Oggi, superando le ritrosie in me provocate dal titolo, sono andato a vedere il nuovo film di Fausto Brizzi. Se Maschi contro femmine aveva rappresentato un fenomeno del botteghino, mi pareva giusto cercare di capirlo, guardando almeno la seconda parte di questo dittico dedicato alla “guerra dei sessi” in chiave nostrana.
Ora.
Non voglio recensire il film. Poco m’importa qui valutare se e quanto Femmine contro maschi faccia ridere (o meno), sia girato bene o meno, sia recitato bene o meno. Sono certo andrà benissimo al botteghino e avrà numerosissimi estimatori.
Quel che vorrei sapere è se Fausto Brizzi pensa di aver fatto un ritratto accurato e critico dell’Italia, delle italiane e degli italiani dei nostri giorni, o se le sue erano semplicemente intenzioni fantastiche e parodistiche, a scopo puramente ludico.
Nel primo caso, vorrei sapere come mai nel film non c’è traccia di quella vena caustica e critica che, dal neorealismo alla commedia all’italiana, ha caratterizzato gli sguardi mai unicamente indulgenti dei registi che hanno voluto ridere della realtà sociale e culturale che si viveva in casa nostra. Che, quindi, i piccoli e grandi difetti dei personaggi non siano minimamente stigmatizzati. Non penso di certo che Brizzi creda di essere Dino Risi, per carità; ma Poveri ma belli e Belle ma povere erano un’altra cosa, e raccontavano certe dinamiche in maniera tutt’altro che conservatrice.
Nel secondo, invece, vorrei sapere se Brizzi non ha mai sentito la responsabilità morale di proporre al suo pubblico, che già sulla carta si poteva prevedere molto ampio, un ritratto meno stereotipato e antiquato delle relazioni tra uomini e donne. Insomma, a certe cose ci pensa già la nostra attualità.
Davvero oggi in Italia non possiamo ragionare sulle relazioni tra i sessi prescindendo dall’enfatizzazione di luoghi comuni oramai fortunatamente obsoleti? Raccontare i nostri adulti senza ricorrere all’esaltazione tutta nostrana della Mamma che si teme, si ama, ci controlla e guida? Indottrinare le nuove generazioni all’insegna di schemi mentali che riguardano non tanto la nostra ma quelle precedenti?
Anche se lo si fa per “far ridere”. Non possiamo essere un paese migliore, più moderno? Almeno al cinema?
Insomma, io già quando vado al ristorante e vedo le tavolate con tutti i "lui" da una parte e le "lei" dall'altra mi deprimo. Dobbiamo proprio continuare a mettere i grembiulini rosa e quelli celesti anche ai nostri figli?