia il suo metro di giudizio unico e irrununciabile per tutte le persone e i fatti della vita.

Vabbe', ora che ci penso, se penso a Michael Caine penso anche agli occhiali di Ipcress.
E se penso agli occhiali di Ipcress, poi penso anche a Pietro Longo.

Che fine ha fatto, Pietro Longo?
Se mi leggi, Pietro, ti mando un saluto.

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"Grazie Mario" (cit.)

by Federico Gironi 5. marzo 2012 11:41

Per banale e scontato che sia, sono di quelli che sono (letteralmente) cresciuti guardando e riguardando Animal House e The Blues Brothers.
E per banale e scontato che sia, sono di quelli per cui John Belushi è qualcosa di speciale, nonostante l'abbia conosciuto quando lui se n'era già andato, o stava per farlo.

Forse non ne capivo bene la portata, ma quella carica anarchica e vitale aveva su di me un fascino straordinario.
Soprattutto, mi viene da pensare, per la capacità che aveva Belushi di mettere tra le righe di quel caos irriverente una sensibilità dolce e dolente, quella che esplose in Chiamami aquilia e ne I vicini di casa, film ingiustamente sottovalutati proprio perché lì Belushi (non) era Belushi.
Perché lì sono le sue interpretazioni migliori.
Non è per fare lo snob. È che è proprio così. 

Comunque.
"Ecco, ora parte il video-ricordo," penserete voi.
Già.
Solo non quello che vi aspettereste, mi sa.

Perché il 5 marzo 2012 non è solo il 30nnale della morte di John Belushi.
È anche l'89esimo anniversario della nascita di un alto attore che mi è molto caro e che mi manca.
Si chiamava Mario Brega.
Grazie Mario.

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"...è tutto in questo nome che io mi porto addosso."

by Federico Gironi 4. marzo 2012 19:35

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti.
I nomi son parole, e sono importanti anch'essi.
Forse anche di più.

Giusto ieri sera si parlava, in casa mia, di come in caso di nascita di bambini dal sesso incerto o non determinato, la legge imponga ai genitori di sceglierne uno da dichiarare pubblicamente.
E quindi di scegliere un nome.
E quale determinazione sessuale è più forte, nei confronti di un bambino, della scelta arbitratia da parte dei genitori di un nome, di un genere?

Ma queste son questioni troppo alte e complesse, per uno come me e per questo spazio.
Fatto sta che oggi, 4 marzo 2012, si sono tenuti a Bologna i funerali di Lucio Dalla.
Lo sapete tutti, certo.

Ora, per carità.
Io sono perfettamente d'accordo con chi, mentre scrivo, va sostenendo che la questione delle preferenze sessuali di un cantautore amato e giustamente celebrato non devono diventare roba da circo (mediatico), che non rappresentano una questione importante.
Però, quando oggi ho aperto i giornali on-line, era chiaro anche a me che non ne avevo mai sentito parlare che quello che veniva definito "l'amico più caro, la persona a lui più vicina", era probabilmente per Dalla qualcosa di più.

Facciamo così.
Io non lo so e non ne ho certezze, non mi riguarda e non dovrebbe riguardare nessuno.
Ma se quel signore lì non era "l'amico più vicino", ma "il compagno" (o il fidanzato, l'amante o come volete chiamarlo), beh...
Beh, penso che sarebbe stato bello chiamarlo con il suo nome.
Non per fare sensazionalismo o militanza.
Ma per amore della verità.
Per chiamare le cose con il loro nome, che abbiamo detto essere cosa importante.
Per non essere ipocriti.
Per essere "decent human beings", per dirla con Anne Hathaway.

Sì, perché oggi mi sono imbattuto in una cosa che ha fatto guadagnare molti punti, ai miei occhi, a Miss Hathaway.
L'ho detto altrove e lo ridico qui, perché ne vale la pena.
La cosa è questa qui:



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Lascia o raddoppia

by Federico Gironi 1. marzo 2012 15:00

Ce l'avevano promesso.
Fin dal geniale titolo.

Piranha 3DD, sequel del divertente film di Alexandre Aja, sarebbe stato "double the action, double the terror and double the D's".

A giudicare dalle immagini del trailer che è stato da poco diffuso, sull'ultimo degli elementi avrei anche qualche dubbio, ma in fondo poco importa.

Importa che nelle mani di John Gulager, autore di uno degli horror più ironici e riusciti del Nuovo Millennio che è Feast, Piranha 3DD ha abbracciato senza remore le radici supertrash che Aja, da bravo francese, aveva maneggiato con un po' di distanza e soprattutto cercando di sgrezzare il più possibile.
L'unica direzione possibile per giustificare un seguito.

E se il trailer è stato finora generalmente accorto con studiato e non del tutto ingiustificato snobismo (sull'argomento ne so qualcosina...) io invece, per ora, non lascio ma raddoppio con Gulager.



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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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