Eppur qualcosa si muove.
Almeno sembrerebbe, a giudicare dai decibel delle discussioni dal vivo e dai pixel di quelle in rete, ma anche da questo articolo, con un lancio addirittura in prima pagina, su Repubblica di oggi. La stampa generalista sta prendendo atto di quanto da tempo diciamo un po' tutti: mostrare in sala film in lingua originale non è un dovere morale o un servizio alla cittadinanza o amenità del genere, ma un investimento sensato, una nicchia promettente e che attualmente rischia di dover aspettare il dvd (o la pay) per vedere il film in originale o peggio, specie per i film usciti da tempo in USA, affidarsi alla pirateria. Probabilmente il periodo di crisi degli ultimi mesi sta finalmente rendendo chiaro come il pubblico di riferimento per il cinema, così come da tempo per la televisione, è sempre più diversificato e anche quelle che un tempo sarebbero state ritenute nicchie di poco valore sono ora terreni vergini fondamentali. Basta vedere gli incassi del fine settimana. Film come Django Unchained e Lincoln stanno andando molto bene nelle copie sottotitolate.

Del resto, basta fare un salto nel fine settimana al cinema Nuovo Olimpia di Roma, dopo la chiusura del Metropolitan unica sala interamente VO di Roma. Code, sale piene e difficoltà ad entrare, che sia programmato Django Unchained o La migliore offerta. Il motivo per cui si parla molto in questi giorni del "problema" doppiaggio è perché siamo in periodo Oscar e stanno uscendo i film più interessanti della stagione, rendendo molti più sensibili al problema. Una cosa è non rendere giustizia ad Adam Sandler (tra l'altro anche su questo ci sarebbe da dire) un'altra è non poter apprezzare in pieno Daniel Day Lewis e il suo lavoro straordinario. Non ce ne voglia Pierfrancesco Favino, volenteroso fin che si vuole, ma incapace di rendere a pieno quella interpretazione, cosa che nessuno avrebbe potuto fare. Particolarmente curioso, tra l'altro, che Spielberg (con Day Lewis e Field), attento a chiunque lo intervistasse e scrupoloso nel seguire ogni tappa del suo tour, sia venuto a Roma a presentare il film accettando che venisse presentato alla stampa in italiano.
La pirateria ha svolto una funzione in questi anni, piaccia o meno: ha abituato tante persone a vedere film e serie tv in originale.
Soprattutto i ragazzi ormai sono sempre più insofferenti verso il doppiaggio, che oltretutto è scaduto sempre più. Allora a maggior ragione proporre anche per il cinema (come già accade con Sky) film in originale sottotitolati ha sempre più senso. Questo senza parlare dei tantissimi stranieri che vivono o vengono in vacanza nelle nostre città.
Una volta c'era anche un problema di costi, bisognava stampare copie in pellicola, ora basta usare i sottotitoli che serviranno per l'home video e inserire il file di testo nel DCP che viene mandato alle sale. Tutte le copie hanno già la traccia originale, basta flaggare una casella ed ecco apparire i sottotitoli. Semplice come a casa.
Sarà la volta buona? Si riuscirà a capire che un pungo di copie in originale non danneggiano il film, ma invece possono consolidare un pubblico nuovo, attento e come tale fedele? Nessuno chiede di abolire il doppiaggio, ma solo di offrire la possibilità di scelta, come accade praticamente in tutto il resto d'Europa e del mondo e come il mercato chiede.