One to Watch: Harmony Korine

by Federico Gironi 29. marzo 2011 20:05

Le cose sono andate più o meno così:
durante la mia trasferta all'ultimo festival di Berlino sono andato a vedere un documentario su Bruce LaBruce intitolato The Advocate for Fagdom.
Tra le persone intervistate riguardo LaBruce e il suo lavoro, c'era Harmony Korine.
Che appariva conciato come nella foto che vedete qui a fianco.

Che tipo.

E allora, mi è capitato di mettermi a pensare che in fondo Gummo e Julien Donkey Boy mi erano proprio piaciuti.
E che, per un motivo o per un altro, mi ero poi perso le cose fatte dopo dall'enfant terrible del cinema indie americano.
Allora mi son dato da fare, e ho recuperato Mister Lonely, che mi è piaciuto molto.
Mi manca ancora Trash Humpers, ma ci sto lavorando.

Ecco, Harmony Korine è uno che o lo si odia o lo si ama.
Che o lo si vive, come dice lui, emozionalmente, con lo stomaco, senza cercare razionalismi e lo si apprezza nei temi come nella forma, oppure lo si bolla come un provocatore da quattro soldi.
Io sto coi primi. Non che senta il bisogno di rimarcarlo, perché andrebbe bene lo stesso, ma coi primi ci sono anche anche Gus Van Sant e Jean-Luc Godard.. E Werner Herzog, che non a caso fa spesso l'attore per lui. E anche un "insospettabile" come Bernardo Bertolucci.

Coi primi, poi, c'è anche James Franco.
Sì perché Franco e Korine hanno lavorato assieme ad un progetto di videoarte che verrà presentato alla Biennale di Venezia di quest'anno in rappresentanza degli Stati Uniti. Online c'era un video intitolato "Rebel", ma è stato rimosso dal sito ufficiale di Franco.
Non è chiaro se questo progetto sia lo stesso oggetto delle indiscrezioni trapelate poco tempo fa - per le quali Korine e Franco stavano cercando (o pensavano di) riprendere uno scontro tra bande losangeline rivali, con tanto di coltelli - o se invece quelle voci si riferivano alla voglia dei due di riesumare il progetto folle di Fight Harm: un film dove Korine si applica scatenare apposta vere risse, mettendosi di mezzo in prima persona.
Harmony ci aveva già provato, in passato, a girarlo, ma era finito troppo spesso con le ossa rotte. Letteralmente.
Forse Franco è più grosso e mena meglio. Chissà.

Comunque, (ri)vedeteveli i film di Harmony Korine.
Uno che in un panorama statico e involuto come quello del cinema contemporaneo, nello stagno non ci getta un sasso ma un macigno. Un macigno di quelli fastidiosi e scomodi. Che ti metteno inquietudine addosso.
Avercene.

E guardate anche i videoclip che ha firmato per Daniel Johnston (link a Berlino: lì vidi il bellissimo documentario su di lui poi sparito nel nulla, perlomeno in Italia, The Devil and Daniel Johnston), per Sonic Youth, per Bonnie Prince Billy, per Cat Power.

E vedetevi questo, che è il suo cortometraggio più recente, uscito da poco.
S'intitola Umshini Wam ed è interpretato dagli schizzatissimi rapper sudafricani Ninja e Yo-Landi Vi$$er, due terzi dei Die Antwoord. Il terzo terzo, Dj Hi-Tek, ha fatto le musiche.
Puro Korine.

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When plans get changed, the possibilities are infinite

by Federico Gironi 29. marzo 2011 14:25

Da queste parti amiamo (e molto) il cinema indie americano (quello buono).
E da queste parti riteniamo Scott Pilgrim vs the World un film straordinario.

Basterebbero queste due ragioni a segnalarvi che questa sera, sul canale tv Cielo alle 22, c'è un film che proprio non dovete perdere.

S'intitola Nick and Norah's Infinite Playlist.
In Italia è uscito col titolo di Nick & Norah: tutto accadde in una notte.
Oddio, uscito. Gettato nel cesso sarebbe più appropriata come espressione. Per il numero di copie, per il lancio e per l'attenzione della stampa inesistenti. Un po' come accaduto poi con Adventureland.
Ma questa è storia.

La storia del film, invece, è quella di due ragazzetti indie che incrociano per caso, ma indissolubilmente, i loro destini nel corso di una nottata newyorchese fatta di richerche ossessive di un concerto a sopresa, di incontri con odiosi ex, di traversie tragicomiche che li vedono protagonisti, in parallelo, con gli amici gay di lui e l'amica dal gomito facile di lei.

Lui è Michael Cera, quello che non è Jesse Eisenberg, quello che aveva messo incinta Ellen Page in Juno e che ha poi dimostrato tutta la sua grandezza proprio nei panni di Scott Pilgrim.
Lei è Kat Dennings, quella che gli spettatori dall'occhio attento (non solo all'aspetto sensuale) hanno notato in Charlie Bartlett prima e ne La coniglietta di casa poi. E che vedremo presto in Thor. Vabbe'.
Il regista è il semisconosciuto Peter Sollett, poi passato a fare delle cose in tv.
La sceneggiatrice è un'amica di Diablo Cody, Lorene Scafaria, che ha adattato un romanzo di Rachel Cohn e David Levithan molto popolare presso la comunità indie.
La colonna sonora è di quelle supercool, con gente come Devendra Banhart, Vampire Weekend, We Are Scientists e tanti altri. Pure il Mark Mothersbaugh dei Devo e delle colonne sonore di Wes Anderson.

Il film è un piccolo grande gioiello, leggermente profondo, intelligente e sensibile. Nel parlare di amore, di giovinezza, delle nuove dinamiche rapsodiche di relazione e di vita.
In fondo, di Scott Pilgrim è una sorta di prototipo.
E parlo soprattutto dei temi e del mood, non tanto della forma. Anche se.

Io mi sa che lo rivedo. Che è balsamo per gli occhi, il cuore e l'anima.
Voi fatemi sapere.

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Senza parole

by Federico Gironi 23. marzo 2011 20:11

E ho detto tutto.


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La sindrome di Martellone

by Federico Gironi 22. marzo 2011 10:31

Caro Massimiliano,
noi non ci conosciamo.
Cioè, tu di certo non conosci me, e io ho saputo della tua esistenza solo quando ti ho visto nei panni del comico Martellone in Boris.
Poi ho anche scoperto che sei stato il co-sceneggiatore di praticamente tutti i film di Fausto Brizzi, ma il tuo da regista lo sono andato a vedere lo stesso.
Perché Martellone è un bel personaggio. Un povero diavolo che vorrebbe fare qualcosa di diverso, di non dico d’impegnato ma quasi, ma che è prigioniero della gabbia (dorata) di un tormentone becero, qualunquista, volgare, sempre fuori contesto ma di straordinario successo. "Bucio de culo".

Ecco, Massimiliano. A me è quasi sembrato che tu sia rimasto vittima di una sorta di sindrome di Martellone.
Che con Nessuno mi può giudicare (titolo che mi auguro non sia stato di comodo…) tu abbia avuto l’ambizione di fare qualcosa di “diverso”, di "impegnato", ma che sia finito a ripetere gli stessi tormentoni beceri e qualunquisti.

Poi per carità, magari a volte si ride anche, guardando il tuo film.
Ma si ride con quel disagio del pubblico che guarda Martellone guardando Boris, non con la serenità del pubblico bue che guarda Martellone dentro Boris. Con la coscienza della natura becera di certe espressioni e del piccolo dramma di chi interpreta.

Che vuol dire questo, Massimiliano? Che per far ridere e avere successo l’unica è sparare a zero “Bucio di culo” e accattivarsi le platee? Sarebbe inquietante.
Tanto quanto una trama che, coi tempi che corrono, parla di una donna che per saldare i debiti vende il suo corpo e che una volta in pari trova amore e felicità senza contraccolpi perché alla fine “che vuoi che sia”.
O che, nell’anno 2011, continua a glorificare il mito della poesia della borgata e del proletariato come luoghi della solidarietà e dell’umanità e rappresentare un semplicistico volemose bbene all’amatriciana dove italiani, cinesi, sudamericani, pakistani, africani, europei dell’est sono tante facce, tante razze ma nessuno lo mette al culo all’altro perché invece ci si aiuta a vicenda; e dove il razzista fascistello s’innamora della nera e accetta il figlio frocio con un buffetto.

“Ma che siamo in un film di Nanni Moretti?”, fai gridare al personaggio di Rocco Papaleo, caro Massimiliano.
La risposta, purtroppo, è no. E non siamo nemmeno in un film di Alberto Sordi.

Io Nanni Moretti me lo merito, comunque.
Il tuo film, forse, no.

Scusa lo sfogo, ma mi scappava.
Come a Martellone scappa "Bucio de culo".
Ognuno ha la sua natura.

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Being Charlie Kaufman

by Federico Gironi 17. marzo 2011 10:35

Auguri.
Giorno di festa oggi, si festeggia e ci si riposa. C'è pure brutto tempo, quindi si sta volentieri in casa.
E allora, se avete circa un 72 minuti di tempo che vi avanzano, io vi vorrei proporre la visione di questo:

E' la master class che Charlie Kaufman ha tenuto al Festival di Göteborg nel 2011, quando gli è stato consegnato un premio alla carriera.
Magari non è avvincente per tutta la sua durata, ma vale la visione.
Se poi qualcuno avesse voglia di approfondire ancora, segnalo il Focus (saggio + intervista) che allo sceneggiatore è stato dedicato sul numero 497 di Cineforum (settembre 2010, pag. 46) a cura di Pasquale Cicchetti.

Perché Kaufman, piaccia o non piaccia, è una voce di enorme interesse per quanto riguarda la scrittura cinematografica.
La sua fantasia e la sua irriverenza - anche quando tracimano in maniera esagerata, come in Synecdoche, New York, che però vorrei rivedere - sono da tenere attentamente da conto.

E poi a me Charlie Kaufman piace. Ecco.
Avercene di più di gente come lui.


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Wild Boy(s) at Heart

by Federico Gironi 15. marzo 2011 13:09

Nella ristretta (?) lista dei registi del mio cuore e del mio cervello - e pure del mio stomaco, va' - David Lynch occupa un posto di tutto rilievo.
L'esperienza della visione (dentro e fuori lo schermo) di un film straordinario come INLAND EMPIRE ai tempi del suo passaggio al Festival di Venezia del 2006 non finisce ancora di scuotermi.

In anni di carriera, Lynch non ha fatto altro che ridefinire il territorio, la materia, la forma e i confini di quello che normalmente intendiamo come cinema. E non solo, considerando il peso dell'impatto culturale, immaginifico e produttivo che ha avuto anche sulla televisione e la sua fruizione con una cosa chiamata Twin Peaks.

Senza poi contare tutti quegli esperimenti audiovisivi che sono fruibili attraverso il suo sito ufficiale: da Dumbland a Rabbits, ma anche i suoi (sur)reali weather reports per la città di Los Angeles.
E senza poi parlare della sua attività come venditore di caffé, di quella musicale che ha portato alla realizzazione di due singoli di electro-pop intitolati "I Know" e "Good Day Today".  O del fatto che appaia come cammeo ricorrente nel cartoon The Cleveland Show nei panni di Gus the Bartender.

Ma ora Lynch (che è un genio, si può dire?, e ha un gran senso dell'umorismo) si prepara a stupire di nuovo.

Avete presente quella serie di concerti trasmessi via web, sponsorizzati da una nota carta di credito e chiamati Unstaged? Quelli la cui regia è stata affidata a D.A. Pennebaker nel caso dei The National e a Terry Gilliam in quello degli Arcade Fire?
Ecco.

Ora tocca a Lynch. Che dirigerà il webcast di un live dei Duran Duran.
David Lynch. I Duran Duran.
E' una cosa meravigliosa. Da darsi alla meditazione trascendentale. O anche no. Però la data è il 23 di marzo, e annotatela su qualche tovagliolino di carta che poi perderete.

E ora, mentre bevete un caffé, per festeggiare due tre video al prezzo di uno.
Il primo è una specie di trailer dell'evento in questione.
Il secondo, in due parti, è il minifilm che di recente Lynch ha girato per Dior, con Marion Cotillard. Che non fa mai male.


 

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Musica maestro: Alex Turner e Piledriver Waltz

by Federico Gironi 14. marzo 2011 16:47

Che poi, dopo la scommessa fatta sulla carta, abbiamo avuto dimostrazione che Submarine era effettivamente bbuono.

Empire Magazine gli ha appena dato 4 stelle. Il sottoscritto ne aveva parlato scritto così.

Oggi è uscito l'EP con i brani scritti ed eseguiti per la colonna sonora da mr. Arctic Monkeys, Alex Turner.
E allora mi piaceva postare il primo video tratto da quel disco (o quel film?), quello di un brano che si chiama "Piledriver Waltz".

Buon ascolto.

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There, after

by Federico Gironi 12. marzo 2011 20:05

Siamo circondati dalle terribili immagini del disastro che ha colpito il Giappone.
Sono immagini impressionanti, dall'impatto devastante eppure perversamente affascinante. Come sempre, è il fotoblog del Boston Globe, The Big Picture, a regalare una delle migliori fotogallery che si possano trovare online. Consiglio di darci un'occhiata.
E, volendo, di valutare come alcune delle immagini, quelle relative all'onda anomala che ha spazzato la costa nipponica e le sue conseguenze, siano inquietantemente simili alle sequenze dell'iperrealista incipit dell'Hereafter di Clint Eastwood. O il contrario.

Il Giappone.
E' da tempo immemore che il Giappone si deve confrontare con i terremoti. Con le tsunami: non è un caso che una delle opere più belle e famose dell'arte giapponese sia proprio La grande onda al largo di Kanagawa. In tempi recenti, ci si sono messe anche le bombe atomiche, a contribuire al carico di cicatrici di quella terra e di quel popolo.
Cicatrici che, assieme ad altri complessi fattori storici e geografici, hanno portato alla nascita di un carattere nazionale unico al mondo, assai più complesso di quel che le facili stereotipizzazioni possano portare a pensare. Leggere per credere.
Anche questo.

Il cinema arriva dopo, magari, ma di conseguenza. E lì la complessità si traduce nella bizzarra ma a suo modo coerentissima coesistenza di Kurosawa e Miike, Oshima e Miyazaki, la Nikkatzu e Ozu.
E Godzilla.

Ecco, Godzilla. Incarnazione metaforica delle paure giapponesi -nucleari, marine, sismiche e molto altro ancora - a scopo di metabolizzazione, esorcismo, superamento.
Proprio nell'ultimo post di questo blog parlavamo di come il migliore cinema di fantascienza degli ultimi anni sia stato capace di reinterpretare e reagire all'11/9.
Ora ci si può chiedere, con un cinismo solo apparente, cosa accadrà dopo quest'altro tragico "11". Come cambieranno, se cambieranno, progetti come il rebooting dello stesso Godzilla affidato al Gareth Edwads di Monsters. O il Pacific Rim che dovrebbe essere il prossimo progetto di Guillermo del Toro, altro monster movie catastrofico che parla di una creatura che emerge dalle profondità oceaniche per attaccare l'arcipelago giapponese.

Non è cinismo, non è una questione morale, è parte delle dinamiche sociali e culturali dell'esistente. E' metabolizzazione, esorcismo, superamento. E' storia.

Nippon Banzai!

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Cascano dal fottuto cielo

by Federico Gironi 7. marzo 2011 12:54

Così, ad occhio e croce, mi verrebbe da dire che i due più grandi film di fantascienza dei nostri anni sono La guerra dei mondi e Cloverfied.
Due film splendidi, per motivi differenti. E per motivi differenti sottovalutati e/o dileggiati da gente miope come troppa ce n'è.

Non a caso, ad accomunare il film di Spielberg e quello di Reeves (di cui scrissi qui) c'è il fatto di aver dato due diverse ma complementari risposte cinematografiche all'11 settembre, di averlo (ri)raccontato e soprattutto di aver fatto reagire il cinema e aver risposto alla domanda su come (e cosa) un film catastrofico poteva continuare ad essere dopo lo scandaloso spettacolo audiovisivo che è stato il crollo delle Torri Gemelle.

Fatto sta che, di recente, i film sulle invasioni aliene si stanno moltiplicando.
In attesa di vedere cosa avrà combinato Jonathan Liebesman con World Invasion, c'è da riscontrare come finora da noi vengano distribuite schifezzuole come Skyline (che è tale anche e proprio perché, nonostante le ambizioni, è rimasto ancorato al mondo e al cinema pre 11/9) mentre non arriva nelle sale un film straordinario come Monsters.

Monsters, checché ne dicano alcuni ggiovani critici del web che dovrebbero ripassare le lezioni, è una delle cose migliori che abbia visto quest'anno.
Un film che, per l'appunto, fa tesoro delle lezioni de La guerra dei mondi e ancora di più di Cloverfield, spingendo in una direzione anti-spettacolare e intimista che non dimentica mai le necessità del genere e della tensione. Senza contare il fatto di come dimostri che con due lire, competenza e buone idee si possa far meglio del 99% delle megaproduzioni hollywoodiane.  

Monsters insomma lo dovete vedere (scopro ora che è nel listino della One Movie, che si sbrighino...)
E mi sbilancio in un pronostico sostenendo che da vedere sarà anche Attack the Block.

Cos'è Attack the Block?
E' il primo film di Joe Cornish, attore, sceneggiatore, regista inglese che fa parte della banda di Edgar Wright: con lui ha scritto le sceneggiature di Tintin e di Ant Man, tanto per dire.
E' un film che sta per debuttare al South by Southwest di Austin per poi uscire in patria.
E', soprattutto, un film che racconta di un'invasione aliena che avviene in un quartiere popolare di South London, dove gli aggressivi extraterresti se la dovranno vedere con un'incazzatissima baby gang che non vede di buon occhio l'invasione del proprio territorio. E viceversa, in qualche modo.

Lo spunto pare interessantissimo, il lavoro sul genere e sui generi anche. E le prime impressioni paiono entusiastiche.
Io vi faccio vedere il trailer, intanto, segnalandovi frasi rivelatrici sul tono del film come:

- What kind of alien would invade some council estate in South London?
- One who's looking for a fight

oppure

- We have to call the police
- You’d Be Better Off Calling the Ghostbusters, Luv

Buona visione.

 

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One to Watch: Spencer Susser

by Federico Gironi 3. marzo 2011 13:17

Ora.
Ti pare che c'è un film con due degli attori del momento, uno dei quali anche premiato con l'Oscar, e non se ne sa nulla?

Eppure è così. C'è un film che nel cast ha Natalie Portman e Joseph Gordon-Levitt. Un film che ha quasi già un paio d'anni. E non se ne parla in maniera ossessiva.
E allora ci penso io.

Il film in questione s'intitola Hesher.
Che è anche il nome del personaggio interpretato da Joseph Gordon-Levitt, quello di un metallaro ultranichilista e piromane che risolleva la vita ad un 13enne depresso perché orfano di madre e innamorato della garzona del drugstore locale (che poi è Natalie Portman).

Hesher  - per ora nel listino della Mikado - è stato scritto e diretto da un regista australiano americano, che si chiama Spencer Susser. Co-sceneggiatore è quel David Michôd che ha da poco esordito nel lungometraggio con Animal Kingdom.
Susser e Michôd si conoscono bene perché, coi fratelli Joel e Nash Edgerton erano l'anima del collettivo di filmmaker australiani chiamato Blue Tongue Films. Che ha prodotto tantissimi corti.

Vi ricordate che un po' di tempo fa in tv veniva trasmesso un canale che si chiamava Qoob? E che mandava video d'animazione, robe grafiche, cortometraggi di varia natura? Ecco. Moltissimi di quei corti, erano i corti firmati Blue Tongue Films.

Uno in particolare era proprio bello. S'intitolava I Love Sarah Jane, era una storia d'amore tra giovanissimi ambientata in un mondo suburbano post-apocalittico popolato da zombies. La protagonista era una certa Mia Wasikowska.

Ora quel corto - sull'onda di un revival revisionista degli zombie movies che qui è stato molto ben documentato - sta per diventare un lungo diretto dallo stesso Susser. Se ci sarà di nuovo la Wasikowska non lo so, ma mi sembra improbabile per becere questioni anagrafiche.

Staremo a vedere. Intanto, voi, dovete vedere questo:

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Un blog di Federico Gironi

“Its origin and purpose are still a total mystery.”


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