I tacchi più improbabili e vertiginosi della mia vita lì ho visti ticchettare su e giù per la Croisette, qui a Cannes.
Ca va sans dire.
Il che non è sempre un bello spettacolo.
Cosa?
Ho una pregiudiziale verso i tacchi?
Ma no.
Una pregiudiziale la posso avere nei confronti del turco Nuri Bilge Ceylan, regista di Once Upon a Time in Anatolia, uno degli ultimi due film in concorso che verranno presentati domani.
Lo ammetto, sono colpevole. Fatemi quel che volete.
Ma i tacchi no.
I tacchi mi sono indifferenti.
E' che bisogna saperli portare.
Avete presente Gli Aristogatti? La scena in cui le due oche insegnano a Romeo, Duchessa e ai gattini a camminare come loro, nella strada verso Parigi?
"Cercate di sentirvi oche!"
Ecco.
Si vedono certe dame, qui a Cannes, ondeggiare su tacchi esagerati con la stessa andatura elegante di quelle oche.
Roba che a volte mi sento quasi in dovere di correre a raccoglierne qualcuna, che tra una caviglia che si storce e un bacino che va fuori controllo, sembrano destinate ad un impatto al suolo devastante.
E io son lì, già mi vedo gridare "Qualcuno compri del Lasonil!" e quelle, torri di Pisa in foggia umana, si storcono da un lato, ondeggiano verso l'altro, pendolano, ma rimangono in piedi.
Però insomma. Non è proprio un bel vedere. Un tacco più basso e una camminata più agile no?
Ora, non dico certo che tutte dovrebbero indossare gli anfibi della figlia di Bono in This Must Be the Place, o le scarpe basse di Carey Mulligan in Drive.
Però ci vuole misura e consapevolezza.
In modi diversi, misura e consapevolezza ne hanno anche Sorrentino e Winding Refn.
Dei loro film ho scritto qui. Ma lo sapete.
Però - per tornare ai pregiudizi, e visto che qui si sta scatenando quel Toto-Palma di cui parleremo domani - ci si chiede se un Robert De Niro presidente di giuria apprezzerà, ad esempio, un film come Drive o l'interpretazione di Ryan Gosling (che, detto per inciso, era vestito con una specie di orrido pigiama, oggi). O se invece sarà un po' invidiosetto.
Se lo chiedevano anche quelli di "Les Inrockuptibles", su un allegato speciale destinato al Festival che in questi giorni era in distribuzione gratuita.
Se lo chiedevano parlando di quello che, già in partenza, era il candidato alla Palma come miglior attore, ovvero Sean Penn.
Nella recensione del film di Sorrentino forse non ho parlato abbastanza di quanto Sean Penn sia bravo, in un ruolo che bastava un gesto o un'intonazione sbagliate per rendere macchiettistico e poco sopportabile.
Se stasera riesco a entrare alla festa del film, o ho voglia di farlo, glielo dico. "Bravo Sean".
Sì, ho detto festa del film. Una festa in tutto il festival di Cannes, la posso fare?
Cin cin.
PS - Spero che Kekkoz non mi denunci per plagio.