Blast from the Past

by Federico Gironi 31. maggio 2011 14:43

Lo so.
Sono stato assente a lungo da queste pagine.
E' che sono certo che nessuno ha seriamente sentito la mia mancanza, e in più non è che uno debba necessariamente avere sempre qualche cosa d'interessante da dire. A volte è meglio tacere.
A volte.

Poi, a dirla tutta, dopo un grande e lungo festival come quello di Cannes sento sempre il bisogno di ricaricarmi, di digerire bene tutto il cinema assimilato durante la trasferta. Di digiunare per un po'.
Sarà per questo che il menù proposto nelle sale in questi giorni non mi ha stuzzicato più di tanto.

Pensare che già negli ultimi giorni passati in Croisette si sentivano discorsi relativi ai titoli papabili per il prossimo Venezia: dal nuovo Polanski a Cronenberg, passando per Payne, Solondz e altro ancora.
Ma questo lo sapete già.
Quel che forse - e dico forse - non sapete è che, gironzolando online, ho trovato quella che appare la conferma di una di queste indiscrezioni: uno dei suoi produttori ha dichiarato nel corso di un'intervista che Tinker, Tailor, Soldier, Spy, il nuovo film di Tomas Alfredson tratto da "La talpa" di Le Carrè, sarebbe stato invitato ad aprire il festival diretto da Marco Muller.

Se così dovesse essere, ne sarei assai felice: perché Alfredson ha firmato un film bellissimo come Lasciami entrare, perché le spy story vecchio stile mi piacciono molto e perché il cast di questo nuovo titolo promette benissimo.
Anche il look del film pare davvero interessante, come potete vedere nella nostra fotogallery.

A proposito di look e di estetica retrò: poco fa mi sono imbattuto in questo interessante pezzo di Slate. Dategli una letta, quando avete 10 minuti liberi.

E a proposito di look e di estetica retrò: speriamo che Alfredson o non Alfredson, per l'apertura di Venezia 68, prevista per il prossimo 31 agosto, alcuni di questi problemi qui abbia trovato soluzione. Perlomeno teorica.

E a proposito di look e di estetica retrò: gli incassi dei film in 3D stanno crollando.
C'è da chiedersi il perché.

Ah.
A "Cannes a Milano" danno anche Drive.
Se a Roma non lo danno sarà colpa di Pisapia.

 

 

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La Fin (absolue) de Cannes

by Federico Gironi 22. maggio 2011 20:19

C'est fini.
I premi li leggete qui.
Poteva andare meglio, ma anche molto peggio.
Peccato per Drive e Ryan Gosling, ma ho fatto scattare un applauso per Refn in sala stampa e sono orgoglioso di questo.
Ma le chiacchiere da Bar Sport ve le evito.
Vi saluto da Cannes.
Con Cannes.

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Pescardona... Pescardona...

by Federico Gironi 21. maggio 2011 15:38

Eccoci.
Siamo arrivati alla fine. Quasi.
Ultima giornata di programma, ultimi (deludenti) film in concorso, domani giornata fatta di repliche e passeggiate in attesa della premiazione della sera.
[Inciso n.1: farò liveblogging della cerimonia attraverso il canale Twitter di comingsoon.it. Potete anche seguire su questa pagina qui.]

Comunque siamo arrivati alla fine.
In molti son già partiti, le sale del Palais sono meno piene, l'aria è più rilassata, da ultimo giorno di scuola.
Tranne che per una cosa: il famigerato Toto-Palma.

Già dalla sera del venerdì, a Cannes giornalisti di tutto il mondo si scatenano in una freneticaattività di raccolta di pronostici e indiscrezioni sul Palmares.
Perché il pezzo sul Toto-Palma is the new black.
Li vedi che si inseguono e s'interrogano, pontificano e dubitano, fanno giochi di ruolo tentando di immedesimarsi nella giuria e di anticiparne le dinamiche e i ragionamenti.
Il sabato, più o meno, passa così.
Ma il Toto-Palma ha anche la sua versione avanzata, che si svolge soprattutto di domenica. Perché le indiscrezioni e i pareri non servono solo per i servizi. Ma per capire se la propria testata è coperta a sufficienza sui titoli che potrebbero vincere qualcosa. E, qualora non lo fosse, si cercano sempre rimedi in extremis.
Ci sono quelli che ti avvicinano carbonari, come tossici che approcciano il loro pusher: "Ehi, ma tu hai saputo qualcosa?".
Lo chiedono a me, poi.
Poi ci sono quelli che la sanno lunga, e che un collega gli ha detto che un suo amico ha sentito da una tipa per strada che il figlio ha saputo che il nipote di Uma Thurman dice che stanno facendo vincere proprio quel film lì.

Quest'anno comunque sarà dura.
Non sono l'unico a sostenere che questo Cannes 2011 ha avuto un livello medio di film in concorso come non lo si vedeva da anni in un festival.
E se l'anno scorso pare le decisioni della giuria siano state molto rapide, secondo me quest'anno ci sarà da discutere.

Comunque io è da ieri sera, da quando è partito lentamente il buzz del Toto-Palma, che penso e ripenso a una scena di Habemus Papam.
[Inciso n.2: certo che aver visto il film di Moretti più di un mese fa non aiuta a metterlo in relazione con gli altri del concorso e a capire le sue chance... Oh no! Il Toto-Palma colpisce anche me!]

La scena in questione è questa qui.
Solo che io la rigiro nella mia testa con De Niro al posto di Moretti, e i registi del concorso al posto dei cardinali.
Provateci anche voi. A me fa ridere.

Ah.
Ieri poi Sean Penn non l'ho visto. Oggi, Ludivine Sagnier sì.
Avanti così.

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Cannes Prejudice

by Federico Gironi 20. maggio 2011 20:03

I tacchi più improbabili e vertiginosi della mia vita lì ho visti ticchettare su e giù per la Croisette, qui a Cannes.
Ca va sans dire.
Il che non è sempre un bello spettacolo.

Cosa?
Ho una pregiudiziale verso i tacchi?
Ma no.

Una pregiudiziale la posso avere nei confronti del turco Nuri Bilge Ceylan, regista di Once Upon a Time in Anatolia, uno degli ultimi due film in concorso che verranno presentati domani.
Lo ammetto, sono colpevole. Fatemi quel che volete.

Ma i tacchi no.
I tacchi mi sono indifferenti.
E' che bisogna saperli portare.

Avete presente Gli Aristogatti? La scena in cui le due oche insegnano a Romeo, Duchessa e ai gattini a camminare come loro, nella strada verso Parigi?
"Cercate di sentirvi oche!"
Ecco.

Si vedono certe dame, qui a Cannes, ondeggiare su tacchi esagerati con la stessa andatura elegante di quelle oche.
Roba che a volte mi sento quasi in dovere di correre a raccoglierne qualcuna, che tra una caviglia che si storce e un bacino che va fuori controllo, sembrano destinate ad un impatto al suolo devastante.
E io son lì, già mi vedo gridare "Qualcuno compri del Lasonil!" e quelle, torri di Pisa in foggia umana, si storcono da un lato, ondeggiano verso l'altro, pendolano, ma rimangono in piedi.
Però insomma. Non è proprio un bel vedere. Un tacco più basso e una camminata più agile no?

Ora, non dico certo che tutte dovrebbero indossare gli anfibi della figlia di Bono in This Must Be the Place, o le scarpe basse di Carey Mulligan in Drive.
Però ci vuole misura e consapevolezza.

In modi diversi, misura e consapevolezza ne hanno anche Sorrentino e Winding Refn.
Dei loro film ho scritto qui. Ma lo sapete.

Però - per tornare ai pregiudizi, e visto che qui si sta scatenando quel Toto-Palma di cui parleremo domani - ci si chiede se un Robert De Niro presidente di giuria apprezzerà, ad esempio, un film come Drive o l'interpretazione di Ryan Gosling (che, detto per inciso, era vestito con una specie di orrido pigiama, oggi). O se invece sarà un po' invidiosetto.
Se lo chiedevano anche quelli di "Les Inrockuptibles", su un allegato speciale destinato al Festival che in questi giorni era in distribuzione gratuita.
Se lo chiedevano parlando di quello che, già in partenza, era il candidato alla Palma come miglior attore, ovvero Sean Penn.
Nella recensione del film di Sorrentino forse non ho parlato abbastanza di quanto Sean Penn sia bravo, in un ruolo che bastava un gesto o un'intonazione sbagliate per rendere macchiettistico e poco sopportabile.

Se stasera riesco a entrare alla festa del film, o ho voglia di farlo, glielo dico. "Bravo Sean".

Sì, ho detto festa del film. Una festa in tutto il festival di Cannes, la posso fare?
Cin cin.

PS - Spero che Kekkoz non mi denunci per plagio.

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So Long, Farewell, Auf Wiedersehen, Adieu

by Federico Gironi 19. maggio 2011 16:41

Oggi è giovedì.
Il festival si chiude domenica.
Ma oggi son partite un sacco di persone. E non tutte sono state cacciate.

Ma dove vanno, dico io?
Ma dove andate?
Che domani, protagonisti del concorso sono Nicolas Winding Refn e Paolo Sorrentino. Mica pizza e fichi, come di dice a Roma.
Comunque le ultime giornate di festival colpiscono sempre in questo senso, e avremo modo di riparlarne.

Tanti partono.
A Cannes, invece, Ryan Gosling non è nemmeno arrivato, pieno d'impegni com'è.
Peccato. Conosco un paio di colleghe che non si sono ancora riprese dalla triste notizia.
Al momento mi risulta che nemmeno Christina Hendricks sarà sulla Croisette.
Peccato.

Che poi magari Gosling, in queste ore, avrebbe fatto comodo.
Poteva fare da autista per portare a casa, a tavoletta, von Trier. Prima che invada la Polonia.

Io comunque aspetto con impazienza che qualcuno pubblichi online una Downfall Parody sulla sua cacciata dal Festival.
Avessi tempo lo farei io.

Ma non ce l'ho. E saluto tutti i partenti con questo:

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Suggestioni cinematografiche

by Federico Gironi 18. maggio 2011 16:14

Certo che Cannes è davvero il regno del Cinema.
Dove ti giri, il cinema lo vedi, lo senti, lo respiri, lo percepisci.
Tutto quest'andirivieni di registi, di attori, di ieri e di oggi.
Ieri uscendo dal Palais mi sono imbattuto in Kaurismaki ubriaco. Non che sia una novità.

Poi pensi alle scene ambientate qui di Caccia al ladro, pensi a Cary e Grace e Alfred, ti sembra di vederli sbucare da un angolo a ogni più sospinto.

Sarà la suggestione.

Anche troppa.

Io per esempio ho il mio personalissimo inquilino del terzo piano.
Sono sistemato in un piccolo ma confortevolissimo appartamentino, ad un secondo piano.
Sopra di me ci dev'essere qualcuno che segue il festival, come me.
Lo capisco perché fa i miei stessi orari. Anche troppo.
Nel senso che è da quando sono arrivato che lo sento sincronizzato con me in maniera impressionante: nella camera da letto quando mi sveglio o quando mi addormento, in cucina quando sono in cucina, sotto la doccia quando sono sotto la doccia.
E la cosa strana è però che per le scale non ho mai incontrato anima viva. Tranne una volta in cui, nel piccolo ascensore del palazzo, c'erano due ragazzi rimasti bloccati .
Ma loro non erano del terzo piano: lui camminava sopra di me anche quella sera.

Sarà la suggestione?

Anche troppa.

Perché oggi hanno presentato il nuovo, attesissimo (e bellissimo) film di Lars von Trier, intitolato Melancholia.
E io un po' melanconico mi ci sono sentito, fra ieri e oggi.
Poi però ho sentito un pezzettino della conferenza stampa del film e mi sono un po' ripreso.

Von Trier fa ridere. E' pazzo. Ci marcia.
Quest'anno somiglia anche di meno a Giuliano Ferrara, anche se gli occhi rimangono gli stessi.
Comunque ha detto che non è più depresso, e che non beve più. Anche se rimane "filosoficamente contrario al non bere".
Io sono d'accordo con lui.
E, a giudicare dalle frecciatine che gli ha poi lanciato, è d'accordo con lui anche Stellan Skarsgaard.
Le polemiche sulle frasi sul nazismo non le commento nemmeno, dai.
Poi il danese ha raccontato che siccome il suo direttore della fotografia gli si era raccomandato di non fare come tutti gli altri, di prendere attrici sempre più giovani e mostrarle sempre più spogliate, lui il prossimo film lo farà con giovanissime del tutto nude.

Vabbe', facezie.
Ma visto che siamo in argomento.
Ho visto uscire dalla conferenza stampa Charlotte Gainsbourg. E' incinta. E più bella che sullo schermo.
La Dunst invece non l'ho vista. Ma non ho capito perché nel film con la maglia addosso sembra quasi piatta. Senza, proprio no.
Misteri dell'abbigliamento femminile.

Ora vi saluto. Mi affaccio al finestrone della sala stampa.
Controllo che non ci sia un'altra luna, grande e minacciosa, nel cielo azzurro di Cannes.

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Psicodrammi

by Federico Gironi 17. maggio 2011 20:50

Ognuno, durante un festival, vive il suo piccolo psicodramma.
Basti pensare alle già citate traversie di ieri riguardo a Malick e gli ingressi impossibili.
Io oggi ho avuto il mio: per qualche ora ho perso il cellulare.

Dopo la proiezione delle undici, e dopo aver soddisfatto le esigenze nutritive con una baguette farcita che sta diventando troppo d'abitudine, ho guadagnato con fatica una postazione in sala stampa. Per poi accorgermi, in preda all'orrore, di essere privo del fido accessorio.

Dove l'avessi perso l'ho subito capito: dans la Salle Lumière.
Venire a capo della complessa burocrazia senza carta che vige presso il personale di sala di Cannes non è stato facile.
Ma dopo una visita inutile agli oggetti smarriti e un po' d'insistenze, sono riuscito a rientare nella Lumière tra un film e l'altro per cercare il telefono scomparso.
Secondo me voleva proprio perdersi, visto che pur cercandolo nel posto esatto, non lo trovavo. E l'ho finalmente agguantato solo in virtù di una testarda ostinazione. Vi risparmio i dettagli.

Secondo me è stata la stessa testarda ostinazione che aveva Jodie Foster quando è riuscita a imporre il paria Mel Gibson come protagonista del suo The Beaver. Che peraltro era proprio il film galeotto per il mio cellulare.

La Foster, in conferenza stampa, ha difeso a spada tratta l'amico e gli ha fatto i suoi sinceri auguri per un ritorno alla normalità di vita e di lavoro.
E Mel Gibson, a sopresa, si è presentato alla Montée des marches del suo film, con tanto di elegante e sobrio smoking (no pun intended. Per il "sobrio", voglio dire).
Proprio mentre scrivo sta prendendo gli applausi scroscianti del pubblico della Salle Lumière.

Fosse stato lì, avrebbe applaudito anche il mio cellulare.
Ma sta qui, lo sorveglio a vista.
E allora al redivivo Mel (che nel film è bravissimo) dedico una canzone:

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Cannes Vice

by Federico Gironi 16. maggio 2011 18:00

Tanto lo sapete tutti.
Oggi a Cannes è stata la giornata di The Tree of Life. Dell'invisibilità programmat(ic)a di Terrence Malick e dell'arrivo di Brad Pitt.
Che, a giudicare dal look che ha sfoggiato, si deve essere preso un insolazione su qualche spiaggia qui vicino e si è convinto che il film da presentare fosse Miami Vice.
D'altronde qui il mare c'è, i motoscafi pure, le Ferrari non ne parliamo nemmeno.

Ci sono stati anche gli elicotteri oggi.
Anche con gli elicotteri si bullano, da queste parti.
Pochi minuti fa, due appaiati, uno a marcia avanti uno a marcia indietro, si son fatti tutto lo spazio di cielo antistante la Croisette a velocità ridottissima, per poi fermarsi un paio di minuti vicino al Palais e ripartire a tutta birra.
Forse c'era Malick sopra.

Oggi poi si sono tutti arrabbiati perché molti (di quelli che contano) sono rimasti fuori dalla proiezione di The Tree of Life.
"Colpa della disorganizzazione francese!", tuonano.
Sarà pure vero, ma si sapeva. Si sapeva anche che a vedere il film ci sarebbe stato tutto il mondo.
Io mi son svegliato all'alba apposta.

Vabbe'. Sarà anche la stanchezza, il nervosismo, la lotta per le file, per mangiare, per i posti.
La situazione dei posti, in sala stampa, sta diventando ridicola.
Tipo che a mali estremi (la necessità di avere un posto dove lavorare) si trovano estremi (fin troppo) rimedi:

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Dov'è Wally?

by Federico Gironi 15. maggio 2011 12:36

La domenica è domenica un po' dappertutto.
Anche al Festival di Cannes.

Al mattino l'aria è pigra, si fanno sentire i bagordi del sabato. C'è chi rimane a dormire un po' di più e chi si aggira con aria assonnata.

Poi lentamente arriva il risveglio, l'atmosfera si movimenta, il passeggio aumenta, ci son quelli che son venuti in gita.
Le strade si riempiono, le sale anche, e tutto torna ad una normalità che però non si scrolla di dosso del tutto l'aria del giorno di festa.
Persino la frenesia generale appare un po' più molle.

E allora, se poi la domenica in questione è anche priva di grande appeal divistico, con la Depp-sbornia ancora da smaltire, ci si butta sull'enigmistica. Quella spicciola.
E si gioca a indovinare dove sia Terrence Malick.

Perché anche nella ricchezza di titoli e nomi che caratterizza quest'anno, la 64esima edizione del Festival di Cannes è e rimarrà l'edizione di Terrence Malick e del suo The Tree of Life, in programma domani.
Circolano leggende metropolitane incredibilli a Cannes, sul film e sulla sua importanza.
C'è chi sostiene che Thierry Fremaux lo definisca "un film che cambierà la storia del cinema". Si parla di telefonate con le distribuzioni di tutto il mondo per coordinare il grande evento dell'arrivo in sala.
E l'attesa per la prima proiezione di domani mattina è elettrica, palpabile, invisibile ma pervasiva.

E allora dov'è Malick?
Verrà? Non verrà? Si sa che ha imposto come condizione per la presentazione della sua opera a Cannes il non apparire in nessuna circostanza pubblica. Ma cambierà idea? Si paleserà? in fondo, al Festival di Roma di qualche anno fa, l'ha fatto.

Ma dov'è Malick?
Ma che faccia ha, Terrence Malick?
Sarà mica quel tipo strano con la barba che ho visto nella folla della Croisette?

Secondo me sì.

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L'autre côté

by Federico Gironi 14. maggio 2011 17:21

La sala stampa di cui parlo sempre negli ultimi giorni è ad un piano alto del Palais di Cannes.
Lo stesso Palais che comprende anche le sale dove sono proietatti i film della Selezione Ufficiale.
Comodo, no?

Solo che l'ingresso alle due sale principali, la Lumière e la Debussy è all'esterno.
Poco male, certo.
A meno che non sia un sabato, il sabato in cui a Cannes c'è Johnny Depp e si debba andare a vedere un film in concorso la cui proiezione stampa coincide con quello ufficiale.

Sabato la Croisette è gonfia di gente peggio di Via del Corso. Agli abituali frequentatori del Festival si aggiunge il passeggio di chi vuol vedere e farsi vedere. E ai tradizionali fan che campeggiano già dal giorno prima dell'apertura, inamovibili, davanti al tappeto rosso della Montée si aggiungono oggi quelli che sono qui solo e soltanto per Johnny il bello.

Succede quindi che 35 minuti circa dall'inizio del film abbandoni la mia postazione da scribacchino per avviarmi alla volta di un luogo che normalmente si raggiunge in 5 andando con molta calma.
Succede che l'ingresso più comodo alla Lumière per coloro i quali vengono da dentro il Palais (e quindi gli accreditati) è ovviamente riservato a chi invece non ha accrediti ma biglietti.
Succede che bisogna andare dall'autre côté.
Succede quindi che bisogna risalire un tratto di Croisette che - sorpresa - è stato transennato molto più a lungo del previsto, privando la possibilità di usufruire dell'abituale passaggio pedonale che permette di attraversare la strada. Sì, perché un attraversamento precedente è sempre obbligatorio e quindi si saltella da un lato all'altro dello stradone.
Succede quindi che il tratto da risalire è lungo più del doppio del normale, e che lo si percorre stipati come in un allevamento avicolo, tamponando la signora curiosa di turno che si è bloccata improvvisamente perché credeva di aver visto una star, spintonati dai simpaticissimi e nerboruti poliziotti locali ogni volta che si tenta di bypassare con agilità un ingorgo in stile Gran Raccordo Anulare.
Perché non bisogna dimenticare che il lato della Croisette destinato ai pedoni è anche aperto al traffico.

Lo ammetto, l'ho messa giù un po' apocalittica. Ma senza esagerazioni, giuro.
Non mi lamento eh. Per carità. Da un certo punto di vista fa parte del folklore festivaliero.
Ma certe cose irrazionali mi danno un po' fastidio.
"Non è il contenuto, è l'espressione." (cit.)

Comunque dopo 20 minuti circa la Salle Lumière l'ho raggiunta. Assieme a una collega che imprecava come una camionista per l'acume logistico transalpino.
Davano Michael, film austriaco in concorso.
Bruttissimo.
Uscendo, mi sono quasi scontrato con Uma Thurman ("signora mia, com'è invecchiata") e ho visto Johnny To impaziente di accendere il suo caratteristico sigaro.
E guardando fuori, dalle finestrone che danno sulla Montée, mi sono accorto che piove di brutto.
Povero Johnny. Depp, intendo.
Ma così impara a intasarmi la Croisette.

ops... Mi sono accorto ora che, mentre scrivevo, ha smesso di piovere.
Che devo fare, cambiare tutto? Ma no. Son sicuro che tra poco ricomincia.

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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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