Intervallo #2

by Federico Gironi 31. agosto 2011 18:38

Venezia 68 - La voragine

Intervallo by federicogironi

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Il gondoliere

by Federico Gironi 31. agosto 2011 11:46

È probabile che molti di voi che leggete siate spettatori di Coming Soon Television.
Magari alcuni di voi “affezionati” spettatori.
E magari vi ricorderete di un para-reality che andava in onda dal Festival di Venezia qualche anno fa che si chiamava "L’appartamento veneziano".

Una delle protagoniste di quella che mi pare fosse la seconda edizione di quel programma è stata una ragazza di nome Elisa Volpi.
Dopo "L’appartamento veneziano", per una complessa girandola del destino, la Volpi finì a fare uno stage presso Coming Soon. Rimase con noi per un po’, poi le nostre strade si separarono e poi, per altre complesse girandole del destino, si sono incrociate di nuovo.
La faccio breve: oggi Elisa Volpi è una figura di riferimento all’interno dell’azienda, una pietra angolare senza la quale tutti noi crolleremmo.
Come pezzi. Di stoffa. Bagnata. 

“Sì, ma a noi che diavolo ce ne frega di questa Volpe?”, starete pensando.
Avete ragione. È che l’ho presa un po’ alla larga.

Il fatto è che la Volpe in oggetto, come tante altre donne, di questi tempi, è leggermente ossessionata dal grande assente di questa prima giornata di Festival di Venezia.
Da quel Ryan Gosling cui George Clooney con Le idi di marzo ha quasi idealmente passato il testimone.
Da quel Ryan Gosling grande talento del cinema contemporaneo.
Da quel Ryan Gosling diventato un sex symbol.
Da quel Ryan Gosling che seda risse per le strade di New York e che viene rebloggato ossessivamete da ogni Tumblr degno di questo nome.

Ma Ryan Gosling, a Venezia, non c’è.
“È impegnato”, dicono.

E invece no.
Non è vero.
Ryan Gosling a Venezia era venuto.
Dico davvero.

Le cose sono andate così.
Ryan era arrivato ieri, in incognito, per godersi un po’ Venezia.
Solo che, a S.Marco, sono successi i seguenti fatti:
una coppia di turisti russi era in attesa da 2 ore sotto il sole per un giro in gondola quando, per un comprensibile errore, l’unica imbarcazione disponibile è finita ad una comitiva di spagnole alticce e rumorose.
La reazione di lui (russo) è stata furente. Bisogna capirlo. Era il suo turno.
Ma gira che ti rigira, si stava scatenando un putiferio le cui conseguenze avrebbero potuto anche esser gravi.

È stato allora che è arrivato lui.
Ryan.
Con indosso la consueta maglia a righe che lo faceva già naturalmente calare nella parte, ecco che Gosling è ha gentilmente requisito una gondola di passaggio pagandola in contanti, ha calcato in testa una paglietta, è balzato dietro la fórcola e ha iniziato a vogare alla veneta con stile impeccabile, tra gli applausi degli astanti.
Da allora, nessuno l’ha più visto.
Si mormora però che un giovane americano abbia iniziato a fare il gondoliere di notte, offrendo gratuitamente romantiche navigazioni alle coppie bisognose.

È una storia vera, parola di lupetto.
Se non l’avete trovata su altre testate è solo perché nessuno, in quel frangente, si è accorto che l’aitante gondoliere fosse il realtà lui, Ryan Gosling.
Ho le prove.
Sto recuperando un video girato col cellulare da una signora di Lodi, che però non è capace a spedirmelo via mail.
Voi tornate qui ogni tanto.
Appena arriva lo uploado.
Perché arriva.
Se la signora non riesce, l’aiuta Ryan.

...

...

Sì lo so, la mia è tutta invidia.
Però Gosling è bravo vero.
L'ho detto qui, in tempi non sospetti, prima che da un giorno all'altro diventasse quel che è oggi.
E lo ridico oggi, dopo aver visto il film di Clooney che ha aperto la Mostra.
Ne Le idi di marzo non arriva ai livelli di astrazione e intensa essenzialità raggiunti in Drive, ma porta a casa comunque un'interpretazione di alto livello: composta, misurata, ma mai troppo trattenuta.
Quella di Gosling è una recitazione d'altri tempi, e in senso assolutamente positivo.
Come il film che la contiene.

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Intervallo #1

by Federico Gironi 30. agosto 2011 18:45

Venezia 68 - la fila per il ritiro accrediti

 

Intervallo by federicogironi

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Zanzare e Gattopardi(smi)

by Federico Gironi 30. agosto 2011 17:12

Stanotte ho dormito poco.
Sono stato impegnato in una lotta all’ultimo sangue con la zanzara più piccola e incazzata che abbia mai incontrato in vita mia. 

Fatto sta che, una volta sveglio, per riaddormentarmi c'è voluto del tempo.
E ho avuto del tempo per pensare, mentre la piccola bastarda banchettava col mio sangue.

Tra le altre cose, ho rifatto mentalmente i bagagli per la partenza, valutato se l’orario della sveglia fosse quello ottimale, fatto il punto sulle cose da fare al mio arrivo al Lido.
È stato allora che mi sono reso conto che quella di quest’anno sarà la mia decima partecipazione al Festival di Venezia.

La prima volta (la primissima in assoluto) che ho messo piede al Lido è stato infatti per la Mostra del 2002.
A ripensarci, è stato un momento abbastanza emozionante.
Pochissimi anni prima, una sera, ero in casa solo soletto a guardare la tv, e su Rai3 davano la cerimonia di premiazione della Mostra.
Non ricordo nulla di nulla, se non che, fissando lo schermo, chiedevo a me stesso se sarei mai riuscito ad essere lì, e non da semplice spettatore.
E nel 2002, eccomi lì, a vivere da dentro quanto avevo ammirato in tv.
Vabbe’ fine angolo lacrimuccia.

È che va ammesso che l'emozione è oramai attutita, su certe cose si è fatto un po’ il callo.
E in fondo è un gran peccato.
Però è così, ci si fa prendere dalla routine: il treno per S. Lucia già pieno di colleghi, il vaporetto per il Lido, l’umido che ti assale io mi sento così male, lo sbarco, i lavori ancora in corso, i cartelloni dei film ogni anno diversi eppure uguali, gli “oh ciao, come va?!” con quelli che non vedi da tempo, le battute sul programma, le sovrapposizioni di risolvere, l’organizzazione del lavoro, i baretti, il primo spritz, la prima proiezione.

Anche quest’anno l’arrivo non ha fatto eccezione.
In nulla. Stesso copione.
In fondo è giusto anche così. 
Ma c’è del nuovo entusiasmo, quello sì.

Ah, dimenticavo.
La lotta all’ultimo sangue, quella della notte insonne, l’ha vinta la zanzara.
Speriamo la voce non sia ronzata fino a Venezia.
Che qui quelle non scherzano.

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Avviso ai naviganti

by Federico Gironi 29. agosto 2011 17:07

Non sono morto eh.

Non son nemmeno stato sempre in ferie.
È che faceva caldo, ero fiacco, svogliato, pigro.

Sì, come al solito.

Comunque, domani si parte.
Destinazione: Lido di Venezia.
In dotazione ho persino dei più moderni ritrovati della tecnologia.

La Fin absolue a Venezia.
Ostregheta.

State attenti, ché quel che avete letto da Cannes non è stato nulla.


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Presto, è tardi

by Federico Gironi 1. agosto 2011 12:53

Sembrerà strano, ma persino sotto vacanze, nel pieno dell'estate, il tempo non sembra mai essere abbastanza per tutto quello che c'è da fare.
Al lavoro, se stai per partire devi portarti avanti per quello che è necessario durante la tua assenza; se sei appena tornato, devi recuperare quel che si è accumulato.
A casa, gli impegni sembrano non finire mai.
E in vacanza c'è sempre qualche cosa che rimane fuori, che non si riesce a fare, e si torna indietro stanchi più di prima.

Così si dice, almeno.

Comunque è vero che il tempo oggi è un lusso.
Non lo dico mica solo io, eh? Lo dice anche Andrew Niccol.
Ve lo ricordate Andrew Niccol?
E' quel neozelandese che alla fine degli anni Novanta divenne famoso per aver diretto Gattaca e per aver sceneggiato The Truman Show.
Quello che poi ha diretto Al Pacino in S1m0ne e Nicolas Cage in Lord of War, e che nel frattempo ha scritto il soggetto diventato poi il The Terminal di Steven Spielberg.
Personalmente ho sempre trovato il lavoro di Niccol molto interessante, specie su di un piano concettuale, specie da sceneggiatore.
E il suo nuovo film mi sembra in questo senso davvero interessante. Perché, come dicevo prima, parte dall'affermazione che oggi il tempo sia un lusso.

Niccol ha immaginato un futuro distopico dove il tempo è diventato letteralmente una valuta.
Il tempo, quello che scorre. Quello da vivere. E chi se lo può permettere vive in eterno. Gli altri... beh, fanno la stessa fine dei poveracci della vita vera. Una fine non bella.
Il film s'intitola In Time. Se n'era finora parlato soprattutto perché nel cast c'è Olivia Wilde che fa la mamma di Justin Timberlake.
Confusi?
Guardate qui.



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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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